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I cretini che di “Padano” conoscono solo il Grana

Ogni tanto una nuova perla di saggezza. Ogni tanto una calma, pacata, educata, riflessione storico-politica. L’ultima è di qualche giorno fa: Vi ricordate quando qualcuno disse che la Padania non esiste? C’è ancora qualche cretino che lo dice. Grazie Umberto, ne sentivamo decisamente la necessità. Del resto se l’Italia pullula di cretini che ci possiamo fare? Non tutti gli italiani hanno la fortuna di avere un figlio che ci trasferisce la sua sapienza, avendo studiato nelle rinomate università private albanesi e di leggere le illuminanti tesine di chi ha rifatto per tre volte l’esame di statocertamente per invidia di docenti poco disposti a tollerarne la genialità.

No, molti italiani, purtroppo, non avendo un simile luminare in casa e un partito disposto a pagare gli studi universitari all’estero, devono accontentarsi di studiare nelle scuole italiane e di leggere libri scritti da storici italiani, perdendosi il revisionismo storico albanese. E i cretini, dentro questi libri, per quanto la cerchino, la Padania proprio non la trovano. Trovano invece il termine Italia, nonostante molti leghisti dicano che si trattò di un’invenzione risorgimentale.

La Prefettura d'Italia durante il periodo bizantino.

Scoprono, i cretini, che quando l’imperatore Diocleaziano riformò le strutture di governo dell’impero tramite la riforma tetrarchica, una delle provincie che creò fu proprio la Praefectura Praetorio Italiae, comprendente la Diocesi d’Italia, che aveva un’estensione sorprendentemente simile a quella dell’Italia di oggi, comprese la Sardegna e la Sicilia. Era il 293 d.C.

Scoprono, ancora, che quando il re longobardo Autari volle riunificare l’Italia, non si fermò certo al Po, ma arrivò fino a Reggio Calabria, e toccando la famosa Colonna Reggina si proclamò Re d’Italia. Lasciò fuori i siciliani non perché terroni, ma perché pare che i longobardi non amassero il mare. Era il 583 d.C. 

In compenso Alberto da Giussano, rispolverato da un pessimo film del 2009 voluto dalla Lega, costato alle casse dello stato italiano (non padano) ben 1.600.000 € mai rientrati, non è mai esistito. E la bella statua che a Legnano lo immortala mentre con un braccio tiene la spada e con l’altro lo scudo, è stata costruita nel 1862 su esortazione, ironia della sorte, del padanissimo Garibaldi.

I comuni che nel 1167 a Pontida fondarono la Lega Lombarda, avevano appena smesso di combattersi prima del giuramento e continuarono a farlo anche dopo, e pure di più, perché all’epoca esistevano Venezia, Milano, Verona, Genova, Mantova, ma cosa fosse la Padania non lo sapeva proprio nessuno. Cosa fosse l’Italia invece lo si sapeva, e quando Dante nel Purgatorio lamenterà la condizione della serva Italia, di dolore ostello, qualche verso più avanti piangerà per la situazione dell’italianissima Roma (dimenticandosi di aggiungere ladrona, anche se avrebbe comunque fatto rima).
Inoltre, se il diversamente alfabetizzato Umberto Bossi non è riuscito a capire che la schiava di Roma dell’Inno di Mameli è la Vittoria, e non l’Italia, come ha giustamente fatto notare Benigni, riuscendo dunque a confondersi perfino leggendo un inno che ormai in gran parte è fatto soltanto di popopò popopò, francamente ci chiediamo che fatica avrà fatto a leggere e capire la costituzione che ha giurato di rispettare.

Beninteso, ciascuno è libero di esprimere le proprie opinioni e di lamentarsi di ciò che vuole, ma non si capisce perché per invocare meno tasse e più autonomia ci si debba necessariamente inventare di sana pianta uno stato che non è più reale di Paperopoli o di Gotham City, accusando pure di cretinaggine chi giustamente non ne ammette l’esistenza. E non si capisce neppure perché si dovrebbe rimanere in silenzio mentre la Storia viene strapazzata a piacimento come se fosse una delle tante zoccolette danzanti alle feste di Arcore.
Comunque sia, noi cretini, che siamo democratici e liberali, vogliamo difendere la libertà di critica e di espressione anche quando è forte. Perciò, se Bossi padre e Bossi figlio vorranno esporre le loro analisi storiografiche in coda ai commenti, saremo felicissimi di leggerle. Per firmarsi possono usare la solita X.

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