Linee dure ed aggressive, grandi dimensioni e tanti, tanti cavalli. E’ questa in poche parole la descrizione delle grandi muscle car americane del secolo scorso. Da Mustang a Challenger, senza dimenticarsi la Camaro. Ma le nuove generazioni, e soprattutto le classi più abbienti, a auto scomode, seppur molto potenti, preferiscono grandi berline che si rifanno ai miti del passato. E sembra questa la ricetta base delle Chrysler 300, una grande berlina che fa del comfort il suo forte, ma senza dimenticarsi le linee aggressive e motori che strizzano l’occhiolino alla potenza, piuttosto che all’ambiente.
Andiamo oltreoceano, nel vecchio continente, nella patria di mostri da strada come Ferrari e Lamborghini, auto dalle alte prestazioni, ma che hanno mantenuto negli anni anche una particolare eleganza e linee sicuramente lontane da quelle americane. Nel Belpaese si trova anche la Lancia, casa automobilistica che fino a pochi mesi fa vedeva nel suo catalogo eleganti ammiraglie e citycar dall’estetica decisamente sinuosa. Ma oggi, accanto a Ypsilon e Delta, troviamo la nuova Thema e la nuova Voyager,modelli presi in prestito dalla nuova alleata di casa FIAT, la Chrysler appunto, a cui viene cambiato uno stemma e poco altro.
E qualcosa di strano bisogna dire che lo si nota subito. Motori che partono da poco meno di 200 cv e un v6 benzina che ne sprigiona quasi 300, linee decise da mostro dell’asfalto, si, insomma, quanto di più americano possa esserci in Italia, dopo Coca-Cola, Mac Donald’s e qualche Mustang importata degli anni ’60.
E per fortuna che Marchionne si è accorto di questa incongruenza tra le caratteristiche che si cercano in una Lancia e quelle possedute dalle nuove Thema e Voyager. E sarà Ramaciotti, designer di molte Ferrari, a dedicarsi alle future Lancia e Chrysler, per permettere di avere, speriamo, una maggiore personalità nelle auto italiane, dimenticandosi delle trasposizioni degli ultimi mesi.






