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L’anziana Signora e il Biscione malato

Anche la serie A più equilibrata e imprevedibile alla giornata numero 10 comincia ad assumere una fisionomia che, se non è definitiva, indica comunque ambizioni e ossatura delle diverse pretendenti. Le grandi pian piano impongono il loro valore e riassorbono le piccole, rendendo più famigliare la graduatoria. Ebbene, per il campionato 2011/2012 questo assioma si sta verificando solo in parte. Se è difficile sorprendersi più di tanto per la marcia da sballo dell’Udinese (chi l’ha seguita con attenzione nell’ultimo biennio poteva tranquillamente prevederla), i 14 punti del Catania e i 13 di Siena e Cagliari fanno spellare le mani. Montella ha saputo fare di una squadra talentuosa (marchiata Argentina) una ammazzagrandi (e non solo) di impronta solidissima. Quello che poteva sembrare un mese di inferno con le sfide improbe contro Inter, Juventus, Napoli e Fiorentina, per l’ambiente catanese si è rivelato essere il periodo più felice fin dai tempi della promozione in A di qualche anno or sono. 1-1 con l’attuale capolista, 2-1 ai campioni del mondo di Ranieri, 2-2 a Firenze nonostante la giornata si di Jovetic e 2-1 casalingo al Napoli europeo di Mazzarri (a Cavani rispondono Marchese e l’ottimo Bergessio), capovolto dalla furia siculo-americana che esplode ogni domenica  fra le mura del Massimino. Siena e Cagliari vincono e segnano tanto.

La squadra di Sannino combatte ad armi pari con tutti (lo 0-1 tirato subito dalla Juventus ne è la prova) e il Chievo in crisi di identità di Di Carlo fa la figura dell’agnellino di fronte alla furia dei bianconeri, capaci di sfruttare lo stato di grazia del giovane Destro e l’aiuto ispirato dell’esperto Calaiò. L’undici sardo conosce una prima batosta, anche se lo 0-3 inflitto dalla Lazio non deve influenzare troppo il giudizio complessivo del primo quarto di stagione dei cagliaritani. I biancocelesti sono squadra perlomeno da Champions e gli episodi dei novanta minuti non hanno sorriso agli uomini di Ficcadenti. Il Cagliari è formazione tostissima, che impressiona nonostante l’assenza di un centravanti da 20 gol. Questa mancanza fa sentire tutto il suo peso solo nelle sfide d’altissima classifica. La Lazio con Klose e compagnia non fallisce le buone occasioni che anche il Cagliari costruisce. Per di più quel Lulic che al debutto aveva tanto preoccupato con una prestazione da ‘vai col liscio’, si è già ricostruito una reputazione di tutto rispetto. 2 reti nelle ultime 2 e tanta sostanza.

A Siena e Cagliari, poi, non si può non aggiungere l’Atalanta. La classifica bergamasca mente spudoratamente recitando 9 punti. I lombardi ne hanno totalizzati ben 15 (sarebbe quinto posto appena dietro al Milan e davanti al Napoli), ma la penalizzazione che ha visto protagonista il capitano storico (Doni), costringe Colantuono a lottare in acque non tranquillissime. Il Bologna, anche grazie al rigore di Di Vaio (che termina il suo personale digiuno), aggiunge ulteriori pensieri agitati nelle notti del mister atalantino, ma lo stop al dall’Ara sembra solo un episodio.

Le medio-piccole illuminate tentano la scalata in direzione di una classe sociale più elevata e la grande che più ha incantato nell’ultimo lustro precipita rischiando lo schianto. Ranieri si è guadagnato negli anni l’etichetta di risolutore. Efficace condottiero nella salvezza del Parma, abilissimo uomo rimonta nella Roma postSpalletti, capace di impensierire l’Inter dei record. Moratti ha puntato su questa dote innegabile per tentare un nuovo decollo dopo la tempesta iniziale. La trasferta di Bologna e il cammino europeo sembravano dare ragione al presidente nerazzurro, ma la crisi interista è di quelle che non sono da sottovalutare. Salvando le prestazioni contro Juventus, Roma e persino Napoli, non si può però giustificare il misero punto raccolto in queste tre spettacolari sfide. 0-0 con i giallorossi, 0-3 bugiardo ma umiliante contro il Napoli e 1-2 nella partita che il tifoso interista non vorrebbe mai perdere. La Juve si comporta come l’Inter di mourinhiana memoria (con meno talento di base chiaramente): vince anche quando non gioca al meglio. Sono i nerazzurri, infatti, a costruire di più. Ma la Juventus quando punge lo fa con la convinzione della squadra sicura dei propri mezzi. Sembra quasi una lotta a viso aperto fra un Biscione malato e una anziana Signora armata di tutto punto. Per il rettile ormai vecchiotto non c’è via di scampo, il colpo di coda di Maicon è l’ultimo vano tentativo di rilanciarsi in tempo per non perdere il treno dei desideri. Vucinic e Marchisio (sempre più centrocampista di livello internazionale) calano il sipario su un periodo molto più nero che azzurro per la società milanese. Occorre ripartire, dal mercato invernale e dalle poche (e possibilmente giovani) certezze rimaste.

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Per una corazzata di Milano che sembra affondare ce ne è un’altra in piena ripresa. Quarto posto dopo un inizio negativo come quello dei cugini. Quattro vittorie consecutive in campionato dopo le due in Champions, tanti gol fatti e (unico neo) non pochi subiti. 3-0 al Palermo, 4-3 da leggenda al Lecce nel segno di Boateng, 4-1 al Parma nel segno di Nocerino e 3-2 alla Roma con il doppio timbro dal leader più rappresentativo, Ibrahimovic. In realtà, il vero ispiratore della spumeggiante sfida dell’Olimpico è l’unico ex in campo, Alberto Aquilani. Le sue consuete geometrie di pregevole fattura si alternano alla nuovissima abilità nell’interdizione, che ne fanno un centrocampista all’apice della maturità. Dopo tanti acciacchi e stagioni altalenanti, il raffinato regista/trequartista ex Roma ha trovato nel Milan la sua residenza più adatta. L’assist per l’1-0 aereo di Ibra è suo, così come quello geniale del 3-1 per lo stesso giocatore svedese. Palla sul limite destro dell’area romanista, finta di tiro e cross morbido sulla nuca giusta. Zlatan deve solo girare in porta il gol della presunta sicurezza. Il Milan, che aveva trovato con l’incornata di Nesta il nuovo vantaggio dopo la zuccata di Burdisso, a questo punto si specchia con l’orgoglio ritrovato. Cassano rileva un Robinho in chiaroscuro e ispira di fino. Nocerino torna realizzatore modesto sbagliando a porta vuota, Ibrahimovic cerca la tripletta con una semirovesciata aerea, ma ad arrivare è il punto della speranza giallorossa, dal piede destro del giocatore meno in salute dei ventidue in campo. Il cugino di quarto grado di Messi sembra molto più lontano dalla Pulce di quanto non dica l’albero genealogico. Dopo la sgroppata e il sinistro di Lamela (questo si un signor giocatore) Bojan Krcic si limita a respingere in rete la respinta di un Abbiati in lieve miglioramento (ma ancora troppo ansioso nelle uscite).

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La Roma non decolla ma non dispiace mai e il Milan mette nel mirino la Juve, confidando di sbarazzarsi al più presto di Udinese (1-0 al Palermo con il consueto sigillo d’autore di Antonio Di Natale) e Lazio, che lo precedono di un niente.

A chiudere il quadro di una giornata chiave nell’ottica stagionale, la vittoria della Fiorentina sul Genoa (Lazzari), il pareggio fra Lecce e Novara (1-1) e l’affermazione casalinga del Parma sul Cesena (2-0 e Giampaolo esonerato).

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