Italo Calvino, L’immaginazione come repertorio del potenziale (terza parte) Reviewed by Momizat on . Il vero problema non è tanto vedere la realtà, ma scriverla, perché essendo quest’ultima sfuggente e incerta, sarà difficile fissarla e renderla limitata e comp Il vero problema non è tanto vedere la realtà, ma scriverla, perché essendo quest’ultima sfuggente e incerta, sarà difficile fissarla e renderla limitata e comp Rating:
Home » Inserti » Italo Calvino, L’immaginazione come repertorio del potenziale (terza parte)

Italo Calvino, L’immaginazione come repertorio del potenziale (terza parte)

Questo è l’articolo 3 di 3 articoli dell’inserto Italo Calvino

Il vero problema non è tanto vedere la realtà, ma scriverla, perché essendo quest’ultima sfuggente e incerta, sarà difficile fissarla e renderla limitata e comprensibile in una forma scritta, sul foglio. Il fatto che la realtà sia ineffabile e impossibile da unificare in un unico punto di vista porta Calvino alla conclusione che non ne esista soltanto una, ma che ve ne siano diversi livelli, e uno di questi è la scrittura stessa, così come l’autore ci dice nel saggio La penna in prima persona: l’oggetto della scrittura e dell’arte in generale non è il mondo così come ci appare, ma è la scrittura/arte stessa.

Dei riferimenti a questa concezione della scrittura sono presenti anche nei libri Il barone rampante, dove viene paragonata la scrittura di Biagio all’evanescente foresta di Ombrosa, e Il cavaliere inesistente, dove suor Teodora con la sua scrittura definisce i limiti del mondo e determina le avventure dei personaggi mediante le infinite combinazioni che può produrre. La scrittura, conclude Calvino, è partecipe del moto del mondo e questo ci viene spiegato con l’esempio della teoria di Galileo: non ci accorgiamo della rotazione della Terra per il fatto che noi stessi siamo partecipi del suo moto rotatorio.

La visione indiretta

Dunque abbiamo detto che secondo Calvino l’uomo tende a fallire nel suo scopo, non riesce cioè a capire la realtà, vincolato nelle percezioni da sé stesso. Ma allora non c’è una via d’ uscita? Nella lezione sulla “Leggerezza” (Lezioni Americane) Calvino ci parla dell’arma più potente che l’artista possa utilizzare per spiegare il mondo: la visione indiretta. L’autore, citando Ovidio, ci racconta il mito di Perseo, eroe della leggerezza, che sconfigge Medusa con l’aiuto di uno specchio/scudo, utilizzando quindi una visione non diretta, ma che lo rende vincente. Quest’immagine è una metafora che Calvino utilizza per descrivere il suo conflitto fra la realtà e l’idea di letteratura che dovrebbe esprimerla, che dovrebbe cioè trasformare il mondo non scritto in mondo scritto.

La visione indiretta è dunque un’allegoria del rapporto tra il poeta e il mondo ed è una possibile soluzione all’incomprensibilità del reale: la chiave di volta è quindi l’allontanamento dalla visione antropocentrica innata nell’uomo e la successiva ricerca di un punto di vista che non sia interno al soggetto ma parta dall’esterno, dal mondo stesso, per avere una visione che sia più oggettiva possibile, che ci restituisca seppur in modo indiretto una parvenza di verità.

(Continua…)

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 5.0/5 (3 votes cast)

Italo Calvino, L’immaginazione come repertorio del potenziale (terza parte), 5.0 out of 5 based on 3 ratings

Lascia un Commento

*

© 2012 il Ritaglio.it - Il Ritaglio è un blog ad indirizzo giornalistico e pertanto non è una testata registrata. |

Torna su