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Costa Concordia: gossip o notizia?

Alle ore […] del 13 gennaio 2012 la nave da crociera Costa Concordia, in circostanze non ancora del tutto chiarite, collide con uno sperone di roccia sfasciando la parte inferiore dello scafo e cominciando ad imbarcare acqua. La nave viene condotta nelle immediate vicinanze dell’isola del Giglio, località prossima al luogo dell’incidente. Partono subito (?) i soccorsi; dopo una prima nottata i morti accertati sono tre, i dispersi ammontano a […], questo su un totale di circa 4000 passeggeri tra clienti ed equipaggio. In seguito ai nuovi soccorsi e ( ormai è il caso di dirlo) sopralluoghi, il numero dei morti è salito a 5, mentre quello dei dispersi è sceso a 15. Con la conclusione della prioritaria e ben più delicata fase di salvataggio, ora si cominceranno a determinare le varie ed eventuali negligenze di chi era di comando, nonché quale sia il suo grado di responsabilità per l’accaduto. Punto.

La cosa potrebbe, a mio parere, concludersi qui. La notizia è stata data; le persone con parenti appena partiti per una crociera potrebbero desiderare di sentire i propri familiari per assicurarsi dalla loro incolumità, i dirigenti della Costa Crociera si possono sprofondare le mani nei capelli, i detentori di azioni agire di conseguenza, etc. etc. . Magari qualcuno ( e intendo qualcuno che nulla ha a che vedere con l’accaduto), mosso esclusivamente per empatia dalla drammatica vicenda umana dei naufraghi, potrebbe lasciarsi sfuggire un “Poveri diavoli, proprio sfortunati…”, oppure “Chissà che paura…”, o “Poteva trasformarsi in una enorme tragedia…”. Quello che più mi ha colpito di questa vicenda non ha nulla a che vedere con il fatto in sé. Ora restano appunto da attribuire le varie responsabilità e da imputare le conseguenti colpe; posso quindi limitarmi a confidare nell’effettuazione di tale procedimento con la dovuta perizia e ad augurarmi che venga alla luce, se non tutta ( sembra sempre chiedere troppo), almeno un barlume di verità. L’insistenza con cui sono state fornite informazioni e aggiornamenti sull’accaduto, l’assiduità con cui sono stati seguiti tutti gli sviluppi della vicenda, la perversa ostinazione nel presumere quello che è, che sarà, che sarebbe potuto essere… insomma: la portata conferita e l’attenzione prestata dai media a questa vicenda: l’informazione che si fa gossip, questo è ciò che mi spaventa.

Nell’anno del signore 1984, in un qualche universo parallelo al nostro, un pugno di persone avevano ormai compreso alla perfezione quale importanza avesse la DEFORMAZIONE del vero significato delle parole al fine di controllare i pensieri e − di conseguenza − le vite degli altri uomini. Producevano dizionari con sempre meno vocaboli. Nonostante i vari diavoli ed inferni, io resto fermamente convinto che il principio di ogni male, come pure il suo persistere, sia sempre e comunque da ricondurre all’ignoranza. E forse le due cose non si escludono a vicenda: probabilmente Lucifero ignorava qualcosa di essenziale nella propria ribellione.

Il gossip è un cibo scadente propinato per saziare le menti pigre: le vere tragedie sono quelle che si ripetono indisturbate giorno dopo giorno sotto gli occhi di tutti, le uniche informazioni che meritano la nostra attenzione sono quelle in grado di farci acquisire mezzi e competenze necessarie per essere CONSAPEVOLI di ciò che ci circonda e, eventualmente, apportare un cambiamento. La nostra energia, come pure il tempo a nostra disposizione, non sono infiniti. Sono ciò che di più prezioso abbiamo: e sebbene la cosa paia scontata non lo è affatto; è una lezione che le persone (e qui mi includo anch’io) non hanno imparato nemmeno per metà:

 

Study with the mind of a grandson

and watch the time like a hawk.

Non riesco a pensare ad altra frase tanto precisa nell’esprimere ciò di cui necessitiamo.

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