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I cellulari non provocano tumori

La lunga disputa tra cultori e oppositori del telefono cellulare vive un nuovo capitolo, forse decisivo. Uno studio danese durato 18 anni ha infatti concluso come non ci sia alcuna relazione tra la possibilità di contrarre un tumore e l’utilizzo del telefonino portatile.

Il telefono cellulare nasce nel 1973, ma inizia la sua grande diffusione solo dieci anni dopo. Dal primo modello prodotto in quell’anno, dal costo di 4000 dollari e dalle dimensioni certamente diverse rispetto a come lo conosciamo oggi, il cellulare ha conosciuto una popolarità sempre crescente, in tutto il mondo. Significativo a riguardo il fatto che dal 2009, in Italia, i minuti di chiamate da dispositivi mobili abbia superato quelli dei fissi. Tuttavia, assieme alla distribuzione del cellulare, sono aumentati anche i dubbi sui possibili rischi che questa tecnologia può causare.

Il telefono mobile funziona per mezzo di onde elettromagnetiche. Le onde che partono da un dispositivo vengono captate da delle antenne che possono coprire una superficie di circa 30 chilometri quadrati. La stessa antenna le invia poi all’apparecchio a cui sono destinate, che le traduce, nel caso delle chiamate, in suoni. In questo caso il cellulare funziona proprio come una radio.

La diffidenze legata ad una così gran presenza di onde in gioco ha preso forma in una serie di studi che hanno dato risultati controversi e che negli ultimi anni, con il cambiamento delle tecnologie in gioco, hanno inasprito la questione. Uno studio israeliano del 2008 aveva riconosciuto come l’utilizzo abituale del cellulare portasse ad un incremento del 50% del rischio di contrarre un tumore al cervello. All’inizio del 2011 un’analisi della IARC, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, aveva confermato queste supposizioni, riconoscendo un ruolo di primo piano alle onde che agiscono durante l’utilizzo del cellulare per la formazione di due tipi di tumore cerebrale, il glioma e il neuroma acustico. Successivi accertamenti avevano poi definito come il rischio fosse maggiore per chi abita in zone rurali, le quali, essendo più lontane dalle antenne che trasmettono il segnale, necessitano di un segnale più potente.

L’ultimo capitolo di queste ricerche è però di tutt’altro indirizzo: uno studio del Denmark’s Institute of Cancer Epidemiology, compiuto per 18 anni su 358403 persone, ha messo in evidenza come la percentuale di incidenza di tumori alla testa non sia superiore alla norma per coloro che utilizzano abitualmente il cellulare. Si tratta dello studio più approfondito mai compiuto in materia, ma che presenta ancora delle lacune: non sono stati infatti considerati né gli utenti aziendali, che utilizzano spesso il cellulare per lavoro, né i bambini, per i quali le onde elettromagnetiche dovrebbero avere un’influenza maggiore.

 

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