La casta dei viziati, calciatori o presidenti? Reviewed by Momizat on . Cavalcare l'onda dell'indignazione popolare è cosa buona e giusta. Ma ad una condizione. Conoscere nei particolari il movente della protesta. Basta soffermarsi Cavalcare l'onda dell'indignazione popolare è cosa buona e giusta. Ma ad una condizione. Conoscere nei particolari il movente della protesta. Basta soffermarsi Rating:
Home » Sport » Calcio » La casta dei viziati, calciatori o presidenti?

La casta dei viziati, calciatori o presidenti?

Cavalcare l’onda dell’indignazione popolare è cosa buona e giusta. Ma ad una condizione. Conoscere nei particolari il movente della protesta. Basta soffermarsi sull’etichetta mediatica che contraddistingue la vertenza Lega Calcio-calciatori per storcere il naso di fronte alla prima inesattezza (non è dato sapere quanto involontaria): ”sciopero dei calciatori”. Ebbene di sciopero non si tratta. Tutti sanno che scioperare significa in buona sostanza assentarsi dal lavoro per conquistarsi un diritto che si ritiene depauperato dal datore di lavoro o che si intende acquisire nell’immediato futuro. La giornata lavorativa dedicata alla protesta non viene recuperata e chi dirige i lavoratori indignati non è costretto a retribuirli per le ore sottratte alla produzione e dedicate alle manifestazioni. Niente di tutto ciò accade in questo spinoso caso. I calciatori non scendono in piazza (le avremmo viste davvero tutte altrimenti), non rinunciano al grasso stipendio neanche per un nanosecondo (sia mai!) e soprattutto non privano gli assatanati del pallone di nemmeno una giornata del calendario stagionale. Semplicemente posticipano la prima partita in programma a data da definirsi, in attesa di un accordo riguardo ad un contratto collettivo nazionale da stipulare con la Lega Calcio, che riunisce i Presidenti delle 20 società della massima serie nella figura rappresentativa del signor Beretta.

Tommasi e il vicepresidente della Federcalcio Albertini

Tommasi e il vicepresidente della Federcalcio Albertini

Già perchè a rivaleggiare a colpi di falsa informazione con i professionisti del pallone non c’è il popolo tartassato degli operai o del ceto medio, ma una casta altrettanto, o forse più, potente. Ed è bene chiarilo subito: sfruttando il potenziale demagogico derivato dalla crisi economica e dalla attualissima manovra finanziaria (sarebbe meglio dire manovre finanziarie in attesa di quella definitiva) i suddetti Presidenti hanno dipinto per noi lettori superficiali, un quadretto suggestivo, certo, ma tremendamente falso. Chi di voi conosce il reale motivo del contendere? Perchè all’improvviso nel ring mediatico che oppone Lega Calcio ad Assocalciatori (Aic) spunta la famosa tassa di solidarietà, impugnata dai Presidenti come arma di minaccia e di scherno nei confronti dei ‘viziati’ del prato verde? Sono domande che nascondono una verità che si voleva abilmente occultare nel tentativo di piegare l’Aic a firmare un accordo probabilmente ingiusto (ma il giudizio è tutto vostro), travolgendola con l’ondata di insulti e critiche che arrivano con estrema facilità da chi la crisi la paga sulla pelle. E allora questo quadretto della disinformazione ridipingiamolo noi raccontando la genesi e la deformazione del fenomeno che ci sta facendo odiare qualunque professionista del pallone che sentiamo nominare. Il campionato di serie A 2010 stentava a decollare esattamente come quello odierno ma iniziava regolarmente grazie ad un compromesso. Minaccia dell’Aic di non disputare la prima giornata di campionato in attesa di un contratto collettivo che regolasse diverse materie, ma accordo-ponte che rimandava l’intesa fra Lega e calciatori ai mesi successivi. Intesa che come noto ancora non è stata trovata e che questa volta ha portato i calciatori dalle minacce ai fatti. La prima giornata è saltata e le polemiche, sciolte ad arte dalle catene, hanno assalito l’Assocalciatori, capeggiata dall’ ex giocatore della Roma Damiano Tommasi. Al centro dei contrasti fra Lega e Aic giace l’articolo 7 del contratto collettivo, non condiviso dai calciatori, ma ritenuto tanto prezioso dai Presidenti (e vedremo perchè). L’articolo in questione così recita: “In ogni caso il calciatore ha il diritto di partecipare agli allenamenti e alla preparazione pre-campionato con la prima squadra salvo l’esclusione per motivi disciplinari”. Il problema sta nell’interpretazione piuttosto libertina che i Presidenti danno all’ultima parte dell’articolo (dal ‘salvo’ in poi) e che permette ad essi di emarginare un calciatore che non rientra più nei piani della squadra impedendogli di allenarsi con i compagni, mettendolo forzatamente a riposo nell’ottica (già sperimentata, su tutti i casi Pandev alla Lazio, e Amauri alla Juventus) di una guerra psicologica che spingerà, prima o poi, il calciatore indesiderato ad accettare un trasferimento in lidi meno ostili ma spesso anche meno gratificanti dal punto di vista professionale. Una vera e propria battaglia impari fra presidente e calciatore, combattuta lasciando da parte le garanzie teoricamente offerte al calciatore da un contratto di lavoro regolarmente depositato. Non siamo di fronte a presidenti sadici che si divertono a triturare le carriere dei loro giocatori per sconfiggere la noia. Il movente è, come al solito, economico. Il giocatore pagato alcuni milioni di euro all’anno e non più utilizzato dall’allenatore, che gli preferisce altri nomi, grava in ogni caso sulle casse societarie (sempre più spesso in difficoltà) e pagare un calciatore che non contribuisce alle fortune della tua squadra certo non conviene. Ciò che si imputa ai presidenti di Serie A è un usa e getta un pò troppo frequente e casuale dei professionisti del pallone, acquistati con gli onori della stampa e svenduti qualche mese dopo nell’anonimato. In mezzo un trattamento non proprio educato e civile che ha nel caso Lotito-Pandev il suo precedente più illustre. Tribuna e divieto di allenamento al giocatore macedone per un intero anno (si dice per un semplice capriccio dell’esuberante presidente laziale offeso da qualche dichiarazione del suo tesserato) e cessione a fine anno (che poi Pandev sia finito nell’Inter più vincente della storia è un fortunato caso dovuto alla caratura del giocatore). Su questo sfondo la Lega ha versato con astuzia tonnellate di falsità strumentali per indebolire il ‘sindacato’ presieduto da Tommasi. La chiave di volta nel braccio di ferro Lega-Aic è stata l’introduzione nella manovra economica del contributo di solidarietà per i redditi superiori ai 90.000 euro (poi venuta meno), che interessava ovviamente anche i calciatori. Manipolando per bene alcune dichiarazioni di Tommasi il più autorevole dei dirigenti di club, l’ad del Milan Adriano Galliani, ha fatto di tutta l’erba un fascio, dipingendo i calciatori come casta di privilegiati che non intendono versare la tassa in questione, pretendendo che a farlo siano le società di appartenenza. Se aggiungiamo a questa libera interpretazione i deliri dell’improvvisato ‘anticasta’ Calderoli e i titoloni a piena pagina dei più noti giornali nazionali (con particolare vigore di quelli berlusconiani, penosamente impegnati nel tentativo di distogliere l’attenzione dalle giravolte della manovra economica) ecco l’architettura completa di un affare oscuro e assai fuorviante. L’articolo 7, vero nodo della discordia, lasciato nell’oscurità e una finta quanto strumentale campagna di moralizzazione di calciatori brutti, sporchi e cattivi da parte della Lega Calcio propagandata a mezzo stampa per giorni e giorni. Ora, a pochi giorni da un nuovo accordo-ponte che prolunga lo stallo ma quantomeno permette al campionato di aprire i battenti e a prescindere dal merito dell’articolo 7, qualche domanda in più sull’altra casta, quella dei Presidenti, forse occorre farsela.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 5.0/5 (5 votes cast)

La casta dei viziati, calciatori o presidenti?, 5.0 out of 5 based on 5 ratings

Commenti (2)

  • Fabio

    Io non mi preoccuperei di fare da sindacalista ai paperoni di serie A, nel senso che l’art 7 è in parte il giusto contrappasso per le libertà che hanno i calciatori di forzare o meno una trattativa non voluta dal presidente e dalla società nel calciomercato..
    A parte ciò giusto sottolineare la montatura mediatica.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
    Rispondi
  • Simone Garilli

    si..infatti il pezzo è concentrato più che sul contenuto dell’articolo 7 sulla montatura mediatica della Lega Calcio..nel senso che anche se può apparire il giusto contrappasso i calciatori hanno il diritto di metterlo in discussione senza essere tacciati di avidità..

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 2 votes)
    Rispondi

Lascia un Commento

*

© 2012 il Ritaglio.it - Il Ritaglio è un blog ad indirizzo giornalistico e pertanto non è una testata registrata. |

Torna su