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Carlo Rizzi, direttore d’orchestra

Carlo Rizzi

Carlo Rizzi

Carlo Rizzi, milanese di nascita, è un direttore d’orchestra di rilievo internazionale. Svolge un’intensa attività concertistica sia in ambito sinfonico che operistico riscuotendo ovunque successo di critica e di pubblico. Ha diretto nei più grandi teatri del mondo come il Metropolitan di New York, la Scala di Milano, il Covent Garden a Londra e nella stagione areniana del 2011 dirige La Traviata nel nuovo allestimento del regista Hugo de Ana. La Traviata è una delle tre opere verdiane – insieme all’Aida e al Nabucco – messe in cartellone nell’89° festival Arena di Verona 2011. L’Arena offre uno spettacolo unico nel suo genere, grazie ad una cornice di pubblico ed una coreografia eccezionale che ben supportano la musica ed i suoi interpreti.

Maestro, la sua registrazione del 2006 della Deutsche Grammophon, con i Wiener Philharmoniker e cantanti internazionali quali A. Netrebko, R. Villanzon e T. Hampson è una pietra miliare tra le registrazione della Traviata: cosa rappresenta per lei questa opera?

La Traviata è un’opera a me molto cara, è stata la prima opera che ho diretto. Nel corso della mia lunga carriera non mi ha mai abbandonato, è stata un’opera che mi ha sempre seguito accompagnandomi con la sua musica. Alla fatidica domanda “quale opera salverebbe da un’ipotetica distruzione se fosse costretto a scegliere tra le tante che ha diretto” risponderei sicuramente La Traviata, insieme a La bohème di Puccini.

Lei ha diretto nei più grandi teatri del mondo: cosa significa dirigere all’Arena?

Ho avuto l’occasione di lavorare con grandi orchestre nei più grandi e prestigiosi teatri del mondo, però dirigere all’Arena significa soprattutto sentire il calore del pubblico che ti è vicino. Si crea un feeling particolare con gli spettatori che in altri luoghi è più difficile creare: vivono con te l’opera! Il palco all’aperto è affascinante ed è una bella sfida trovare il giusto equilibrio acustico tra orchestra e cantanti.

Un’ultima domanda. Lei rappresenta una delle più importanti figure nel campo della direzione italiana ed internazionale: cosa consiglia ai giovani direttori che vogliono seguire le sue orme?

Sicuramente il consiglio più utile è: studiare, studiare, studiare e ancora studiare! Poi per farsi conoscere esistono vari metodi: diventare assistenti di un direttore, fare concorsi come nel mio caso (vincitore del concorso “A. Toscanini” nel 1985 ndr). L’importante per un direttore è sapere cosa si vuole. Non dico che bisogna essere migliori degli orchestrali quando si sale sul podio, ma sicuramente essere consapevoli di ciò che si vuole dire e raggiungere attraverso questo magnifico strumento qual è la musica.

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