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“Finchè ce n’è viva il Re! Ma se non c’è più….”

Erano chiamati “Anni di piombo”. Minacce, sequestri, bombe, stragi, omicidi: l’Italia era dilaniata da lotte intestine, da rivalità politiche, culturali ed ideologiche, mentre lo Stato pareva troppo spesso chiudere un occhio, forse anche due, opporsi blandamente alle stragi politiche, ai delitti mafiosi, qualcuno dice addirittura tollerarli (“strategia della tensione”, riportano timidamente certi manuali di storia). Piazza Loggia, Piazza Fontana, la Stazione di Bologna, il caso Moro, i fascisti e le Br, la P2 e la Banda della Magliana, la Chiesa e la Mafia. Esattamente vent’anni fa il culmine, con la trucidazione annunciata, e non evitata, di Falcone e Borsellino. Poi accade qualcosa: Tangentopoli, la Prima Repubblica che crolla (ma non scompare), nuovi partiti, nuovi tempi, Berlusconi e la demagogia più pura, nuovi modi di fare politica, la tv commerciale, il populismo, il conformismo, la globalizzazione e l’economia occidentale al proprio zenit. Soldi, immagini, bella vita. Si sta bene, o si crede di stare bene. E questo fiume di sangue (esclusi pochi casi isolati) pare fermarsi: le bombe smettono di esplodere, fascisti e comunisti si riciclano in nuovi partiti “moderati”(ah, il bel trasformismo all’italiana!), qualche vecchio boss mafioso entra in carcere, e va bene così. Le lotte e le ideologie sono fuori moda, ora contano i soldi, le amicizie, la bella vita, le clientele politiche, una mano che lava l’altra, vivere da ricchi, mangiare fino a scoppiare, fare i trenini della televisione e costruire palazzi abusivi, tutti felici e contenti! Il popolo è (crede di essere?) contento: così dicono in televisione, i soldi girano, le veline mostrano i fianchi, i presentatori i sorrisi, tutto si paga a rate, il modello culturale global-berlusconiano diffonde la sua beata estetica-anestetica; e perchè far scoppiare bombe, con tutto quel chiasso, quando è più “cool” rubare, lasciarsi corrompere, evadere le tasse, sparare slogan preconfezionati anziché proiettili, entrare in politica anziché in associazioni a delinquere o gruppi sovversivi? La violenza sociale si, c’è ancora, ma molto più pacata, plastificata, più sottile, discreta, moderna….niente rumore, niente clamore, si fa nell’ombra. Poche bombe, molto fango.
Poi…accadono una serie di eventi: l’impero Berlusconi crolla, lasciando dietro di sé le sue ingombranti macerie e le sue bugie, la moralissima Lega non si rivela tale, la Sinistra è già crollata da tempo, tutta la politica è nella palude più profonda. I politici rubano, tutti fanno i propri interessi: si è scoperta improvvisamente l’acqua calda, ed il malcontento popolare cresce. Ci si ritrova imposto un governo di tecnici che per salvare un malato terminale come l’Italia deve fare operazioni drastiche e dolorose, ed il malcontento popolare aumenta ancora. L’economia internazionale è in crisi, il mercato italiano si inceppa, la borsa crolla, i soldi non girano più nelle tasche bucate degli italiani ed il malcontento popolare s’impenna: “fin che ce n’è viva il re…ma quando non c’è più…”ecco i problemi. Persone che hanno condotto certi ritmi di vita non possono più continuare, spuntano assegni a vuoto, grossi debiti, incapacità di pagare, difficoltà ad arrivare a fine mese. Le fabbriche licenziano, i negozi chiudono, tagli sociali, le tasse aumentano ed ora il popolo si arrabbia veramente: “Com’è possibile? Ci hanno ingannato! Vergogna!”. E quando ci sono rabbia e disperazione ecco che riaffiora la violenza, quella più pura, quella più immediata, più eclatante: rapine, sequestri, gambizzazioni, suicidi, omicidi (non serve riportare tutti i recenti fatti di cronaca), ed ora anche le bombe! Bombe che esplodono ed uccidono, bombe sempre più pazze ed audaci, che non si limitano ad obbiettivi politici ma osano colpire a caso, o peggio, rivolte volutamente verso innocenti, come nel caso della scuola di Brindisi. E quando le bombe, che siano opera di singoli o di gruppi, di pazzi o di mafiosi, iniziano a bersagliare anche gli innocenti, ecco che riemergono la paura e la tensione!
Due conclusioni possibili a questo articolo. La prima, pessimistica: in passato quasi ogni dittatura o governo reazionario è scaturito da un clima di crisi economica e sociale, di paura e tensione, di spinte anarchiche e carenze istituzionali, di timore verso un nemico interno e voglia di moralizzazione, di bisogno di ordine e bisogno di forza. Gli elementi, oggi, ci sono tutti, in varia misura. Lo so, è solo un incubo, una possibilità molto remota. Ma anche le bombe contro i ragazzini o la difficoltà a dar da mangiare ai propri figli, fino a poco fa, parevano solo un incubo, una possibilità molto remota. La seconda, ottimistica: forse lo Stato riuscirà a reagire con buon senso a questa escalation di violenza, si puniranno i colpevoli e si tuteleranno gli innocenti, le politica recupererà un minimo di dignità, il mercato ricomincerà a girare (magari in maniera un tantino più intelligente ed equa), questa crisi un po’ alla volta passerà, come tante altre, e staremo tutti meglio.
Io voglio credere in questa seconda opzione. Forse la realtà ce ne proporrà una terza. Stiamo a vedere.

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