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11 novembre 1961. L’ultima strage prima di Nassiryia: l’eccidio di Kindu.

Francobollo commemorativo della strage di Kindu.

Pochi ne sono a conoscenza di questo fatto, specialmente i più giovani. Dalla fine della Seconda guerra mondiale la strage più grave di militari italiani fu quella di Nassiryia nel 2003 in cui morirono 21 militari e 2 civili italiani. Prima di quel giorno, il triste primato era detenuto dall’eccidio di Kindu, città orientale dell’ex Congo belga (oggi Repubblica democratica del Congo) in cui vennero trucidati 13 avieri dell’Aeronautica militare italiana, nell’ambito di una missione Onu.

GUERRA CIVILE. Dopo l’indipendenza dal Belgio nel 1960, il Congo visse momenti difficili a causa delle spinte autonomistiche delle diverse etnie che componevano lo stato, specialmente la regione meridionale del Katanga, che si proclamò indipendente. Questo provocò una guerra civile. Nel 1961 venne giustiziato il leader nazionalista al potere, Patrice Lumumba e il paese precipitò nella guerra civile. Vista l’ingerenza nella questione di Stati Uniti e Urss nell’ambito della guerra fredda, e delle multinazionali dei metalli che avevano numerosi interessi, venne inviata una missione dell’ Onu che aveva lo scopo di assicurare il ritiro delle forze belghe ed assistere il governo locale nell’instaurare una situazione ordinata. La missione durò dal 1960 al ’64.

GLI ITALIANI. Accanto ai caschi blu prevalentemente malesi, etiopi, nepalesi e indiani, fu inviato anche un piccolo contingente italiano composto da aerei da trasporto e dai rispettivi equipaggi.
L’11 novembre 1961, due aerei C-119 del 46° stormo normalmente di stanza a Pisa decolla dalla capitale congolese Leopoldville per portare i rifornimenti a una piccola guarnigione Onu di soldati della Malaysia che presidiano l’aeroporto di Kindu, vicino alla foresta equatoriale. Nella città sono presenti migliaia di soldati congolesi. Alla vista dei due aerei in arrivo sono convinti che si tratti di mercenari europei al servizio della fazione a loro nemica nella guerra civile: la paura si impossessa di loro. Ubriachi, si riversano in massa verso l’aeroporto della città, dove sono appena atterrati gli aerei.

L’ECCIDIO. Gli equipaggi italiani, scesi da poco, sono a pranzo nella mensa aeroportuale con i soldati malesi quando arrivano centinaia di milizie congolesi. I 13 italiani, disarmati, cercano di barricarsi dentro ma senza successo. I 200 soldati malesi sono malmenati e immobilizzati, mentre gli italiani vengono assaliti. Il tenente medico Remotti è il primo a essere ucciso mentre cerca la fuga. Gli altri 12 vengono caricati su un camion e portati in città: qui vengono uccisi a colpi di mitra e fatti a pezzi a colpi di machete.
La notizia trapelò in Italia solo il 15 e fu resa ufficiale il 17 novembre.

CRITICHE. Aspre critiche furono rivolte ai soldati dell’Onu che non spararono un colpo. Altre vennero rivolte ai comandanti dei caschi blu che non fecero mai luce sulla vicenda, così come i governi italiani e statunitense.
Addirittura, pare che i responsabili della strage vennero catturati e in seguito rilasciati proprio dalle truppe dell’Onu.

La questione e gli intrighi militari-politici non vennero mai risolti: fu una triste pagina della storia italiana. Le famiglie solo nel 2007 ottennero dal governo italiano un risarcimento. Purtroppo, solamente le associazioni militari e della destra ricordano ogni anno questo anniversario.

Questo l’elenco delle vittime, tutte Medaglie d’Oro al Valore Militare dal 1994:

  • Onorio De Luca, sottotenente pilota, 25 anni;
  • Filippo Di Giovanni, maresciallo motorista, 42 anni;
  • Armando Fabi, sergente maggiore elettromeccanico di bordo, 30 anni;
  • Giulio Garbati, sottotenente pilota, 22 anni;
  • Giorgio Gonelli, capitano pilota, 31 anni, vicecomandante;
  • Antonio Mamone, sergente marconista, 28 anni;
  • Martano Marcacci, sergente elettromeccanico di bordo, 27 anni;
  • Nazzareno Quadrumani, maresciallo motorista, 42 anni;
  • Francesco Paga, sergente marconista, 31 anni;
  • Amedeo Parmeggiani, maggiore pilota, 43 anni, comandante dei due equipaggi;
  • Silvestro Possenti, sergente maggiore montatore, 40 anni;
  • Francesco Paolo Remotti, tenente medico, 29 anni;
  • Nicola Stigliani, sergente maggiore montatore, 30 anni.

 

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Commenti (2)

  • Michele

    Caro nipotino, come vedi quando ho un minuto di tempo Ti leggo e ogni volta mi rallegro dei tuoi progressi editoriali poi se scopro che hai trattato anche dell’eccidio di Kindu ne sono ancora più contento. Penso che saprai, che in quella missione di “pace” uno dei piloti era “LUCANO”, in questi giorni alcune iniziative a Potenza e in altri comuni limitrofi alcune manifestazioni gli hanno reso il giusto tributo.

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