Attentato di Brindisi: forse il gesto di un folle Reviewed by Momizat on . Secondo gli investigatori impegnati nelle indagini sull'attentato di Brindisi, non si può escludere che l'attentato "sia il gesto di un folle". Ieri il sindaco Secondo gli investigatori impegnati nelle indagini sull'attentato di Brindisi, non si può escludere che l'attentato "sia il gesto di un folle". Ieri il sindaco Rating:
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Attentato di Brindisi: forse il gesto di un folle

Secondo gli investigatori impegnati nelle indagini sull’attentato di Brindisi, non si può escludere che l’attentato “sia il gesto di un folle”. Ieri il sindaco di Brindisi ha detto che la responsabilità era certamente della mafia, vista la scelta di luoghi e tempi e tutti gli sono andati dietro. Del resto in questi giorni ricorre l’anniversario della morte di Giovanni Falcone, ed è stato diretto proprio ad una scuola intitolata a quest’ultimo e alla moglie. La scuola oltretutto si trova a pochi passi dal tribunale, si è distinta nella lotta alla mafia vincendo un concorso sulla legalità, ed è stata colpita proprio nel giorno in cui stava per arrivare la carovana antimafia.
Tuttavia gli inquirenti faticano a incastrare alcuni pezzi di questo intricato puzzle, perché la pista mafiosa contraddice alcune evidenze emerse dalle indagini:

1) La bomba consiste in alcune bombole di GPL fatte esplodere forse a distanza o forse con un timer, ma la mafia ha grande disponibilità di mezzi e di denaro e non avrebbe alcun problema a reperire esplosivi ad alto potenziale molto più adatti. Tutti hanno in mente la voragine apertasi sotto la macchina di Falcone, o i danni di via D’Amelio e in via dei Georgofili. Questa volta l’attentato è stato compiuto con un ordigno rudimentale e non se ne spiega la ragione.

2) Manca il movente. Per quanto la Sacra Corona Unita possa essere intenzionata a ricattare lo stato come fece Riina nel ’92-’93, far esplodere una bomba contro dei ragazzini, in un territorio che lei stessa controlla, sarebbe un vero autogol. I mafiosi in carcere sono stati chiari: “State perdendo tempo. Noi non c’entriamo”. Secondo gli esperti, inoltre, l’organizzazione è in difficoltà e da anni cerca consenso tra la popolazione. Compiere un atto così efferato da non avere precedenti né nella storia del terrorismo di ambo le parti, né nella storia della mafia, non avrebbe alcun senso.

Tenendo conto di tutto ciò, la possibilità che si tratti del gesto di un folle, di un outsider, torna a prendere piede: forse vi è un movente “passionale”, forse è soltanto il risultato di una mente disturbata o di una cellula mafiosa impazzita, questo ancora non è chiaro. Quel che è certo è che la risposta sembra essere meno scontata di quanto sembrava inizialmente.
La pistola fumante, comunque, è stata trovata: l’attentatore sarebbe stato ripreso in almeno un video. E forse già oggi o domani sapremo qual’è la matrice di questo odioso, quanto vigliacco, gesto criminale.

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