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I nobel incoronano le scoperte più importanti

Tempo di premi Nobel in quel di Stoccolma. In questi i primi ad essere premiati sono stati coloro che hanno operato in campo scientifico.

Il riconoscimento medico è andato a Bruce Beutler, Jules Hoffmann e Ralph Steinman per i loro studi sul sistema immunitario umano.

Il nostro corpo, per combattere gli organismi patogeni, utilizza due diverse modalità: la prima linea di difesa è rappresentata dal sistema immunitario innato, che agisce con un’infiammazione che distrugge gli invasori. Con i loro studi sui moscerini sulla frutta e sui topi, Hoffman e Beutler sono riusciti ad individuare il gene che permette di attivarsi a questa difesa. Se i corpi estranei superano questa barriera, si attiva l’immunità cosiddetta specifica, che produce cioè gli anticorpi, ovvero i linfociti, in grado di attaccare direttamente gli intrusi. Si tratta di una seconda difesa molto importante, che tra l’altro è in grado di memorizzare il nemico sconfitto per poter rispondere più velocemente nel caso in cui si ripresentasse. Affinché essa si attivi, e qui arriviamo alla scoperta di Steinman, è necessario che da alcune cellule, battezzate dendritiche e presenti nei tessuti a contatto con l’esterno, come pelle e polmoni, mandino un messaggio ai linfociti. Grazie a queste ricerche sono nate alcune tecniche sperimentali che, agendo in modo da stimolare le difese, permettono di combattere i tumori in maggior misura. Lo stesso Steinman ha testato su di sé queste cure, e con ottimi risultati: nonostante da ben quattro anni gli fosse stato diagnosticato un carcinoma al pancreas, spiega in un comunicato la Rockfeller University, presso la quale lavorava, “è riuscito ad allungare il decorso della malattia grazie all’immunoterapia basata sulle cellule dendritiche”. Non abbastanza, però: il 30 settembre, infatti, ha perso la sua lotta e non ha potuto ricevere il premio che vale una vita, ma che, per la prima volta, è stato confermato ad una persona post mortem.

 

Per quanto riguarda la fisica, il premio è andato a tre studiosi dello spazio, Saul Perlmutter, della Berkeley University of California, Adam Riess, della John Hopkins University di Baltimora, e Brian Schmidt, dell’Università di Canberra.

I tre sono stati premiati a riguardo di alcune ricerche, iniziate 15 anni fa, a proposito dell’espansione dell’universo. Per farlo, hanno operato nello stesso modo, cioè cercando di captare qualche segnale dalle supernove, che rappresentano lo stadio conclusivo di una stella con massa almeno otto volte superiore a quella del Sole, cioè una gigantesca esplosione. Raccogliendo i dati di oltre 50 di supernove di tipo 1a, la cui intensità è sempre uguale, e, paragonandoli alla loro distanza, hanno osservato come le stelle risultino meno luminose del previsto. L’unica, inaspettata spiegazione a cui entrambi i team, quello australiano e quello americano, sono giunti, indipendentemente l’uno dall’altro, è che l’universo si sta espandendo con accelerazione costante.

 

 

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