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Cade la fisica: i neutrini superano la velocità della luce

Mentre gli occhi di tutta la comunità scientifica sono puntati sull’LHC, un enorme tunnel di 27 chilometri, che potrebbe far individuare la particella responsabile della massa, a sconvolgere gli scienziati e le leggi della fisica sono i risultati di un altro esperimento del CERN, realizzato con la collaborazione dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso: i neutrini viaggiano ad una velocità superiore a quella della luce.

Il neutrino è la particella più elusiva con cui l’uomo sia mai venuto a contatto: privi di carica elettrica, velocissimi e di massa ancora sconosciuta, possono attraversare indisturbati molti strati di materia, tanto che, ogni secondo, miliardi di essi attraversano il nostro corpo, e sono uno di essi, ogni anno, interagisce con esso. L’esistenza dei neutrini fu ipotizzata dal grande fisico austriaco Wolfang Pauli, che, nel 1930, studiando il decadimento radioattivo di alcuni nuclei, intuì che durante il processo avrebbe dovuto prodursi una particella neutra di massa molto piccola. Essi prendono il nome da Enrico Fermi, che li studiò all’Università di Roma nel 1934 mentre la prima osservazione diretta risale invece al 1956, anno in cui furono catturati degli antineutrini prodotti da un reattore nucleare statunitense.

I neutrini hanno infatti diverse origini: possono provenire dall’interno della Terra, dove sono emessi da minerali che contengono elementi radioattivi; dall’atmosfera terrestre, prodotti dai raggi cosmici, ovvero particelle cariche in arrivo dallo spazio; dal Sole e dalle altre stelle, effetto delle violente reazioni termonucleari che si realizzano nel nucleo; dall’esplosione di supernovae, cioè quando una stella massiccia termina la sua vita; o ancora, si ritiene che molti di essi siano nati con il big bang. L’uomo è in grado di produrne con gli acceleratori di particelle o le reazioni nucleari.

Data la loro evasività, si tratta di particelle molto difficili da studiare. Per farlo, sarebbe necessario costruire uno strumento di rilevazione molto grande, in modo di aumentare le possibilità di interazione dei neutrini, e porlo in una zona, ad esempio all’interno di una montagna, nella quale solo i neutrini possano giungere (le altre particelle sarebbero bloccate dalla consistente quantità di materia).

E proprio questo è stato fatto con l’esperimento CNGS (Cern Neutrino to Gran Sasso), frutto della collaborazione tra 170 scienziati di 12 diverse nazionalità. Come dice il nome, si tratta di uno studio che prevede il lancio di neutrini da Ginevra al monte più alto dell’Abruzzo.

 

Il “ricevitore” di tale esperimento è OPERA, un rilevatore situato all’interno del Gran Sasso che ha il compito di catturare i neutrini di un fascio sparato dal CERN di Ginevra, da circa 730 chilometridi distanza (i neutrini non seguono la curvatura della Terra, ma la attraversano). Per farle ciò, OPERA è munito di un enorme “cuore” formato da 150000 “mattoni” formati da un’alternanza di lastre di piombo e di speciali pellicole fotografiche.

L’esperimento divenne operativo dal 2006 e cominciò a dare i primi risultati dal 2010, ma è di questa notte la notizia della scoperta più importante compiuta da esso: i neutrini sparati da Ginevra hanno percorso i 730 chilometri in 2,4 millisecondi, ovvero con un tempo minore di 60 millisecondi di quello della luce. Il risultato, totalmente inaspettato, anche perché i neutrini, a differenza dei fotoni, hanno una massa, apre le porte ad una nuova concezione della fisica e determina forse la caduta del modello einsteiniano, in particolare della teoria della relatività speciale.

I risultati ufficiali saranno presentati oggi pomeriggio, ma la comunità scientifica invita a non farsi prendere dall’entusiasmo: nonostante si siano prese tutte le precauzioni possibili (sono stati perfino tenuti in considerazione gli effetti del terremoto che ha colpito l’Abruzzo nel 2009) e siano stati utilizzati i più sofisticati strumenti di misura (l’incertezza sui 730 chilometri è di solo 20 centimetri) alcuni scienziati ritengono che sia opportuno approfondire le ricerche e cercare una spiegazione più semplice.

O, come ha dichiarato Dario Autiero, responsabile dell’analisi delle misure, la prudenza raccomandata non deriva da dubbi sui risultati, ma dal fatto che, per la portata della scoperta, sarà necessario “verificare con un sistema completamente diverso”.

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Commenti (1)

  • Leonardo Rubino

    Buongiorno,

    quella notizia sui neutrini superluminali non andava neanche proposta dalla scienza ufficiale. Chi ha acquisito, con passione, anche solo qualche rudimento di relatività e di elettromagnetismo, deve subito prendere le distanze e pensare all’errore. Infatti, di errore si trattò.
    Io le distanze le presi subito, sui blogs.

    Accettare oggetti più veloci di c=299.792,458 km/s e accettare di far cadere l’elettromagnetismo (che, tra parentesi, sta invece facendo funzionare i nostri PC anche ora) sono concetti equivalenti.

    Un fisico deve saperlo.

    A tal proposito, leggi la mia opinione, completa di semplici giustificazioni matematiche e fisiche, al link:

    http://www.scribd.com/doc/99445788/Anything-but-Superluminal-Neutrinos-and-Divine-Bosons

    Grazie per l’attenzione.

    Cordialità.

    Saluti.

    Leonardo Rubino.
    leonrubino@yahoo.it

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