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Storia di Cosa Nostra, dalla genesi alla trattativa proibita

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« La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni ».

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Sono parole pesanti come macigni. Appartengono al personaggio che mi permette di iniziare (dalla fine o quasi) questo percorso travagliato, ma di sicuro affascinante, circa la genesi e l’evoluzione di quella mafia italiana che fino a pochi anni fa deteneva il maggior potere e più devastava il nostro Stato unitario, cresciuto insieme ad essa, tra scelte nette a riguardo ed altre piene di contraddizioni. Sia chiaro; la mafia siciliana, che da ora chiameremo Cosa Nostra, non ha per nulla esaurito il suo corso. Era e rimane un cancro da estirpare con decisione e seguendo, il più possibile, le sagge parole che introducono questa piccola grande storia. Tuttavia accanto ad essa l’organizzazione criminale calabrese (la ‘Ndrangheta) e quella campano-napoletana (la Camorra) hanno acquisito sempre maggiore importanza, oscurando in qualche modo la loro terribile sorella maggiore, la prima che ha raggiunto la maggiore età in tema di rapporti con il potere statale e con l’economia nazionale e internazionale.

Giovanni Falcone, che ispira questa introduzione con la sua illuminante riflessione, viene assassinato da Cosa Nostra il 23 maggio 1992, insieme alla moglie Francesca Morvillo e alla scorta, composta dai giovani agenti Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Il tratto di autostrada che lega l’aeroporto di Punta Raisi (oggi aeroporto ‘Falcone e Borsellino’) a Palermo, vicino allo svincolo di Capaci, esplode all’improvviso alle 17:58, divelto spettacolarmente da 500 kg di tritolo. A premere il pulsante che scatenerà la tempesta mediatica, giudiziaria e politica di li a poche ore è l’attuale pentito Giovanni Brusca, aiutato da un chiaro quanto semplice punto di riferimento posto sul luogo della strage: un frigorifero bianco ai lati della A29, capolinea metaforico della poderosa opera antimafia del magistrato siciliano.

La decisione di partire dalla figura di Falcone risponde ad una logica precisa. E’quella di delineare la storia di un’organizzazione criminale potentissima incoraggiando i lettori con l’esempio di chi, più di tutti, ha contribuito a gettare luce sulla struttura, sugli atteggiamenti e sulla ‘morale’ che sorreggono l’attività più che decennale di Cosa Nostra. Falcone e il suo celebre pool antimafia hanno delineato e diffuso lo scheletro organizzativo che ha consentito a Cosa Nostra di raggiungere traguardi troppo ambiziosi per qualunque altra associazione criminale. Per questo il magistrato assassinato 19 anni orsono rappresenta un punto di svolta nella lotta alle mafie. La sua attività, i suoi traguardi giudiziari e le sue intuizioni legislative e morali hanno rappresentato, per chi si impegna nell’ostacolare la crescita delle mafie, un punto di riferimento, un precedente monumentale, che neppure l’omertà e le controriforme della parte meno sana delle istituzioni sono riuscite ad offuscare del tutto.

E’questa edificante consapevolezza, ossia l’intrinseca natura ciclica del sistema mafioso, che avuto un inizio avrà anche una fine, che ci consente di guardare alle storie di mafia con un occhio diverso dal solito. Alla paura possiamo adesso affiancare la speranza, che in contesti come questi si accompagna a concetti più precisi. Tra questi la parola, il racconto. Parlare di mafia è combattere la mafia stessa. Illuminare i meccanismi oscuri del suo agire equivale a tartassare la sua fondamenta primordiale: l’omertà.

Nel ricordo di Giovanni Falcone e della sua fatica quotidiana è possibile iniziare con coraggio questo difficile tentativo storico-giornalistico.

La nascita e la crescita di Cosa Nostra ci accompagneranno di martedì in martedi, in una escalation di omicidi, collusioni e sporchi affari che riavvolgono la storia dell’Italia unita, dal primo processo di mafia all’intricata questione attuale del pentitismo e della disarmante trattativa fra Stato e Mafia, ipotizzata da più di un magistrato.

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