Cui prodest? Reviewed by Momizat on . Curioso come in questi tempi, incerti e oscuri, si abbia ancora voglia di dare credito a fatti ed eventi che, tutto sommato, risultano essere irrilevanti. Mi ri Curioso come in questi tempi, incerti e oscuri, si abbia ancora voglia di dare credito a fatti ed eventi che, tutto sommato, risultano essere irrilevanti. Mi ri Rating:
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Cui prodest?

Curioso come in questi tempi, incerti e oscuri, si abbia ancora voglia di dare credito a fatti ed eventi che, tutto sommato, risultano essere irrilevanti.

Mi riferisco allo spettacolo futurista, o quasi, inscenato da Beppe Grillo mercoledì mattina.

Non mi soffermerò sui particolari dell’ “impresa”, non ce n’è bisogno: i fatti sono stati esplicati al meglio dai tanto quotidiani nazionali. Ciò che mi interessa è evidenziare i meccanismi (antropologici?) che questa manifestazione folcloristica cela.

L’esibizione di Grillo ricalca quell’esibizionismo tipico di certi dittatori. Innegabile come la mente torni alla battaglia del grano di Mussolini, o al più recente judoka Vladimir Putin. Naturalmente Grillo non è un dittatore, questo bisogna riconoscerlo, ma è lampante come i suoi modi di fare, tipicamente populisti, ricalchino quelli dei caudilli dell’America Latina o di personaggi simili.

Sarebbe interessante analizzare la trovata di Grillo da un mero punto di vista estetico. Ma alla fine a chi interessa? È palese che l’avventatezza dell’agire riveli l’autoreferenzialità del personaggio in questione. La politica si fa con le idee, con la responsabilità e, naturalmente, con i fatti. Ma quali fatti? Non certo una traversata dello Stretto. Questa traversata è solo l’ennesimo epiteto di una cultura che fonda le proprie radici sulla farsa, sull’ipocrisia borghese, fatta di simulacri e colori chiassosi. Questo esibizionismo, dunque, non è nulla di nuovo: la cara vecchia società italiana, fatta di imbonitori e meretrici è viva più che mai. I tratti del populismo di Beppe Grillo si esplicano al meglio attraverso i contenuti del suo linguaggio salace e contorto: “Questo è il terzo sbarco in Sicilia, Garibaldi ha portato i Savoia e gli americani la mafia, ma nessuno è venuto a nuoto!”. Accostare i Savoia alla mafia implicando, fra l’altro, la malafede di un patriota come Giuseppe Garibaldi, appare superficiale, quanto ridicolo. Del resto i populisti (e i ciarlatani) ragionano non con la testa, o con il cuore, ma con la pancia. Grillo è uno di loro, un caudillo italiano. Certo, non ha la prestanza di un Mussolini o di un Putin, non il carisma di un Castro ma, dopotutto, ci sa fare. I suoi slanci ginnici non incantano per la loro fisicità o bellezza, ma per la loro normalità. La normalità nell’eccezionalità dell’evento. Grillo rivela il proprio corpo (il corpo del capo), la propria “materia umana”, attraverso la traversata dello Stretto, cercando di convincere non tanto la mente (o il cuore) dei meridionali, ma la loro pancia ormai indigesta, abituata a convivere con criminali e malgoverno. Grillo è così, né più né meno. Resta da capire come queste dimostrazioni da italietta borbonica possano ancora convincere gli italiani. Soprattutto quali italiani.

A tal proposito sembra che Federica Pellegrini abbia inviato un sms a Grillo complimentandosi della sua impresa. Tutto quadra.

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