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Il cannibale di Milwaukee

Questo è l’articolo 2 di 4 articoli dell’inserto Serial Killer

La lettura del seguente articolo è consigliata ad un pubblico adulto e non impressionabile. Alcuni contenuti possono urtare la sensibilità del lettore.

E’ una calda sera del giugno 1978, e Steven Hicks, di ritorno da un concerto rock a cui ha assistito a Cleveland, è in cerca di un passaggio. Un auto finalmente si ferma, e il giovane autista si offre di accompagnare a casa il ragazzo. Steven Hicks non può sapere di essere appena salito sull’auto di uno dei più spietati assassini di tutti i tempi: Jeffrey Dahmer, il mostro di Milwaukee.

Jeffrey Dahmer nasce il 21 maggio 1960. Suo padre era un affermato chimico, e la madre una centralinista che, dopo il parto, cadde in una profonda depressione. L’infanzia di Jeffrey è caratterizzata dalle discussioni tra i genitori e dai continui trasferimenti causati dal lavoro del signor Lionel Dahmer: questi due fattori fecero sì che il bambino crescesse sempre più trascurato e privo di relazioni con i suoi coetanei, e questo andò a incrementare ulteriormente il carattere chiuso e introverso che Jeffrey stava sviluppando. Crescendo, il giovane sviluppa un’attrazione malsana per la morte e per gli animali, che sottopone a torture o “esperimenti” o vivisezioni, creando nei boschi vicino a casa un vero e proprio cimitero per le sue vittime. In questo periodo Jeffrey subisce molestie sessuali da parte di un vicino di casa, ma non racconterà mai ai genitori dell’accaduto: questo va ad alimentare la frustrazione e la rabbia nel tredicenne, che intanto sviluppa un’omosessualità latente.

Nel 1978 i genitori di Jeffrey si separano: questa è la scintilla che scatena tutte le paure e le fantasie del giovane, che esplodono definitivamente a Giugno, con l’omicidio dell’autostoppista Steven Hicks. L’assassino lo aveva invitato a casa sua per bere una birra, e quando in tarda serata Steven decide di tornare a casa, Jeffrey perde la testa: non può sopportare un altro abbandono. Così strangola il diciannovenne e pratica atti di necrofilia sul suo cadavere, che poi fa a pezzi.

Nei mesi che seguono, Jeffrey decide di arruolarsi nell’esercito, e parte perla Germania; nove anni dopo viene congedato per i suoi problemi con l’alcol, e ritorna negli Stati Uniti.Va a vivere a casa della nonna, e riprende ad uccidere: Steve Toumi, ventiquattrenne conosciuto in un bar per omosessuali e ucciso in un motel, fatto a pezzi e gettato in una discarica.

Tra il 1988 e il 1991 Jeffrey uccide altre 15 vittime, sempre seguendo lo stesso modus operandi: le conosce in locali frequentati da omosessuali, li invita a casa sua, si intrattiene in rapporti sessuali con loro, dopodiché li uccide, li smembra, pratica atti di necrofilia e li fa a pezzi: testa, organi genitali e ossa vengono conservati.
Il 27 maggio 1991 è la volta di Konerak Sinthasomphone, quattordicenne a cui l’assassino offre denaro in cambio di foto erotiche. Il ragazzino viene drogato, ma riesce a scappare; due giovani donne lo vedono correre nudo per la strada e avvisano la polizia: quando gli agenti raggiungono Konerak, lo trovano in compagnia di un trentenne biondo e alto, che dice di essere il suo fidanzato; racconta di aver avuto una lite con il giovane Konerak, che aveva esagerato con l’alcol. La polizia si sente rassicurata dall’aspetto dell’uomo, e non si fida di un ragazzino ubriaco o drogato quindi, per non intromettersi in una lite tra fidanzati, decide di lasciare il giovane alle cure del signor Dahmer. Konerak verrà ucciso, come tutti gli altri.

Il mostro di Milwaukee continua ad uccidere fino alla sera del 19 luglio 1991, quando il trentaduenne Tracy Edwards scappa dall’abitazione di Dahmer e incontra una pattuglia di polizia: è nudo e indossa delle manette. L’uomo racconta agli agenti di essere stato ammanettato con l’intenzione di essere ucciso dall’uomo che abitava nella casa in cui Tracy li stava accompagnando. Jeffrey apre la porta agli agenti, e si mostra come un uomo rispettabile e dai modi gentili. Ma il fetore che proviene dall’interno dell’abitazione non può essere ignorato dalla polizia, che decide di entrare per ispezionare l’appartamento. Ciò che gli agenti si trovano di fronte è un vero e proprio “museo degli orrori”: il mostro aveva conservato in bauli, congelatori e barattoli di vetro, organi, teschi, ossa e diversi resti umani.

Il processo a Jeffrey Dahmer ha inizio nel 1992, e l’assassino viene giudicato capace di intendere e di volere, quindi colpevole per quindici omicidi, e condannato al carcere a vita.
Il mostro di Milwaukee viene ucciso in cella, il 28 novembre 1994, da Christopher Scarver, detenuto psicopatico.

L’analisi del modus operandi, inteso come insieme di comportamenti ed azioni che il serial killer compie per realizzare il delitto, si rivela fondamentale per riuscire a stilare un profilo dell’assassino, fondamentale per le indagini e la cattura.
Gli omicidi di Dahmer presentano una forte ritualità: stessa scelta delle vittime, stesso modo di adescamento, stesse modalità di uccisione e stesse perversioni sui corpi. L’assassino è sessualmente eccitato dalla morte, droga le sue vittime e fa sesso con loro dopo averle uccise per esprimere il suo bisogno di controllo. Dal momento che non è emotivamente in grado di sopportare un rifiuto o un abbandono, probabilmente a seguito del trauma causato in lui dal divorzio tra i genitori, annulla la volontà delle sue vittime e fa sesso con loro una volta morte, in modo che non possano rifiutarlo o lasciarlo. Anche la pratica del cannibalismo si collega a questa incapacità di Dahmer di tollerare un abbandono: mangiando le proprie vittime-amanti, è convinto che queste possano rivivere in lui, che diventino parte di sè. Infine, un altro elemento che caratterizza gli omicidi del Mostro di Milwaukee è il conservare parti delle sue vittime come trofei: in questo modo, osservando ciò che ha asportato, rivive il momento di piacere che ha provato mentre uccideva.

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