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Cosentino e la mafia. Fumus persecutionis?

Giovedì scorso la Camera ha deciso di non confermare l’arresto preventivo all’ On. Cosentino. L’Onorevole è indagato dalla procura di Napoli per concorso esterno in associazione mafiosa, in particolare egli è accusato di essere il referente politico del clan dei Casalesi.

Le indagini su Cosentino riguardano tre filoni differenti: i presunti brogli elettorali nelle elezioni del 2007 e del 2010, una presunta attività di imprenditoria mafiosa e la costruzione del centro commerciale “Principe” che ha ottenuto finanziamenti per 5,5 milioni, grazie a funzionari di banca compiacenti.

Cosentino avrebbe favorito la concessione edilizia irregolare per la costruzione del centro commerciale e si sarebbe recato personalmente, insieme a Cesaro, in Unicredit sollecitando la concessione del credito. Per il voto di scambio, invece, il meccanismo era questo: duplicazione della scheda di malati di mente o di detenuti. In assenza di documento, sarebbe stato permesso il voto, su falsa attestazione da parte di componenti del seggio elettorale; oppure, si sarebbe fatto ricorso alla “scheda ballerina”, ovvero portare all’esterno una scheda bianca da votare e da dare a cittadini che, a loro volta, avrebbero dovuto portare fuori del seggio la propria scheda bianca. In cambio sarebbero state garantite alcune assunzioni o pagati 50 o 100 euro.

La Camera lo ha assolto a causa, dicono loro, di fumus persecutionis, cioè i parlamentari hanno considerato l’indagine su Cosentino una persecuzione ai suoi danni da parte della Magistratura di Napoli. Ma è davvero questa l’unica ragione o la ragione per cui la Camera ha deciso di non convalidare l’arresto di Cosentino? Infatti egli ha un ruolo chiave all’interno del Pdl, è il coordinatore Pdl per la Regione Campania ed è considerato un pezzo grosso da tutti.

Tralasciando il fatto che, a livello famigliare, Cosentino è molto legato alle famiglie Diana e Schiavone, due tra le più note famiglie di camorristi di Casal di Principe, secondo la procura egli sarebbe dal 1980 il referente politico-istituzionale del clan dei Casalesi. Molti pentiti hanno dichiarato infatti che Cosentino riceveva puntuale sostegno elettorale da parte del gruppo camorrista, dalle elezioni del 1990 che videro Cosentino diventare consigliere provinciale di Caserta, fino alle elezioni del 1996 grazie alle quali Cosentino diventò deputato per la lista Forza Italia. Da quì fu una totale ascesa, diventò vicecoordinatore e successivamente coordinatore di Forza Italia per la Regione Campania. Dario De Simone ha ricostruito la vicenda dell’appoggio politico del 1996: “Mi chiese di aiutarlo nella campagna elettorale. Io mi diedi da fare. Parlai con il coordinatore nella zona di Forza Italia. Ho parlato anche con Walter Schiavone, Vincenzo Zagaria, Vincenzo Schiavone (oggi tutti detenuti e considerati elementi di spicco del clan): tutte persone che per altro ben conoscevano il Cosentino. Un buon gruppo di noi frequentava il club Napoli di Casale, circolo che frequentava anche il Cosentino. Durante la latitanza, io e Walter Schiavone abbiamo dormito spesso lì”. Ovviamente Cosentino dovette sdebitarsi, a tal proposito , dopo il processo Spartacus, De Simone ancora racconta: “Cosentino mi riferì che la vittoria della coalizione di Forza Italia avrebbe sicuramente comportato un alleggerimento della pressione nei nostri confronti e in particolare si riferiva alle disposizioni di legge su collaboranti di giustizia”. Dagli interrogatori di diversi pentiti, emerse anche il fatto che Cosentino fu il referente per gli appalti pubblici della famiglia Schiavone, a raccontarlo è  proprio il pentito Carmine Schiavone, fratello di Sandokan. Interessante è anche la deposizione del pentito Domenico Frascogna. Nel 1998 il pentito ha raccontato ai pm che Cosentino è stato il postino dei messaggi del boss Francesco Schiavone: in pratica il coordinatore regionale del Pdl sarebbe stato colui preposto a trasmettere gli ordini del capoclan. Vediamo di capire meglio quanto raccontato da Frascogna. Siamo verso la fine del 1995. In quel periodo Schiavone, ora rinchiuso nel regime di isolamento e condannato a tre ergastoli per reati che vanno da associazione camorristica a omicidio, è latitante. Nello stesso periodo Cosentino è consigliere regionale e sta preparando il grande salto in Parlamento, che gli riuscirà l’anno seguente. Secondo il racconto di Frascogna, quando Sandokan vuole comunicare qualcosa a qualcuno, si rivolge a Mario Natale, avvocato arrestato tempo fa con l’accusa di essere il cassiere dei Casalesi. Ebbene, secondo il racconto di Frascogna, molto spesso Natale era in compagnia di Cosentino e insieme si recavano a casa di altri boss per consegnare la lettera del capo (latitante).

Secondo i magistrati Nicola Cosentino si troverebbe in mezzo anche ad una vicenda di sversamenti illeciti, riguardante la costruzione dell’inceneritore di Santa Maria La Fossa e il presunto controllo assoluto delle assunzioni e degli incarichi all’interno della Eco4, la società dei rifiuti del casertano.  I fratelli Orsi, Michele e Sergio, erano gli imprenditori che gestivano varie società, tra cui la Ce4 e la Eco 4. Quest’ultima è stata per anni il braccio operativo per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti del consorzio Ce4, consorzio che raggruppa 18 comuni dell’area casertana. Queste due società, secondo gli inquirenti, erano di proprietà dei Casalesi; mentre si ritiene che Cosentino esercitasse il “reale potere direttivo”. A confermarlo ci sarebbero molte intercettazioni e dichiarazioni. Quando nel 2006 i fratelli Orsi finiscono in carcere, escono delle verità scottanti su Cosentino e sul controllo del ciclo dei rifiuti casertano, infatti Michele decide di collaborare con la giustizia, ma viene ucciso poco dopo. Il commento di Saviano fu: “Orsi è stato ucciso perchè stava parlando dei rapporti tra il clan dei casalesi e la politica”. Secondo le dichiarazioni rese da Gaetano Vassallo, tesserato di Forza Italia, socio dell’Eco4, portavoce della famiglia camorristica dei Bidognetti, Cosentino ebbe un ruolo chiave nella costruzione dell’ inceneritore di Santa Maria La Fossa, che fu un vero e proprio affare per la famiglia Schiavone, la famiglia più importante dei Casalesi. Insomma Cosentino, per sdebitarsi dell’appoggio elettorale, avrebbe avvantaggiato gli Schiavone nell’affare.

Troppi rapporti tra mafia e politica (una certa politica) e come da copione si coprono l’un l’altra.

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