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Ma gli italiani quando andrano in pensione?

In questi giorni mi sono imbattuto in questo articolo(http://www.avaaz.org/it/petition/In_pensione_a_58_59_anni_sosteniamo_la_proposta_della_Commissione_Lavoro_della_Camera/?fznHBbb&pv=0) che lancia una petizione a favore dell’abbassamento dell’etò pensionabile a 58-59 anni. In poche parole sembrerebbe una vera e propria goduria rispetto all’età attuale di 65-67 anni (ad esclusione dei parlamentari e dei politici in generale ovviamente).
Però questa proposta che sembra davvero allettante, e in parte lo è, nasconde non poche magagne.
Da dove verranno presi i soldi delle pensioni? Tenendo conto dell’allungamento della vita ogni pensionato riceverà in media almeno 22 anni di pensione. Questa pensione dovrà essere ovviamente presa dagli stipendi dei giovani e dei lavoratori in generale. Tanti pensionati significano più tasse per chi lavora. Se però il lavoro non c’è chi pagherà le pensioni? Molti potranno obiettare che oggi i giovani  non trovano lavoro anche a causa dell’alta soglia di pensionabilità. Questo è vero, ma solo in parte. I giovani oggi non trovano lavoro soprattutto perché non si investe sui giovani, non si creano le giuste condizioni per farli rimanere in questo Paese. L’Italia non è un paese per giovani, ed è tutta colpa di politici che io, giovani di vent’anni, non ho mai votato.
Cercare di risolvere il problema del lavoro continuando a giocare sull’età pensionabile è abbastanza inutile, un utile giochetto per distrarre le masse dal vero problema dell’assoluto menefreghismo del governo verso i giovani.
Per quanto sia antipopolare, autolesionistico e terribile da dire, credo che sia giunta l’ora che giovani di oggi imparino ad accettare l’idea di trovare nella maggior parte dei casi solo lavori precari per i prossimi venti anni.
Il lavoro non si crea solo buttando fuori le vecchie generazioni, si crea investendo nella ricerca, nella cultura, in nuove idee. Non sono il primo a dirlo, non sono un genio, non sono nessuno. Eppure sembra maledettamente difficile farlo capire alle pecore che siedono ai posti “che contano”. Anche se, alla luce degli ultimi avvenimenti, più che pecore sono veri e propri maiali.

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