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60 anni vissuti al massimo: auguri Vasco

 Tanti auguri Komandante. 60 anni. Traguardo simbolico per tutti gli esseri umani, comprese le rock-stars che hanno segnato diverse generazioni. Il 7 febbraio del 1952 nasceva a Zocca, paesino di circa 5.000 abitanti in provincia di Modena, Vasco Rossi. Ora, 7 febbraio 2012, a Zocca si concentrano più di 20 giorni di eventi (dal 3 al 26 febbraio) dedicati a festeggiare il Blasco nazionale. Sold out anche quelli, non solo San Siro o altri grandi stadi. Sold out, in pieno stile Vasco.

La storia del Komandante inizia lontano. Muove i suoi primi passi nel mondo della musica a 14 anni nel suo primo gruppo “Little boys” (poi diventati “Killer”) in cui è la voce solista. Poi si sposta verso il teatro, con quel suo desiderio represso di frequentare il Dams. Non si laureerà mai, sebbene avesse tentato economia e commercio e pedagogia. Ne riceve una honoris causa in Scienze della Comunicazione. Ma la vera storia è un’altra. Quella di una “vita spericolata” che inizia da questo punto.

In Italia scoppia il fenomeno delle radio libere, grazie alle liberalizzazioni nel settore delle comunicazioni applicate dal governo, e Vasco fonda con un amico “Punto Radio”. Sarà il conduttore de “Il Muretto”, programma di successo con cui cercherà (e otterrà) continuamente il contatto con il pubblico. Dopo gli inizi come dj, nei locali in cui organizzava delle feste radiofoniche, Vasco inizia anche a suonare e cantare qualche pezzo musicale. Gli albori di una carriera enorme, incredibile, tutta “al massimo”.

Primo cd pubblicato è un 45 giri, da un lato conteneva “Jenny” e dall’altro “Silvia”. Lancia altri due album, uno dei quali (“Non siamo mica gli americani”) conteneva la canzone “Albachiara”, vera opera d’arte del rocker modenese con cui ancora oggi chiude gran parte dei suoi concerti.

E’ con l’album “Siamo solo noi” che il Blasco accarezza il successo a livello nazionale. L’omonima hit rimane ancora oggi come una delle canzoni più belle della musica italiana, adottata come manifesto dalla “generazione degli sconvolti” di cui Vasco si ritiene un membro. Partecipa al Festival di Sanremo con “Vado al massimo” arrivando ultimo. Si ripresenta con “Vita spericolata” e arriva penultimo. Chi se ne importa, il successo era alle porte. “Sai che cosa ce ne frega a noi”?

Di li è un’apoteosi di successi. “Bollicine”, “Liberi liberi”, “Gli spari sopra”, “C’è chi dice no” “Buoni o cattivi”, e chi più ne ha più ne metta. 150 canzoni, molte delle quali sono rimaste evergreen. Prima rockstar italiana a riempire i palazzetti e gli stadi dello Stivale, arrivando solo dove le stelle estere erano riuscite. La fama cresce di giorno in giorno. Oggi è il cantante che raccoglie più spettatori ai suoi concerti. L’applausometro si è inceppato da anni sul livello massimo di popolarità. “Io sono ancora qua”.

Artista, musicista, un po’ poeta maledetto francese e un po’ Bob Dylan in quanto voce di un nuovo movimento culturale, quello dei suoi fans. Tre figli. Una compagna dal 1988. Nessuna voglia di appendere gli scarpini al chiodo. O meglio il microfono all’asta. Tutti ne sono convinti, 60 anni sono l’inizio di un nuovo ciclo musicale per Vasco. E poco importa se qualcuno lo definisce un cattivo, perchè tanto “Buoni o cattivi, non è la fine. Prima c’è il giusto o sbagliato da sopportare”. Lui non molla, mai. La vita spericolata condotta al massimo è appena cominciata. Gli immortali non muoiono mai, si trovano sempre “come le star a bere del whisky al Roxy Bar”.

Tanti auguri Komandante. Tanti Auguri Blasco.

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