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Consenso bulgaro per Tosi: l’analisi del voto

Luigi Castelletti in diretta al Tg Telenuovo ha fatto una interessante similitudine tra “le elezioni amministrative e una partita di calcio: si gioca la domenica e al lunedì tutti danno le pagelle e si scaricano/prendono le responsabilità del caso”. Riparto da questa frase per analizzare nel dettaglio il voto delle amministrative di domenica e lunedì, con le debite considerazioni del caso. Non mi spingo a dare i voti, come farebbe il miglior Biscardi, quello sarebbe eccessivo. Precisazione d’obbligo: i dati sono quelli parziali del momento in cui questo articolo è stato scritto (ore 21:30). Probabile che le percentuali siano leggermente variabili.

 

Prima di tutto, partiamo dal vincitore Flavio Tosi. Nonostante ci fosse un po’ di timore su qualche ballottaggio, la sua presenza sullo “scranno” di Palazzo Barbieri non era in dubbio. Il fatto che l’abbia ottenuta al primo turno nemmeno, e rinforza il ruolo primario che ha questo politico non solo a livello provinciale o regionale. Secondo qualcuno Tosi è l’uomo giusto per rompere il Cerchio Magico. Maroni è il suo padre spirituale, lui la mano che agisce.

Oggettivamente, va detto che neppure i più ottimisti nell’opposizione avrebbero pensato ad un ruolo di sindaco per qualcuno che non fosse Tosi. Occorre precisare che mancavano anche gli argomenti per criticare un sindaco che, volenti o nolenti, bisogna riconoscere come un buon amministratore a livello provinciale e con la strada spianata a livello romano (o padano?). Se tutti, dai pensionati ai parti di cattolici fino ad arrivare ad ex pidiellini l’hanno sostenuto bisogna capire certe cose. In questo senso è emblematica la battaglia elettorale che Luigi Castelletti ha portato avanti contro Tosi, ribadendo il suo eccessivo amore per le interviste televisive nei salotti dei talk-shows in prima serata. Scadendo in maniera enorme. Ma evidentemente mancavano gli argomenti giusti, non a caso Castelletti è stato il più grande sconfitto.

Tosi si porta avanti con una percentuale vicina al 59 %, in leggerissima flessione rispetto alle ultime amministrative. Ma non dimentichiamoci che in quel periodo in Italia era esplosa la Berlusconi-mania, con un grande consenso per il premier, e che Tosi era sostenuto da una coalizione tra cui anche il Pdl. Ora questo risultato lo fa da solo. Ma proprio da solo come persona. Fa scalpore che il primo “partito” di coalizione sia la sua Lista Civica. Niente di nuovo se pensiamo che anche nel 2007 fu così. Ma se vediamo una Lista Tosi al 38 % ed una Lega Nord (secondo partito di coalizione) al 10 %, capiamo gli squilibri. Tosi ha polarizzato su di sè un consenso enorme, che va al di là delle indicazioni di partito. Lui è l’uomo forte di Verona, lui ha saputo combattere con Bossi per vedere riconosciuta la sua civica alle amministrative, lui è stato in grado di staccarsi al momento giusto, ed in tempi non sospetti, dal movimento centrale della Lega che supportava Berlusconi, lui è definito il più “democristiano moderato” dei leghisti. Chiaramente un voto così disparato ha due motivazioni di fondo: la Lega Nord non è apparentemente stata capace di riassorbire il tracollo “The Family” perdendo moltissimi voti come Belsito ha perso i soldi da restituire allo Stato dopo l’inchiesta. E Tosi, che ha saputo smarcarsi dalla sede centrale, ne ha beneficiato. Perchè sarà anche vero che, come dice il vicepresidente della Provincia Venturi (Lega) “Tosi è la Lega” (anche se sarebbe più giusto dire il contrario alla luce dei risultati), ma senza il bagaglio del 38 % di voti non si andava lontano. Tosi ha la certezza di essere amato e seguito anche al di là del suo partito. In un mondo molto fantacalcistico portebbe addirittura decidere di governare da solo lasciando a piedi la Lega e nessuno ne sentirebbe la differenza. La strada è segnata per questo politico che in meno 15 anni di politica ha già raccolto l’assessorato veneto alla Sanità (il più ambito), la presidenza di Liga Veneta ed il bis alla carica di sindaco.

Tra gli altri voti che hanno aiutato il sindaco uscente non ci sono grosse novità. Spicca la percentuale di Pieralfonso Fratta Pasini, ex fondatore di Forza Italia in città e creatore di una civica a favore di Tosi, vicina all’1,8 %. Pensionati di poco sotto, Alleanza Per Verona all’ 1,22.

 

Secondo arrivato, ma non per questo necessariamente contento, è Michele Bertucco. Se si sapeva che Verona non è mai stata tradizionalmente una città “mancina”, mai ci si sarebbe aspettato un tracollo di consensi simile. Se il Pd rispetto alle ultime elezioni fatte in città perde circa 9 punti percentuali ed è sotto addirittura del 12 % rispetto ai più ottimistici sondaggi, occorre riflettere sul ruolo della sinistra a Verona. Dato eclatante è il risultato della Federazione delle Sinistre: nel 2007 corse da sola e prese il 1,2 %, oggi correva con Bertucco e raccoglie un misero 0,8 %. L’Italia dei Valori resta sotto i valori sperati (la si dava circa al 6 %) attestandosi su un 1,7 %. Sel delude con il 2,5 %. Solo il Pd resiste con il 14 % e si conferma primo partito (non civica) della città. Ma vede di molto ridimensionato il suo consenso. Parzialmente salve le due civiche Forti per Verona (0,6 %) e Piazzapulita (2,3 % ). Questo risultato è chiaro che nessuno se lo sarebbe aspettato. Si dava Bertucco, uomo trasversale alle Sinistre data la sua esperienza in Legambiente, verso il 25 %. Subisce un duro colpo anche quello che era il progetto attorno a Michele Bertucco, vale a dire la riunificazione dell sinistre sotto un “papa straniero”. Diciamo pure che Verona non è mai stata di sinistra, diciamo pure che quando hai Tosi davanti perdi sempre. Ma un po’ di più dal Pd e dalla coalizione era lecito attenderselo.

 

Bertucco è laconico a riguardo : “Abbiamo perso tanti voti. Tosi ci ha rubato i moderati orientati a sinistra, Benciolini altri voti”. E’ proprio Gianni Benciolini la sorpresa di queste elezioni. Mentre Sarego festeggia il primo sindaco “grillino”, il Movimento 5 Stelle manda a Verona dei consiglieri a Palazzo Barbieri. Che era proprio l’obiettivo di Grillo prima di queste elezioni. Ma se i sondaggi davano questo movimento al 5 % e poi lo si ritrova terza forza con il 9 % vuol dire che è cresciuta in una sola settimana la protesta. Sommiamo questa votazione al 30 % di non votanti e capiamo a che livello sia la sfiducia nel sistema partitico tradizionale. Dato che deve far riflettere è la scarsità di preferenze che il Movimento ha raccolto. Più che votare una singola personalità si vota il Movimento. Questa elezione sicuramente è per certi versi storica, darà certamente molto filo da torcere. Aspettiamo con pazienza e cautela, chissà che Palazzo Barbieri non appaia propenso ad ascoltare i “grillini”.

 

Sconfitto vero è Luigi Castelletti. Evidentemente non è l’uomo giusto per Verona se pensiamo che nel 2007 fu costretto a ritirarsi ed ora prende un miserissimo 9 % (al di sotto del voto di coalizione). Prendendo in prestito la frase di Uboldi (Pd), possiamo affermare che “il Centro è morto”. Pensiamo a François Bayrou dei MoDem che in Francia dimezza i suoi consensi, pensiamo alla Grecia e alla supremazia di radicali e neonazisti, pensiamo a Verona dove l’Udc si becca un 3 % e Fli un 0,3 %. Il Pdl non supera il 5 %. Partono i processi, con Bendinelli (che avrebbe dovuto essere il candidato del Pdl prima della scelta unitaria con Castelletti) molto attivo nell’attaccare i fratelli Giorgetti per alcune scelte elettorali, imponendo una riflessione attenta ed immediata “prima di evitare la bancarotta politica”. I Giorgetti si trincerano dietro quei (pochi) comuni in cui il Pdl ha vinto (vedi Gorizia a livello nazionale), per certi versi quasi rifiutandosi di guardare la realtà. A livello cittadino il Pdl ha perso su larga scala una percentuale enorme di voti, e le colpe vanno attribuite solo in parte anche alla mancanza di fascino mediatico di Castelletti stesso. Gli altri partiti raccolgono percentuali minime e non considerabili .

 

E quindi? A Palazzo Barbieri esce un consiglio “tosiano”, non leghista, in lungo ed in largo. Un folto gruppo di consiglieri (in larga parte fuoriusciti da altri partiti) della Civica sarà presente sui banchi della maggioranza. Non dimenticandosi le (sicuramente inferiori alle attese) camice verdi della Lega. Una opposizione molto frantumata è poi il secondo risultato di queste elezioni. Tosi potrebbe polarizzare anche i consiglieri del Pdl eletti (alle 21:30 risultavano in vantaggio su tutti Padovani e Sboarina) che condividevano con lui l’amministrazione precedente. Oppure potrebbe tranquillamente vivere da solo con la sua Civica. Il popolo si è così espresso. Rispettare il responso delle urne è il primo imperativo, il secondo è accettare il dialogo per migliorare Verona.

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