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Occupy Wall Street: un movimento reale contro la viurtualità della finanza

Dal 17 Settembre scorso, Liberty Plaza e Zuccotti Park, le aree adiacenti alla sede della borsa di Wall Street  a New York, sono state teatro di una rivolta partita dal basso, una sorta di “Yes We Can” partito dalla base elettorale contro chi aveva usato questo motto solo per propaganda politica, che non si è trasformata in nulla di concreto. Nel 2008 sembrava fosse iniziata una nuova era per l’America, Barak Obama sembrava l’uomo del futuro, un nuovo Kennedy. Ma nel corso di questi tre anni poco è cambiato e l’oligarchia finanziaria americana è rimasta incontrastata. Il mondo virtuale della finanza che brucia miglioni di dollari al giorno, ha distrutto l’economia reale, tradotta in termini comuni significa che la gente non ce la fa più a vivere. La rivolta della realtà contro il mondo finanziario è iniziata.

L’appello all’occupazione era stato lanciato dagli attivisti no-global Adbusters, subito accolto da tantissime persone comuni, l’appello si è trasformato in un movimento chiamato Occupy Wall Street. Come ogni movimento, è molto disordinato, privo di un’agenda politica comune, che inizialmnte è sceso in piazza con manifesti fatti in casa e poster dipinti. Come dice una bolognese che vive a New York nel suo blog, inizialmente i manifestanti erano considerati un gruppo di sfaticati e di fricchettoni. Invece, l’occupazione, grazie anche al web e ai socialnetwork, è stata portata avanti ormai per un mese e mezzo, la gente ha qualcosa da dire, vuol far sentire la voce della realtà, la voce della strada, nonostante la dura repressione dei ‘cops’, i polizziotti newyorkesi. La manifestazione è sempre stata pacifica ma ha preso di mira, paralizzandolo, il cuore del pianeta:la Borsa di Wall Street. Tutto ciò che succede nel mondo è deciso lì, dal prezzo del cibo al valore del denaro ed è lì che la gente ha voluto far sentire la propria indignazione.

Da molti media, soprattutto europei, la manifestazione è stata paragonata a Woodstock e al campus di Berkley degli anni ’60, non cogliendo evidentemente la grossa differenza: in piazza non c’erano solo studenti, per la prima volta negli Usa c’è stato qulacosa di simile ad una rivoluzione sociale dal basso, non cappeggiata da studenti altoborghesi ma da gente comune proveniente da tutti gli strati della società. La protesta si è rivolta contro la cupidigia e la corruzione della finanza, la speculazione finanziaria ha corrotto la democrazia. I cittadini rivogliono la sovranità, dicono no al finanziamento della politica da parte delle corporation generatrici di corruzione ed affarismo, invocando l’avvento di un epoca di fortoi riforme sociali. Il problema negli Usa però non si può risolvere parzialmente, o tutto o niente, perchè è il sistema democartico americano che contiene in sè il seme della corruziuone da parte delle lobby. Per questo Obama non è riuscito a cambiare le cose, il sistema americano è chiuso e il potere è nelle mani della finanza.

Occupy Wall Street è un movimento di resistenza pacifico senza leader politici, costituito da persone di ogni colore, sesso e ideologia politica, sono il 99 % che si ribellano all’avidità e alla corruzione dell’1%. Questa è la loro forza. Facciamo parte di un mondo globale quindi anche questi fenomeni sono da leggere in un orizzonte globale aculturale. Abbiamo assistito infatti ad un effetto domino delle rivolte sociali, dalla primavera araba, agli indignados spagnoli, all’occupazione di Wall Street fino alle manifestazioni avvenuti in tutte le principali città europee (Londra, Atene, Roma in prima linea sono state le città più violente). Qualcosa deve cambiare e le rivolte sociali sono la spia d’allarme di ogni rivoluzione. La realtà deve aprire le porte di un mondo virtuale che esiste grazie (o per colpa?) di tutti noi, del nostro modo di vivere. Dobbiamo farci svegliare dalla realtà.

“Coloro che rendono impossibile una rivoluzione pacifica renderanno inevitabile una rivoluzione violenta” (J.F. Kennedy)

 

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