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Agnese Moro, per non dimenticare (l’uomo) Aldo

Agnese Moro, figlia dell’ex presidente del Consiglio Aldo Moro, si concede ad un’intervista prima di un intervento all’Università di Verona dal titolo “Il cammino complesso verso la verità” tenuto il 19 novembre (vedi articolo di cronaca).

Vede nel futuro una possibile ripercussione degli “Anni di Piombo”?
No, mi sembra che sia tutto completamente diverso da allora. C’è una possibilità di un ritorno della violenza certo, ma è un fenomeno diverso.

La pressione dei mass-media può aver intaccato la figura di suo padre, rendendolo solo una “vittima” del terrorismo, o potrebbe aver evitato che la sua memoria vada persa nelle generazioni future?
Penso più la prima possibilità, per lui come per tutti gli altri. Esiste un processo per cui tutti i morti negli “anni di piombo” diventano soltanto delle vittime o dei simboli, ma in tutto ciò si colloca il grande lavoro dei familiari per far ritornare invece le persone. Queste furono persone prima di tutto, morte non per caso bensì per la loro vita. Se non capiamo bene chi erano queste persone, non capiremo mai il terrorismo. Diciamo che c’è ancora molto lavoro da fare per avere una verità su quegli anni, che ha notevoli dimensioni (giuridica, politica, storica), tra cui quella umana e sociale che non deve essere trascurata.

Dopo il Convegno di Todi, i cattolici reclamano un posto nella politica italiana. Pensa che il fenomeno DC si possa rivivere?
Secondo me è un fenomeno passato. Per tantissimi motivi, perchè per fare una cosa del genere, che ha comunque avuto anche momenti di debolezza al suo interno, occorrono delle personalità molto importanti, delle grandi anime. De Gasperi è stata ad esempio una grandissima persona che ha sacrificato totalmente la propria vita per concepire la DC, come partito libero in cui tutti i cristiani potessero esprimere le loro speranze. Penso sia irripetibile.

Ma quindi Lei non vede grandi personalità come i padri della DC attualmente?
E tu li vedi? (ride,ndr) Io al momento no. Però sono convinta che il ruolo di chi è cristiano sia riconducibile al di fuori di un partito. La DC è sempre stata vista da molti come un partito cristiano, e non come un partito di cristiani che è ben diverso. Partito cristiano significa avere dei valori che vengono “buttati” sul mondo con lo scopo di rifarlo completamente. Partito di cristiani significa persone che si assumono la responsabilità delle proprie azioni con l’utilizzo di un bagaglio culturale e di valori molto importanti, che non vuol dire imporre il proprio “disegno” al mondo.

Quindi la Chiesa deve stare “all’esterno” degli affari politici?
Se per la Chiesa intendi la gerarchia ecclesiastica, senza dubbio. Sono i laici che si prendono le proprie responsabilità, la Chiesa si deve occupare di questioni universali.

A 30 anni Aldo Moro era già vice-presidente della DC. Oggi la vita politica per i giovani è un sogno o una possibilità concreta?
E’ una possibilità che andrebbe percorsa con molta decisione, ma non è mai stata una strada facile per i giovani. Mi ricordo che mio padre era molto inquieto nei confronti del suo partito che a volte escludeva i giovani, perchè portano cose nuove. E’ chiaro che la politica mette delle barriere per i giovani, ma siamo abituati a pensare che arriverà qualcuno che ci salverà. Ci siamo disabituati a pensare che tutto dipende da ognuno di noi. Nei giovani è molto forte questo sentimento, quindi la fiducia nel singolo individuo è venuta a mancare. Voi potete essere il cambiamento.

Il terrorismo, rappresentato in Italia dalle BR, può derivare da un sentimento di delusione diffusosi dopo il movimento del ’68?
Qui c’è una dimensione importante, cioè quella delle storie di coloro che sono stati protagonisti di queste vicende. Indubbiamente penso che venga molto prima del ’68, da una non accettazione della vita democratica come via da percorrere per arrivare alla vera giustizia. Su ciò si crea l’idea che tutto sia finito e distrutto. Poi si prendono le armi, unica via rimasta in piedi. C’è anche una parte di disillusione, ma di fondo c’è una non accettazione della democrazia e il credere che la violenza possa cambiare le cose.

Come ha vissuto da figlia la morte di un uomo che, prima di tutto, è stato un padre?
Per noi nostro padre era quasi tutto, una persona piena di affetto, non opprimente, gentile. Ha avuto fiducia in ognuno di noi vedendo le nostre potenzialità in noi ragazzi diciamo “squinternati”. Vedeva il buono in ciascuno. Perdere una persona così è molto triste.

Il ricordo più bello con suo padre?
Quando mi teneva la mano la sera da piccola e non me la mollava finchè non mi addormentavo. Ed è una mano che ancora oggi mi segue.

Che rapporto ha con il suo cognome e con l’eredità del padre?
Tutta la nostra vita è stata molto condizionata dal fatto che papà facesse politica. Ma tutti sostenevano questo suo sforzo di fare qualcosa di buono. Lui metteva sempre l’Italia e gli Italiani prima di tutto. Per esempio, non siamo mai andati in vacanza all’estero, perchè in Italia c’e tutto. Tutta la vita era orientata a questo impegno, ed avere il cognome “Moro” è una grande responsabilità per quello che ha saputo comunicare a noi.

Aldo Moro ultimo statista italiano: è d’accordo?
E’ stato sicuramente uno statista perchè ha messo il bene del paese al di sopra di tutto, ma penso a lui come ad un appassionato democratico della nostra democrazia italiana, che è particolare perchè non vuole “buttare via” nessuno, crede nel potere dei cittadini e ha fiducia in loro. Per questo è stata una perdita grandissima.

Gianfranco Bonomini

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