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Si alza il sipario sulla Serie A, tra ambizioni (s)frenate e tante sorprese

Lavezzi

Lavezzi

Ogni giornata di campionato rimane nell’immaginario collettivo degli aficionados facendo leva sulle emozioni improvvise, che il calcio, è inutile negarlo, offre con frequenza sempre sorprendente. Perchè osservando dallo schermo o dagli spalti quella coppia centrale così esperta e collaudata composta da Nesta e Thiago Silva sembra quasi irreale che dopo una manciata di minuti dall’inizio della Serie A, la squadra campione d’Italia, il Milan del nuovo maestro Allegri, sia sotto di 2 gol (seppur contro una Lazio che a dispetto delle bizze più o meno giustificate del suo eccentrico presidente dimostra di seguire un progetto di crescita coerente ed efficace). Non sorprende meno la tenacia con cui il Cesena aggancia il pari contro un Napoli caricatissimo dall’indiscutibile motivatore Mazzarri e pronto a grandi traguardi nel suo nuovo vestito europeo. E sembra addirittura dell’altro mondo il botta e risposta in stile forse inglese, ma non certo italiano, che Palermo e Inter mettono in scena alla Favorita. Rosanero sfibrati da un’estate complicatissima, con sconfitte a ripetizione ed esonero di Pioli, ma capaci di giocarsela alla pari con i nerazzuri di Gasperini. A guidare la formazione siciliana il tecnico della Primavera Mangia, il ‘precario’ della panchina che prova a sovvertire ogni logica di mercato e ad incollarsi alla poltrona di comando almeno fino al panettone.

Che poi Cesena-Napoli finisca 1-3, con i partenopei capaci di reagire al predominio cesenate grazie ai suoi campioni e ai suoi gregari di alto livello, non influisce sulla percezione della squadra di Giampaolo, pronta a stupire ancora con una salvezza anticipata. Ma la legge del più forte ristabilita con fatica a Cesena non ha la stessa fortuna a Milano e Palermo. Il Milan si dimostra gruppo dalle potenzialità consistenti e in pochi attimi di furore decide di riprendere la Lazio sul 2-2. Alle perle di Klose e Cissè (su cui Nesta dimostra la sua condizione incompleta) fanno da contrasto il duetto strappa applausi Aquilani-Cassano che porta al gol del perno Ibrahimovic e l’incornata aerea dello stesso Cassano che fa presumere ai tifosi di ogni colore la vittoria milanista, dà quel momento al triplice fischio. La rimonta riesce però solo a metà e il palo dell’attivissimo talento di Bari nel secondo tempo ha il solo merito di sottolineare una volta di più, dopo impegni in Nazionale e prestazioni in precampionato, lo stato di forma finalmente accettabile del discusso Antonio. A completare lo scenario del Meazza le splendide scorazzate di Cissè che spaventano, grazie anche alla positiva collaborazione di Mauri e Klose, la retroguardia rossonera, con un Nesta che salvando in spaccata la sua rete dal tiro a colpo sicuro dell’attacante francese dimostra che , forma a parte, la classe fa sempre il giocatore.

httpv://www.youtube.com/watch?v=c6ly12j21gQ

L’Inter si trova invece a gestire un vantaggio maturato nella prima frazione con il sigillo di Milito. Il Palermo, dato per spacciato dai suoi stessi sostenitori prima della contesa, non fa altro che aprire bocche incredule per i 45 minuti della ripresa. Prima Miccoli, agevolato da uno stop a seguire degno dei grandi, trafigge a tu per tu J.Cesar per il pari. Poi regala l’assist del 2-2 a Hernandez dopo il nuovo vantaggio dal dischetto dell’Inter con il ricaricato Milito. E non sazio inventa la traiettoria magica del 3-2 servendosi al meglio di una punizione dai trenta metri. Spettacolo puro reso ancora più godibile dal 4-2 dalla distanza della riserva di lusso Pinilla e dalla intuizione geniale di Sneijder, diamante fine sacrificato (nel primo tempo) da Gasperini, che gli preferisce quello ancora grezzo, che di nome fa Zarate. Dal trequartista olandese palla alla speranza nerazzura Forlan, che non delude quantomeno le attese del gol al debutto.

httpv://www.youtube.com/watch?v=rJtpnKVYM-s

Sono emozioni che sfuggono ai pronostici di fantomatici esperti e che regalano ricordi indelebili nella mente di chi il calcio lo vive come metafora. Mettiamoci ad esempio nella testa dei tifosi della Juventus. Anni di sofferenza che, a prescindere dalla motivazione originaria che l’ha provocata (Calciopoli e il passaggio per l’intricata Serie B), sono sentiti dalla grande maggioranza dei sostenitori innocenti come ingiustizia inaccettabile. Ora anno nuovo e speranze nuove, o meglio antiche. Ambizioni da Juventus. Campionato, Europa e prestigio globale. Il 4-1 perentorio al Parma dell’ex Giovinco non può che cancellare almeno per 7 giorni le prestazioni altalenanti dei campionati più recenti. Se poi la goleada arriva nella cornice dei sogni, il nuovo bellissimo Juventus Stadium (primo stadio di proprietà nel panorama italiano), allora l’estasi domenicale può dirsi totale.

E poi la disfatta casalinga della Roma (1-2) comandata dal compagno di club e nazionale di Guardiola, il discusso ma tollerato (per ora) Luis Enrique. Il carattere del neopromosso Novara a Verona, contro il Chievo (2-2). La Fiorentina di Mihailjovic che parte in sicurezza dopo gli stenti dello scorso campionato (2-0 sul Bologna) e il pari per 2-2 fra Genoa e Atalanta (spicca la doppietta del nuovo giocatore più basso della serie A, il trequartista dei bergamaschi Maxi Moralez che scalza Giovinco nella speciale classifica). Senza dimenticare il pareggio a reti inviolate fra Catania e Siena e il ruggito esterno dell’Udinese, pronta a un campionato di conferma con il mix giovani-Di Natale (2-0 a Lecce).

La seria A così bistrattata dai ricchissimi campionati ormai maggiori (Liga e Premiership, ma fra non molto la stessa Bundesliga) è capace ancora di offrire tutto questo, in una sola domenica di emozioni, soprese e nuove speranze.

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