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L’azzurro che sparisce dalle tute e i ricchi compensi alle medaglie

Quante volte in queste Olimpiadi abbiamo sentito l’Inno di Mameli? Tante, forse non quante ci si aspettava ma va bene così. Lo sguardo non può non cadere sugli altri membri del podio. Tutte le loro tute riproducono in perfetto stile i colori della bandiera. Penso al Sudafrica, alla Cina, al Giappone. L’occhio mi scappa verso Federica Pellegrini appena entrata nel Palazzetto. La tuta è tutta blu, ma un blu molto scuro. Quasi nero. A migliaia di tifosi la domanda è salita immediatamente in testa: e l’azzurro dove sarebbe?

 

Forse eravamo stati abituati troppo bene con gli Europei di Calcio e con la nostra Italia in finale. Tutte le volte che risuonava il nostro inno nel prepartita, le tute (o maglie da gioco) azzurre risaltavano nel verde dello stadio, prendendosi tutti i flash dei fotografi e degli addetti ai lavori. Non si può certo dire che fossero studiate male, erano delle grandi maglie. E l’azzurro è, non per vantarci, il colore del cielo e forse il più bello della tavolozza di un pittore. Da sempre l’azzurro ci rappresenta più del tricolore. E adesso dove sarebbe finito?

 

Qualche ironico ha proposto agli atleti di presentarsi con un piatto di spaghetti in mano, per ricordare alla folla che siamo italiani. Non sarebbe una brutta idea. Non intendo assolutamente giudicare l’operato di Giorgio Armani, che ha avuto carta bianca nello studio delle nuove divise. La mia critica si rivolge alla Federazione, dimenticatasi quasi del tutto di specificare nel contratto di lavoro allo stilista italiano che nelle tute almeno un pizzico di azzurro doveva esserci. Saremo bellissimi da vedere senza dubbio, ma non sarà facile per uno spettatore non esperto se siamo atleti italiani o di un remoto stato dell’America Centrale.

 

Altro caso che sta facendo scoppiare una forte polemica è il pagamento alle medaglie d’oro di un premio “alla carriera”. Escludendo stati come la Malesia che sono disposti a pagare 500.00 euro per un oro (ammesso che ne ricevano uno), noi italiani con la tuta non azzurra risultiamo membri di una delle nazioni che paga di più, con i nostri 140.000 euro scuciti per gli olimpionici. Altre nazioni come la Germania si fermano a circa la metà, la Gran Bretagna fornisce solo un francobollo celebrativo dell’evento. Gli esperti dicono che le vittorie all’Olimpiade possono far abbassare lo spread e ridare credibilità al paese. Se sia una bufala questo non lo so, ma ammettiamo per un momento che sia vero. Un analista di Fitch sarà sugli spalti a seguire le premiazioni del fioretto femminile e vedrà tre ragazze sul podio, tutte vestite alla stessa maniera. Convinto che questo stato debba ricevere un giudizio positivo sui titolo del debito, cercherà di capire da lontano la nazione di appartenenza. Vedrà solo tre tute blu scuro, senza richiami al tricolore. Se ne andrà sconsolato nel suo ufficio e taglierà ancora il giudizio sui Bot italiani, ignaro del fatto che le tre olimpioniche erano le nostre campionesse Di Francisca, Errigo e Vezzali. Tutto per una stupida tuta blu scuro. L’azzurro si è perso nel cielo di Londra.

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