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A Gennaio la seconda fase di Monti

Nella conferenza stampa di fine anno, Monti ha annunciato agli italiani le riforme per la crescita  che il governo intende fare  a Gennaio. Gli interventi principali riguardano il mercato del lavoro e le liberalizzazioni. Dopo il “salva Italia”, che ha fatto parlare di lacrime e sangue, a Gennaio sarà la volta della crescita, che potrebbe alleggerire il peso della manovra precedente. La manovra per la crescita non sarà una vera e propria manovra e non verrà utilizzato denaro pubblico, dato che non ce n’è. Secondo le parole di Monti, la fase 2 si baserà sull´equità, che sarà la vera e propria leva per la crescita. Dalla conferenza stampa si e´potuto evincere che la politica Italiana sarà enormemente influenzata dal comportamento dei mercati internazionali, e dal rapporto dell´ Italia con il resto dell´Europa. In realtà la manovra di dicembre e gli interventi sulla crescita di gennaio saranno valutati all’estero e quella sarà la vera prova del nove per l´Italia, Monti deve convincere l’Europa più che i cittadini italiani. Tra gennaio e febbraio l’Italia dovrà vendere sui mercati un enorme quantità di titoli di stato, solo se ci riuscirà il nostro debito pubblico risulterà rifinanziato e la nostra politica economica riacquisterà credito all’estero.

La crescita è in sintonia con l’esigenza di consolidare i conti ma il premier non ha nascosto i rischi della manovra, che potrà avere “effetti recessivi” ma “non farla avrebbe comportato rischi di una esplosione recessiva o recessione esplosiva”. Per quanto riguarda i rapporti con l’ Europa, Monti ha precisato che il pareggio di bilancio entro il 2013 non era un obiettivo del suo governo, ma la manovra salva Italia era un atto dovuto verso l’Europa, ora si passa agli atti voluti. Come? Con un pacchetto di iniziative volte alla crescita del paese, per bloccare la recessione che sicuramente seguirà alla manovra salva Italia di dicembre. Dopo la stangata di tasse, soprattutto sulla casa, il governo monti è pronto per la seconda fase del suo mandato, ossia la crescita, a questo punto i professori devono dimostrare al paese di avere delle proposte concrete per ripartire e già si sa che i tre pilastri su cui si baserà il tutto saranno lavoro, infrastrutture e liberalizzazioni.

Per quanto riguarda il lavoro, l’articolo 18 resterà fuori dalle trattative, ma l’intenzione del governo è di ridurre la giungla di contratti attualmente esistenti. L’obiettivo è di conciliare due esigenze: quella delle imprese, di poter scegliere al meglio i propri dipendenti, anche attraverso un’adeguata formazione, e quello dei lavoratori, di non essere sottomessi a contratti umilianti, progetti o partite iva fittizie. Il cantiere del governo è aperto sulle liberalizzazioni e, anche se l’agenda non è stata fissata nei dettagli, è già chiaro dove l’indice è puntato. Entro gennaio arriverà un disegno di legge organico sulla concorrenza, che riproporrà le liberalizzazioni anti-lobby, partendo dai capitoli accantonati di taxi e farmaci.
Sul tema delle infrastrutture invece non ci sarà solo l’ulteriore sblocco di fondi, ma anche nuove disposizioni per facilitare il project financing e semplificare le procedure. Rimane una priorità anche l’accelerazione dei pagamenti della Pubblica amministrazione. Il nodo richiederà ancora qualche riflessione, così come gli interventi sul mercato del lavoro, per favorire nuova occupazione attraverso l’arrivo del contratto unico. Si tratta di temi sui quali sarà necessario uno stretto confronto con le parti sociali e bruciare i tempi sarà difficile.

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