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Attentato di Brindisi: lo Stato si “dimentica” di aiutare alcune famiglie

Neppure il tempo di gioire per una buona notizia che subito ne arriva una nuova ad offuscarla. Veronica, la ragazza rimasta in fin di vita a causa della bomba fatta esplodere alla scuola Falcone-Morvillo di Brindisi, è finalmente tornata a casa dopo due mesi e mezzo passati a Pisa, tra ospedale, istituti di riabilitazione e centri termali, per cercare di curare la sua cute ustionata. Durante la trasferta la famiglia ha potuto usufruire di parte del finanziamento straordinario di 200.000 euro che la Regione Puglia ha messo a disposizione di alcune famiglie delle vittime.

Abbiamo detto alcune famiglie non per caso, ma perché le istituzioni si sono letteralmente “dimenticate” di quegli studenti che non sono residenti a Mesagne, per i quali, pare, i loro comuni non hanno richiesto alcun finanziamento. E così la famiglia di Anna, 18 anni, che a causa dell’esplosione ha perso quasi completamente l’udito, è stata abbandonata dallo Stato. E insieme alla famiglia di Anna, anche quelle di Aurora, Andrea e Alessandra, hanno dovuto sostenere costi molto elevati a causa delle numerose trasferte verso ospedali maggiormente attrezzati, o per l’assistenza psicologica, che hanno dovuto pagare di tasca propria perché i loro figli non figurano ancora nella lista delle parti offese stilata dalla Procura.

A seguito dell’indignazione popolare di fronte a una notizia come questa, negli ultimi giorni la Regione Puglia ha fatto sapere che si sta attivando per aiutare anche queste famiglie, che finora sono rimaste escluse. Meglio tardi che mai, si dirà. Eppure, vedere la politica che in queste settimane rispolverava sentimenti paterni e si lanciava in promesse altisonanti, e poi scoprire che negli stessi giorni quattro famiglie delle vittime hanno dovuto indebitarsi per pagare ai loro figli le dovute cure, sta facendo girare i cabasisi a molti italiani.

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