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Milan e Inter, è solo un brutto sogno?

Tutti noi abbiamo osservato con un certo stupore le difficoltà non preventivabili di Milan e Inter. Di fronte alla sorpresa la riflessione è stata all’incirca di questo genere: ”è questione di tempo, domenica la crisi finisce e riparte il confronto a due per il tricolore”. Ma il campionato italiano attuale ci consiglia di non dare per scontata questa fisiologica ripresa delle milanesi.

Il pareggio interno col l’Udinese non sblocca l’avvio impacciato e compassato dei rossoneri. Tanto tantissimo possesso palla fine a se stesso e poche verticalizzazioni degne di essere prese in considerazione. Una formazione ingolfata che preoccupa nel complesso e nei singoli. Tra quest’ultimi agghiacciante il calo di forma e di personalità di colui su cui la società ha puntato forte per dimenticare senza rimpianti il genio di Pirlo. Mark Van Bommel ha fatto innamorare il Meazza di S.Siro nel giro di 6 mesi. Sostanza e geometria ne hanno fatto il perno di centrocampo del Milan scudettato dello scorso anno. Vederlo arrancare senza idee e con scarsissimo coraggio nell’impostazione rende per questo molto perplessi. Al problema Van Bommel si aggiunge con prepotenza quello Pato. La situazione è da chiarire e subito. Un giocatore di 22 anni che colleziona 8 infortuni muscolari negli ultimi 2 anni fa pensare. C’è chi punta il dito contro la struttura MilanLab, colpevole di aver gonfiato di muscoli un giocatore che era arrivato a Milano 3 anni fa con molti chili in meno e tantà agilità in più. L’evoluzione-involuzione del Papero è sotto la lente di ingrandimento da tempo ma ha raggiunto ora un punto di non ritorno. La consacrazione definitiva, condita da un’affermazione di prestigio nella classifica cannonieri, tarda ad arrivare e la cartella clinica del numero 7 rossonero è la principale causa di questa sfasatura. Siamo di fronte a casi spinosi ma abbastanza circoscritti mentre la media punti da retrocessione delle prime tre giornate è forse imputabile ad una situazioni infortuni obiettivamente disarmante. Un intero reparto, quello offensivo, è fuori uso e la stella trascinatrice, l’Ibrahimovic unico titolare indiscusso di Mister Allegri, fa sentire quantomai la sua assenza. A centrocampo manca il ricambio utilissimo di Gattuso, l’esperienza da capitano di Ambrosini e anche i minuti densi di sostanza di Flamini.

Scuse che tali rimangono di fronte alla classifica desolante ma su cui non può fare affidamento l’altra squadra di Milano. L’Inter è alla fine dell’ennesimo miniciclo postMourinho e pare in preda al caos totale, in campo e fuori. La partita di Novara è la classica dimostrazione di quanto incida l’organizzazione e la tranquillità mentale nel calcio moderno. Meggiorini e due volte Rigoni terminano con disonore massimo l’esperienza di Gasperini alla guida del Biscione. Record indecoroso timbrato indelebilmente sul curriculum della panchina. Il Gasp è l’unico allenatore nella storia dell’Inter a non aver mai vinto una partita. 10 gol subiti e 1 punticino in 5 partite ufficiali. Anche con tutta la buona volontà il cambio di rotta imposto da Moratti appare non discutibile. Ranieri porta la sua navigata esperienza di big e dopo le ottime gestioni di Juventus e Roma (non concretizzate in vittorie di spicco per un niente) il più grande rivale italiano del tanto amato Mourinho si prepara a capovolgere le sorti di un’annata che sembra maledetta nella Milano nerazzurra.

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A fianco di questa prolungata agonia delle due più credibili big del nostro calcio si dispiega una serata di campionato che accorcia la classifica in virtù del pareggio interno della Juventus (che l’erba non la mangia come chiedeva Conte), 1-1 col Bologna, quello già descritto dell’Udinese col Milan e la sconfitta a Verona del Napoli ebbro di entusiasmo dopo il trionfo di domenica sera al S.Paolo sulla stessa squadra di Allegri. Si aggiunge la sconfitta dell’altra ex capolista, il Cagliari spumeggiante delle prime due partite esce sconfitto da Palermo, nella quale il Wenger-Mangia esaltato da Zamparini sta dilatando le sue possibilità di scartare il panettone.

La Fiorentina sta costruendo il suo progetto sulle vittorie casalinghe e il 3-0 al Parma con doppio Jovetic ne è la dimostrazione. Male invece il Lecce nel suo nido. Dopo la vittoriosa trasferta di Bologna cede all’Atalanta del Tanke Denis, finalmente approdato in una squadra che è costruita intorno al suo fiuto rapace. La Lazio del Reja pensieroso e scocciato dall’invadenza della tifoseria sbanca Cesena in rimonta e riprende quota. Ma è il Genoa di Malesani a conquistarsi la fiducia di tifosi e bookmakers. Il 3-0 interno al Catania (doppio Palacio) è il terzo passo di un campionato iniziato su livelli altissimi.

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Commenti (2)

  • alberto

    Da juventino più che una pagina sul calcio mi pare una pagina sulle due milanesi.
    La Juve non avrà mangiato il campo, però l’anno scorso una partita in 10 l’avrebbe persa, anzi col Bologna aveva perso in casa 2 a 0. Si vede che è una squadra più combattiva.
    Se Pirlo si confermerà stratosferico come ha fatto fino ad ora, questa Juve arriverà tra le prime 4, pur avendo tanti limiti in difesa.

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    • Simone Garilli

      hai ragione per l’impostazione milanese dell articolo. Mi sto concentrando sulla crisi di Milan e Inter perchè è l elemento più sorprendente di questo inizio campionato e ogni giudizio sulla testa della classifica (juve compresa) è ancora prematuro..ma già dalle prossime giornate la juventus avrà più spazio perchè inizierà a delinearsi una classifica credibile..torni a leggerci!! 😉

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