Stevanin, il mostro che ha terrorizzato Verona, fa nuove dichiarazioni Reviewed by Momizat on . Dal carcere di Opera (Milano) Gianfranco Stevanin, serial killer veronese, scrive una lettera al “Corriere del Veneto”: condannato all’ergastolo per gli omicidi Dal carcere di Opera (Milano) Gianfranco Stevanin, serial killer veronese, scrive una lettera al “Corriere del Veneto”: condannato all’ergastolo per gli omicidi Rating:
Home » Articoli Vari » Stevanin, il mostro che ha terrorizzato Verona, fa nuove dichiarazioni

Stevanin, il mostro che ha terrorizzato Verona, fa nuove dichiarazioni

Dal carcere di Opera (Milano) Gianfranco Stevanin, serial killer veronese, scrive una lettera al “Corriere del Veneto”: condannato all’ergastolo per gli omicidi di cinque donne, 18 anni dopo l’arresto, il Mostro di Terrazzo continua a far parlare di sé. In quest’ ultima testimonianza, definita “delirante” da parte degli inquirenti, l’uomo cerca di allontanare da sé la responsabilità dei delitti.
Lo fa analizzando tre dei cinque omicidi di cui è stato accusato, spiegando le ragioni che dovrebbero giustificare la sua innocenza, ipotizzando che un altro assassino, operativo nella sua stessa zona e nel suo stesso periodo, avrebbe cercato di “incastrarlo”, facendo attribuire le proprie vittime allo stesso Stevanin. Il Mostro conclude poi la sua lettera affermando che non può dire con certezza se ci siano altri corpi sepolti nei pressi di Terrazzo, ma non può nemmeno negarlo, “senza contare, però, che spulciando nella mia memoria potrei recuperare altre cose ancora”.

Ma chi è Gianfranco Stevanin, e di quali delitti è stato giudicato colpevole?

Stevanin nasce il 21 ottobre 1960 aMontagnana (Padova), in una famiglia di agiati proprietari terrieri che, pochi anni dopo la sua nascita, si trasferisce a Terrazzo (Verona). L’ambiente familiare è diverso rispetto a quelli che caratterizzano solitamente le biografie degli assassini seriali: famiglia agiata, premurosa verso il figlio, priva di violenze domestiche. All’età di cinque anni, Gianfranco viene mandato in un collegio a causa di una difficile gravidanza della madre: al termine di questa il bambino tornerà a vivere con i genitori. Questa permanenza dura poco: qualche mese dopo, infatti, il piccolo cade e batte la testa contro un attrezzo agricolo; sebbene l’incidente si concluda solo con quattro punti di sutura, i genitori temono che Gianfranco possa farsi nuovamente del male: per questo lo mandano nuovamente in collegio, dal quale uscirà solo nel 1975. Gli anni nell’istituto sono particolarmente solitari per il bambino, che ha pochi amici e che vede raramente i genitori. Come se non bastasse, a 13 anni subisce un abuso sessuale da parte di una donna ventiquattrenne.
Dopo un anno dal suo rientro a casa, Stevanin è vittima di un grave incidente in moto, che gli causa una lesione bilaterale dei lobi frontali, e quindi un delicato intervento chirurgico. Questo incidente cambierà la vita del ragazzo. Non solo perde le sue poche amicizie, ma cambia totalmente personalità: le forti emicranie dovute alla lesione gli impediscono di riuscire a concentrarsi sullo studio, si appassiona alla pornografia e negli anni a seguire viene processato per diversi capi d’accusa (simulazione di reato –inscena un finto rapimento-, rapina e violenza privata).
Inoltre viene condannato per omicidio colposo nel 1983 per aver investito e ucciso una ragazza.
Nonostante questi problemi con la legge, Gianfranco trascorre una vita tranquilla: si fidanza con una ragazza, Maria Amelia, la quale però si ammala gravemente: il giovane è costretto a lasciarla per le pressioni esercitate dalla sua famiglia; tempo dopo la fine della relazione, Gianfranco scopre che Maria si è rifatta una vita: questo sarà un duro colpo psicologico per il ragazzo.

Infatti, è dopo aver appreso questa notizia che Stevanin inizia a frequentare prostitute e ad interessarsi a forme di sesso estremo. Porta le ragazze in un casolare abbandonato di proprietà della sua famiglia, e qui le costringe a farsi fotografare in pose oscene, o ad avere rapporti sessuali sadomaso.

La prima vittima della follia omicida del Mostro di Terrazzo è Claudia Pulejo, una prostituta tossicodipendente scomparsa nel gennaio 1994: Stevanin le promette dei farmaci in cambio di fotografie pornografiche; durante un gioco erotico però, la ragazza muore. L’omicida decide di avvolgerne il corpo in un sacco di plastica e seppellirlo nei campi attorno al casolare.

La seconda vittima è Biljana Pavlovic, una cameriera serba: muore anche lei nelle stesse circostanze di Claudia Pulejo; Stevanin lla smembra e cerca di piegare a metà il corpo per avvolgerlo in un sacco di nylon, causandone la frattura del bacino. Quindi seppellisce il cadavere nei campi vicini al casolare.

Poi tocca a Blazenca Smelio, e la causa della morte è la stessa delle altre due vittime. L’assassino fa a pezzi il suo corpo e seppellisce le varie parti nei campi.

Altre due vittime saranno uccise con lo stesso modus operandi da Stevanin.

L’ultima vittima è Gabriele Musger, una prostituta austriaca, che il Mostro di Terrazzo porta nel suo casolare con il pretesto di scattarle alcune foto in cambio di molti soldi. Quando la ragazza si rende conto delle vere intenzioni dell’uomo, lo supplica di lasciarla andare, promettendogli tutti i suoi risparmi. Stevanin accetta, e decide di seguire la ragazza nella sua abitazione, dove gli consegnerà il denaro. Al casello autostradale di Vicenza, quando l’uomo si ferma per pagare, la vittima riesce a scappare e a rivolgersi ad una vicina pattuglia di polizia.

Stevanin viene arrestato per stupro e sequestro di persona: saranno solo le successive indagini e perquisizioni a rivelare una realtà molto più spaventosa; gli inquirenti trovano materiale pornografico (di cui moltissime foto scattate da Stevanin stesso), uno schedario con informazioni sulle sue partner e degli oggetti personali di due prostitute scomparse. Successivamente vengono ritrovati, in un campo vicino alla proprietà di Stevanin, dei resti umani in un sacco. Gli inquirenti decidono di recarsi sul luogo con delle ruspe per cercare altri corpi: vengono ritrovati i cadaveri di altre tre donne.

Il 19 luglio 1996 Stevanin decide di confessare: ammette di aver smembrato i corpi, ma attribuisce le cause della morte delle vittime ad incidenti involontari (come overdose di droga o soffocamenti accidentali). La perizia psichiatrica dichiara l’assassino capace di intendere e di volere, e quindi processabile: viene condannato all’ergastolo per i cinque omicidi. A nulla serve la strategia della difesa, che attribuisce le cause del comportamento violento alla lesione cerebrale che l’uomo aveva subito anni prima: il suo quoziente intellettivo è al di sopra della media, e secondo il perito psichiatrico Stevanin ha commesso Gianfranco Stevaninquegli omicidi  con lucidità e volontà.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 5.0/5 (3 votes cast)

Stevanin, il mostro che ha terrorizzato Verona, fa nuove dichiarazioni, 5.0 out of 5 based on 3 ratings

Lascia un Commento

*

© 2012 il Ritaglio.it - Il Ritaglio è un blog ad indirizzo giornalistico e pertanto non è una testata registrata. |

Torna su