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Antipolitica: la guarigione a tutti i mali?

Sondaggi di qualche giorno fa danno una crescita esponenziale nei consensi di quella che volgarmente viene chiamata “anti-politica”, arrivando seriamente a minare la stabilità costituzionale dei partiti, fino ad ora visti (nonostante le brutture) come entità impossibili da rompere. Beppe Grillo ed il suo “Movimento 5 Stelle” stanno cavalcando l’onda dell’insoddisfazione popolare verso una politica ormai lontanissima dalla cittadinanza e profondamente corrotta per ottenere consensi e cambiare tutto. Il desiderio è di rompere con la politica del compromesso, quella fatta dai professionisti al quinto mandato che percepiscono stipendi milionari e che si intascano i soldi pubblici per fini propri, ed iniziare un modo nuovo di amministrare la “cosa pubblica”, basato sulla trasparenza e sull’uguaglianza. Grillo, in breve, sta praticamente dando voce a tutti coloro che nei vari bar di periferia e sugli autobus ripetono in coro: “i politici sono tutti ladri”. Ma qualcosa non quadra.

 

Questo partito concede un “vaffa” a tutti, dal Pdl alla Lega, dai comunisti a Casini. Senza risparmiare critiche a Mario Monti e compagnia. E l’elettorato “indignato”, quello che manifesta contro le banche ma non si riconosce in Vendola e Diliberto, lo segue senza batter ciglio. Lo scopo è uno : fare politica con l’antipolitica. Se pensiamo a quello che ha fatto la politica negli ultimi 20 anni, probabilmente il discorso non fa una piega. Ma pensiamo veramente che la scelta più corretta sia affidarsi ad un comico (che tra l’altro stimo molto per come fa il suo lavoro) prestato alla politica?

 

Intanto non bisogna vedere la politica come il “paese dei balocchi”. Esistono delle regole che, sebbene vengano taciute, sono molto chiare negli ambienti che contano. Primo su tutti, il compromesso. Quella che Grillo sta tentando di portare avanti è la cosiddetta (con un pizzico di critica) “politica da malpancisti” (o peggio ancora “politica da pub”), basata su un odio incondizionato verso tutto ciò che è costituzionale e parlamentare. Si punta ad una riforma totale, che ha dei punti sicuramente apprezzabili (taglio netto dello stipendio dei deputati). Ma che non tiene conto secondo me della vera realtà dei fatti. E la Lega ci viene in aiuto.

 

Anche la Lega Nord aveva infatti come punti programmatici la rivoluzione padana (o se non altro un federalismo fiscale) e si proponeva di dar voce a tutti coloro che nutrivano un senso di disprezzo verso la politica centralizzata di Roma Ladrona. Passano meno di 20 anni e la Lega fa quello che tutti sappiamo. Le idee di Grillo non sono molto diverse (pur ammettendo la “sovranità” di Roma), quindi è lecito preoccuparsi. Questi partiti così estremi, al limite del populismo, hanno sempre storicamente fatto più male che bene alla politica italiana, perchè non usano la ragione ed il sangue freddo, ma agiscono impulsivamente. E quando amministri uno Stato questo non è mai un bene. Qualcuno potrà dire che Grillo però è diverso, che è un indignato che non vuole destra o sinistra. Ma non dimentichiamoci come è nato il fascismo…

 

Occorre però porre dei limiti, e forse Grillo può aiutare in questo compito. Serve un sentimento di responsabilità che spinga a riformare la politica dall’interno, perchè ora come ora è inservibile. Ma di sicuro non è cavalcando il malcontento popolare che si rispecchia nel “i politici son tutti ladri” che si risolve qualcosa. La nuova generazione che sta crescendo deve offrire prontamente il ricambio ai loro padri, colpevoli di aver affossato l’Italia, e i partiti devono diventare di nuovo centri di dialogo e discussione. La riforma deve avvenire con i partiti, con il sangue freddo, con la moderazione. Gli estremismi (anche quelli antipolitici) non portano a nulla, fanno solo male. E in questo momento non abbiamo bisogno di farcene ancora.

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