Incontro con Agnes Heller: come fare della filosofia una scelta di vita Reviewed by Momizat on .   Chi pensava che la filosofia fosse solo vecchi libri enormi chiusi in una libreria dovrà fare un passo indietro. Chi pensava che i filosofi fossero barbo   Chi pensava che la filosofia fosse solo vecchi libri enormi chiusi in una libreria dovrà fare un passo indietro. Chi pensava che i filosofi fossero barbo Rating:
Home » Cronaca » Incontro con Agnes Heller: come fare della filosofia una scelta di vita

Incontro con Agnes Heller: come fare della filosofia una scelta di vita

 

Chi pensava che la filosofia fosse solo vecchi libri enormi chiusi in una libreria dovrà fare un passo indietro. Chi pensava che i filosofi fossero barbosi nonni con pipa e occhiali rotondi dovrà ben ricredersi. Ancora una volta i giovani studenti insegnano una cosa: che la filosofia, nel senso più alto del termine e cioè come ricerca e condivisione di un patrimonio di valori comuni, sa superare le barriere generazionali e linguistiche.

Nella biblioteca comunale di Villafranca di Verona si è svolta una vera “condivisione” di idee e di riflessioni che ha avuto come protagonisti la filosofa ungherese Agnes Heller e gli studenti del liceo villafranchese Enrico Medi, frequentanti prevalentemente gli indirizzi classico e linguistico. Dico condivisione poiché la possibilità per dei ragazzi di porre domande, come è avvenuto in questa occasione, è segnale di una generazione che partecipa attivamente alla ricerca di un sapere comune e, allontanandosi dai banchi di scuola, dimostra di saper mettere nelle proprie domande una parte di se stessa, del proprio mondo e del proprio vissuto. Se poi questo dinamismo dei giovani incontra uno spirito massimamente libero e profondo come quello di Agnes Heller, in grado di ricevere e donare spunti di riflessione alle curiosità dei ragazzi, allora la condivisione si è pienamente realizzata.

Ritratto fotografico di Agnes Heller

 

Il percorso biografico, formativo e speculativo di Agnes Heller è quantomai intenso. La sua vita è stata segnata da circostanze e conoscenze che hanno lasciato il segno: sopravvisse all’Olocausto e poté studiare filosofia presso Gyorgy Lukàcs, dirigente del Partito Comunista Ungherese e autorevole nonché originale interprete della filosofia marxista; fu esclusa dall’insegnamento accademico per il suo impegno nella distinzione del vero marxismo dalle manipolazioni che negli anni ne erano state fatte; non in sintonia con la linea governativa ungherese decise di trasferirsi in Australia nel 1977 dove insegnò Sociologia. Attualmente è docente presso la New School for Social Research di New York e, pur non definendosi più marxista, sostiene ancora la teoria dei bisogni radicali che essa stessa aveva teorizzato negli anni ’70.

Il primo nucleo di domande poste dagli studenti ha a che fare con il suo approccio alla filosofia: cos’è una “persona buona”, com’è da intendere la felicità, cosa significhi essere filosofi. La conversazione tocca il dialogo platonico “Gorgia”: ad un Callicle che preferisce il compiere una cattiva azione al subirla Socrate prescrive di subire torto piuttosto di farlo se vuole essere una persona buona. Della felicità è pressoché impossibile dar definizione unica: la Heller ricorda ai giovani come la dimensione felicità sia variabile nella storia (e, potremmo aggiungere, essa sia espressione di un certo momento storico). Se nell’antichità era il padre ricco e sano ad essere felice, oggi la felicità ha guadagnato una dimensione massimamente soggettiva e legata a singoli momenti, a cose precise. Agnes Heller ricorda ai ragazzi la necessità di compiere una scelta di vita. Questa scelta può, fra l’altro, essere la filosofia. Occorre, dice lei, quella capacità di conoscere se stessi e di lottare per realizzarsi. Se la filosofia è “il nostro tempo espresso come concetto” (Hegel), chi volesse fare il filosofo deve osservare, criticare, ascoltare la tradizione filosofica senza farne una vuota nozione: ma prima di tutto occorre partire da se stessi, con rettitudine morale ed intellettuale.

La teoria dei bisogni è uno degli aspetti del suo pensiero che maggiormente ha segnato la sua vita di pensatrice libera e docente. Il senso di quella teoria, che contrassegnò gli anni ’70, può essere ancora valido se è stato d’ispirazione a qualcuno per un cambiamento, un miglioramento, un agire morale. Alla domanda sulla filosofia di Gustav Anders e sullo sviluppo tecnico che sfocerà nella distruzione del mondo, lei risponde in maniera decisa che si sta manifestando sempre più fortemente la contraddizione tra sviluppo e danno ambientale ed invoca l’intervento legislativo per permettere alla tecnologia di continuare la sua evoluzione ma nei limiti di una eticità vera, non distruttiva. Pur non ritenendosi più marxista, Agnes non rinuncia, su richiesta dei ragazzi, a ribadire quella che è stata una parte essenziale della sua attività filosofica: la purificazione della teoria marxista originale da fraintendimenti e aggiunte. Così identifica la teoria di Karl Marx con tre punti: la designazione di un progetto realistico (secondo lei, già quasi interamente avveratosi nelle sue previsioni), l’elemento utopico, cioè la chiave d’accesso al cambiamento ed una certa “tensione anarchica alla libertà” che era ben accolta dalle masse tedesche di fine Ottocento. Tuttavia questi tre fattori, in sé nucleo originale della dottrina marxista, vennero alterati da Lenin, artefice del partito totalitario novecentesco ed ispiratore (se non “modello”) dei totalitarismi di altro segno politico. Ad ogni modo, ribadisce la Heller, il capitale è innanzitutto un tipo di relazione sociale e non è pensabile che possa avvenire la redistribuzione delle ricchezze senza che prima queste siano state ottenute: tale è l’anomalia del caso sovietico che vide nascere prima il comunismo e solo dopo il capitale e l’industrializzazione.

Quindi la conversazione passa all’attualità in Ungheria: alla Heller viene chiesto un giudizio politico valutativo sull’Ungheria. Benché essa stessa si rifiuti di parlare di fascismo (non essendo presenti la pena di morte, la propensione ad una guerra o la chiusura dei confini), tuttavia tende ad attribuire alla situazione politica ungherese tendenze di tipo accentratore del potere. Sullo sfondo, una opposizione debole, una stampa e l’educazione pilotate e l’arma del nazionalismo favoriscono, secondo Agnes Heller, il successo politico di certe forze agli occhi del popolo.

Le ultime domande vertono su temi di attualità a livello globale, senza tuttavia mai trascendere gli aspetti particolari dei singoli paesi. Innanzitutto si riflette sul ruolo della comunicazione e su come questa abbia pesanti ricadute nella politica. Si passa poi ad uno sguardo sugli Stati Uniti d’America: la filosofa rileva uno scontro fra gli ideali liberali della Costituzione americana e le forti idee conservatrici che stanno venendo maturate nella patria del “sogno americano”. Conservatorismo che, dice lei, ritroviamo ad esempio in alcune campagne elettorali impostate contro l’emancipazione femminile. Un pensiero va al movimento femminista internazionale: l’emancipazione delle donne rappresenta la più grande rivoluzione della storia e, come tale, è inarrestabile. Accanto a ciò è essenziale non vedere l’uomo come un avversario ma come un compagno di percorso. Poi tocca al ruolo della politica che non sempre riesce a risolvere i problemi delle nazioni: eppure, secondo la Heller, è fondamentale che questi problemi vengano almeno affrontati. Quanto alla religione, si biasima il fatto che spesso venga usata per fini politici e propagandistici.

È di nuovo dedicata all’Ungheria l’ultima interrogazione dell’incontro: ne parlano tanti intellettuali mondiali; tanti si schierano. Ma nell’insieme complesso delle notizie globali, non sempre quelle sull’Ungheria giungono alle orecchie dei lettori. Eppure è essenziale parlarne, ma non solo: diventa essenziale che il popolo stesso prenda coscienza di sé e si prenda cura di se stesso attivamente. Di nuovo torna la consapevolezza di se stessi che aveva aperto l’incontro. Solo in virtù di una consapevolezza di ciò che siamo e ciò che vogliamo potremo metter mano ad una azione di cambiamento: nella fine dell’incontro, il principio di un agire morale autenticamente ed intimamente nostro ma soprattutto universale.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 5.0/5 (1 vote cast)

Incontro con Agnes Heller: come fare della filosofia una scelta di vita, 5.0 out of 5 based on 1 rating

Lascia un Commento

*

© 2012 il Ritaglio.it - Il Ritaglio è un blog ad indirizzo giornalistico e pertanto non è una testata registrata. |

Torna su