La tragedia di Via Cremona Reviewed by Momizat on . Brescia. 21 Maggio 2012. Un mattino.  Sono quasi le 9. Lassù, al sesto piano di quel grigio condominio in Via Cremona a Brescia, vive una famiglia come tante. S Brescia. 21 Maggio 2012. Un mattino.  Sono quasi le 9. Lassù, al sesto piano di quel grigio condominio in Via Cremona a Brescia, vive una famiglia come tante. S Rating:
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La tragedia di Via Cremona

Brescia. 21 Maggio 2012. Un mattino.  Sono quasi le 9.

Lassù, al sesto piano di quel grigio condominio in Via Cremona a Brescia, vive una famiglia come tante.

Sono in quattro.

Mamma Elena, papà Marco, Samuele e la piccola Emanuela.

Apparentemente felici.

Ma qualcosa va storto quel giorno.

Una lite tra i genitori, forse, alla base della tragedia.

Marco non riesce più a trattenere la sua rabbia per la loro situazione; non lavora da mesi.

Vive mantenuto dalla moglie. Troppo per un uomo come lui.

In preda ad un’ira achillesca, lancia i figli dal balcone davanti agli occhi di una madre e di una moglie.

Lei scappa per le scale. La rincorre. Vuole farle fare la stessa fine di chi avevano messo al mondo.

Avevano,appunto.

Un vicino li ferma. Marco decide di farla finita e si lancia anche lui nel vuoto.

Sono passati soltanto 4 giorni da questa terribile strage.

Un padre che uccide i figli, tenta lo stesso con la moglie e si suicida.

Una storia già sentita ai ai giorni nostri.

La freddezza con cui questi episodi vengono raccontati, sentiti o anche semplicemente riportati alla mente è la prova che siamo abituati, purtroppo, a notizie del genere.

Tra l’altro, proprio in questi giorni, sono stagista in una scuola professionale superiore; la lettura dei quotidiani è un must delle lezioni di italiano e, mentre dalla cattedra l’insegnante provata legge ad alta voce l’articolo “Lancia i figli dal balcone, poi si suicida” , la classe risponde in silenzio.

E’ un silenzio che dice poco.

Un silenzio, come il mio d’altronde, che ci distanzia molto dalle vecchie generazioni; l’insegnante ha all’incirca una sessantina d’anni. Ha vissuto gli anni di piombo. Ha visto e ricorda come fosse ieri gli attentati terroristici che si sono susseguiti dagli anni ’60 in poi. Ha partecipato al grande ’68.

Anni luce di differenza da noi giovani d’oggi.

Non che questa morte ci lasci indifferenti, anzi. Ma recepiamo questa notizia come mille altre.

Magari,all’inizio,appena sentita è oggetto frequente dei nostri pensieri, dei nostri discorsi.

Ma poi scappa via.

Per lasciare il posto, ahimè, ad un’altra notizia.

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