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Chi raccoglierà l’eredità di Steve Jobs?

Steve Jobs

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Poco più di due mesi fa scompariva Steve Jobs, fondatore della Apple e compianto genio informatico. E subito tutti ad elencare, come se fosse una banalissima lista della spesa, tutte le sue invenzioni che hanno cambiato profondamente il modo di vivere. Ma la vera domanda che agita le notti dei più esperti fruitori di apparecchi elettronici (non come il sottoscritto) è però un’altra: capitera mai un altro “Dio in terra” come Jobs? Evidentemente no. “Non ci sarà mai più uno come lui”, tuonava il suo successore alla Apple Tim Cook. Ma esistono tanti altri geni ed esperti che si muovono più o meno nell’ombra e sono pronti a rivoluzionare il nostro modo di vivere. Senza parlare dei vari Zuckenberg (Facebook), Wales (Wikipedia), Breitkreuz (Emule) o Rubin (Android), perchè quelli il mondo l’hanno già pesantemente cambiato. Tanti uomini, donne, blogger, semplici studenti con idee a dir poco rivoluzionarie pronti ad invadere il mercato. L’eredità di Jobs nel mondo dell’informatica è dunque combattuta.
I favoriti sono Jonathan Ive e Jeff Bezos. Il primo è il famosissimo designer della Apple, colui che ha ridisegnato gli schermi PC e che ha dato colore e forma alle idee del genio Steve. Stile molto stravagante, jeans e t-shirt nonostante un conto in banca da casa alle Barbados e chalet a Cortina, ma grande intuito e fantasia. Lui è il vero prosecutore delle idee di Jobs, il famoso cassetto pieno di progetti lasciati dal maestro all’allievo (senza nulla togliere a Tim Cook). Il secondo invece è il manager della Amazon, con sede a Seattle, e ha il merito di aver lanciato il nuovo tablet “Kindle Fire”. Apparentemente è un normalissimo iPad, ma costa meno della metà pur avendo un sistema Android, schermo a colori e collegamento WiFi. Come spiegare il prezzo così basso? “Kindle Fire” ha pochissima memoria (solo 8 gigabyte), perchè è un semplice portale d’ingresso per scaricare materiale digitale (sempre a basso costo) e salvarlo sul cloud diretto della Amazon, dispositivo ideato sempre da Jobs che permette di contenere ciò che si vuole su una piattaforma virtuale e non su un semplice hard disk.
Ma gli altri visionari non stanno a guardare. Jack Dorsey, il padre di Twitter, ha fondato una nuova società (SquareUp) che distribuisce gratuitamente a chi ne fa richiesta un semplicissimo quadratino bianco da collegare allo smartphone che permette di abolire il denaro contante ricevendo i pagamenti con carta di credito comodamente sul cellulare. Oppure Henri Seydoux, leader della Parrot (Parigi), che ha ideato Asteroid, autoradio polifunzionale che si accende e lavora (anche in web) dietro un semplice comando vocale immediato.
Per non farsi mancare niente, nella speciale classifica dei nuovi geniacci entrano anche un italiano e un orientale. Il primo è l’ingegner Riccardo Signorelli, inventore di una batteria per aumentare l’autonomia delle auto ibride per pensionare la benzina e monitorata attentamente dal cabinet di Barack Obama (che finanzia gli studi del nostro “cervello in fuga”). Il secondo invece è Jack Ma, considerato il Jobs d’Asia (e probabile futuro offerente per Yahoo) e il fondatore di Alibaba, sito internet leader nell’e-commerce consistente in un gigantesco bazar in cui si vendono merci prodotte in Cina a prezzi, ovviamente, ribassati.
Ma il capitolo più allettante consiste nei giovani visionari, certamente non ricchi come Ive o Bezos, talvolta nemmeno esperti di informatica. E’ il caso di Andrew Mason, laureato in musica a Chicago, e del suo Groupon, sito nato nel 2009 con lo scopo di condividere lo shopping fra sconosciuti per strappare allettanti sconti e consigliarsi sui prezzi più bassi in circolazione. Poi altri geni, come Paul Wicks, fondatore di “Patients Like Me” in cui tutti i malati possono condividere il proprio male o essere consigliati, e Brett Martin, con il suo Sonar.me che trova le connessioni nascoste con persone sconosciute sulle base di gusti personali ed hobbies.
Sarà vero che uno come Steve Jobs non nascerà più, ma i geni non spariscono mai.

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