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21 ottobre 1967. Marcia della pace contro la guerra in Vietnam.

Foto di quel giorno scattata dal sergente Albert R. Simpson.

Il 21 ottobre 1967 si svolse a Washington una delle manifestazioni pacifiste più importanti durante l’impegno americano nel Vietnam.

QUADRO STORICO. Anche se gli scontri fra Vietnam den Nord (comunista e filosovietico) e Vietnam del Sud (filoamericano) erano in atto già dal 1960, solo nel 1964 gli Stati Uniti iniziarono il loro vero e proprio coinvolgimento militare. Venne sbandierata all’opinione pubblica mondiale come uno scontro fra democrazia e totalitarismo sovietico, in un periodo in cui la Guerra fredda rischiava di diventare bollente: solo 2 anni prima ci fu infatti la crisi dei missili di Cuba.
In supporto agli USA,che nel 1969 arrivarono a schierare 550.000 soldati (si pensi che in Afghanistan nel 2009 gli USA ne avevano 36.000 e nel 2003 in Iraq poco meno di 300.000) intervenivano anche Corea del Sud, Thailandia, Australia, Nuova Zelanda e Filippine. I contingenti americani e alleati si ritirarono sconfitti fra il 1973 e il 1975.

PROTESTE. Tuttavia le proteste furono molto numerose nella nazione americana. Erano anni di forte attivismo studentesco di sinistra, specialmente nelle università, e i giovani non compresero mai il motivo di andare a far guerra a un paese pressoché sconosciuto, lontano e ininfluente per la sicurezza della patria. Molti erano contrari alla guerra in quanto tale, altri non vedevano obiettivi chiari nella missione americana, altri ancora la vedevano come una guerra contro l’indipendenza del Vietnam. Per giunta fu la prima guerra che la tv portò nelle case degli americani, e le notizie che giungevano non erano certamente delle migliori.
Il 21 ottobre si svolse un’importante manifestazione pacifica davanti al Lincoln Memorial a Washington e in seguito ci fu una marcia verso il Pentagono, con conseguenti scontri con le forze di sicurezza. 683 saranno le persone arrestate. Erano presenti moltissimi giovani e reduci del Vietnam mutilati e già emarginati dalla società.

CHIAMATA ALLE ARMI. Era uno dei motivi di maggior attrito con il governo americano, il fatto di venire coscritti contro la propria volontà. Ma come avveniva il criterio di arruolamento? L’esercito non era ancora formato da volontari come oggi e non furono chiamati tutti i giovani in età di leva. Non essendoci però linee guida chiare per decidere l’arruolamento, gli uffici locali ebbero ampia discrezionalità per la loro scelta. Molti giovani si iscrissero all’università, si sposarono o chiesero a medici accondiscendenti di ottennero il certificazione di essere malati mentali: tutte cause che esentarono dal servizio militare. Altri ancora “scapparono” in Canada o in Europa o si arruolarono nella Guardia Nazionale (che in genere non viene impegnata al di fuori dei confini). Così finirono per servire nell’esercito gli studenti che andavano peggio nelle università, i più poveri, chi non poteva permettersi di corrompere qualcuno, chi non aveva appoggi influenti. Nei reparti combattenti erano infatti una percentuale rilevante i neri e gli ispanici.

EPILOGO. Dopo la fine del fallimentare impegno militare furono più di 58.000 i caduti americani, circa 1.000 quelli degli alleati, 266.000 del Vietnam del Sud. Il Vietnam del Nord ebbe 1.100.000 caduti e i civili uccisi furono più di 2 milioni. L’opinione pubblica internazionale mutò il proprio pensiero nei confronti degli Stati Uniti, crollò il mito americano: basti pensare alla canzone di Gianni Morandi C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones.
“Non è in gioco l’unità e la sicurezza del Paese, ma se le tensioni interne e quelle esterne aumenteranno si mettono veramente a rischio entrambe” era una massima in voga al tempo. E fu profetica.
Interessante ricordare anche una citazione del Presidente americano Nixon: “Non sarò il primo Presidente degli Stati Uniti che perde una guerra”.

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