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L’Iran provoca Israele con l’arma nucleare.

Qualche giorno fa, l’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), ha messo in allerta tutto il mondo occidentale rendendo pubblico un rapporto sull’Iran: ” Teheran ha lavorato su ordigno nucleare”. Secondo il rapporto, l’Iran starebbe lavorando su una testata nucleare da applicare  sui missili Shahab-3. Israele è in allerta ma non ha ancora deciso sul da farsi, anche se alcune voci farebbero pensare ad un’ attacco israeliano entro Natale. Diplomazia o attacco militare? Il problema più rilevante è che non si è sicuri che l’Iran abbia già a disposizione l’arma nucleare o a che punto sia con la sperimentazione, perchè fino ad ora ufficialmente l’Iran ha smentito tutto.  Le prove fornite dall’AIEA dicono che negli ultimi 20 anni l’Iran ha lavorato sistematicamente per ottenere le conoscenze, il materiale e l’equipaggiamento necessario per fabbricare un’arma nucleare. Ma non ci sono prove che certifichino che l’arma nucleare sia già pronta.

Anche gli Stati Uniti sono convinti che l’Iran sia vicino alla realizzazione della bomba atomica e che intenda usarla come minaccia all’Occidente, soprattutto per alterare   gli equilibri del medio oriente con una minaccia concreta alla fornitura del petrolio in occidente. Gli Stati Uniti non vedono di buon occhio un’attacco all’Iran e anche le tre sorelle europee ( Germania, Francia, Gran Bretagna) puntano più a sanzioni diplomatiche. Il punto è che le sanzioni hanno bisogno del voto favorevole dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Stati Uniti, Francia e Regno Unito danno per scontato il loro si. Russia e Cina no. 

Alcune agenzie di stampa vicine al mondo arabo sostengono che forse il vero problema non è la ritrosia di paesi come Cina, Russia e India ad imporre sanzioni all’Iran, ma la bellicosità di alcuni americani e israeliani suscitata da una minaccia che è ancora, in definitiva, evanescente. Eppure è chiaro a tutti che ulteriori sanzioni al Consiglio di sicurezza dell’ONU non decolleranno – perché, sotto un certo profilo, non è rimasto più molto da sanzionare, ed è altamente improbabile che Russia e Cina, membri con il diritto di veto, permettano l’approvazione di misure più dure. Entrambi i paesi tengono in gran conto i loro legami con Teheran. Questa è una realtà che molti falchi e politici a Washington, in particolare quelli convinti della fondamentale minaccia dell’Iran, trovano difficile da digerire. Cina e India (quest’ultima è un membro non permanente del Consiglio di sicurezza attuale) dipendono considerevolmente dal petrolio iraniano, e sarebbe sciocco pretendere di sconvolgere questo rapporto.

Cosa farà ora Israele? L’Occidente riuscirà a frenare un conflitto che ormai risulta quasi inevitabile ma che porterebbe delle conseguenze imprevedibili a livello internazionale?

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