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I Cetacei a rischio di ermafroditismo : L’inquinamento del mediterraneo mette in pericolo la vita dei grandi mammiferi marini.

 

Il Marine Pollution Bulletin è un giornale internazionale interessato alla condizione ambientale dei mari, che ha recentemente pubblicato uno studio condotto dall’università di Siena, finanziato dal ministero dell’ambente:  l’invasione di frammenti di plastica nel Santuario dei cetacei. A nord della Sardegna, dalla Costa Azzurra alla Toscana, è presente un area protetta chiamata “santuario dei Cetacei”, al cui interno si possono incontrare i grandi mammiferi marini come le balenottere, i capodogli, i delfini e i globicefali; queste specie rischiano la tendenza all’ermafroditismo a causa dei distruttori endocrini presenti nelle plastiche gettate in mare. Gli interferenti o distruttori endocrini sono sostanze di origine prevalentemente artificiale, in grado di legarsi ai recettori di ormoni sessuali, responsabili dello sviluppo e della fertilità. Il grado di inquinamento prodotto dalla degradazione di sacchetti e altri oggetti in plastica, sta raggiungendo i livelli del pacifico, dove, per un gioco di correnti, si formano delle vere e proprie isole di plastica. Questi residui chimici hanno una grandezza inferiore ai 5 mm e ve ne sono due particelle ogni 2 metri cubi d’acqua: per rendersi conto di quanto questa minaccia sia consistente, basta pensare che una balena in media, ingoia 70 mila litri d’acqua ogni volta che apre la bocca, assumendo grandissime quantità di endocrini. Questi ultimi inoltre, riescono a risalire la catena alimentare legandosi anche al plancton e ai krill, di cui una balenottera adulta mangia circa 40 milioni. Le prime ricerche sono state fatte su balene spiaggiate e in seguito su cetacei in libertà, dimostrando che l’alto inquinamento dei mari, provocato da piccoli oggetti e dai grandi rifiuti industriali, rischia di compromettere seriamente la salute la salvezza di queste specie, indotte all’ermafroditismo.

“Adesso vogliamo analizzare gli effetti tossicologici dell’inquinamento da plastiche non solo sulla balenottera comune, ma anche sulle tartarughe, sullo squalo elefante e sui pesci che vivono sul fondale marino, come la sogliola” spiega Maria Cristina Fossi,biologa che ha coordinato lo studio, “Abbiamo proposto all’Unione europea di adottare i cetacei e la tartaruga caretta caretta come indicatori delle stato di salute del Mediterraneo, con l’obiettivo, che l’Europa si propone di realizzare entro il 2020, di riportare il Mare Nostrum a un buono stato ambientale”.

L’obiettivo dell’UE, per preservare la vita delle specie animali marine e terrestri, è quella di creare entro il 2020, 26.000 aree naturali protette, che costituirebbero circa il 20% del territorio dell’unione. Non si tratta precisamente di aree protette, ma di siti dove l’attività umana possa svolgersi senza danneggiare l’ecosistema, preservando gli habitat più rari e vulnerabili.

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