Marx falso profeta? Alla base c’è l’ignoranza sulla dottrina Reviewed by Momizat on .  Nella “classifica” mondiale dei libri più venduti al primo posto c'è la Bibbia. Al secondo troviamo invece “Il manifesto del partito comunista” scritto a quatt  Nella “classifica” mondiale dei libri più venduti al primo posto c'è la Bibbia. Al secondo troviamo invece “Il manifesto del partito comunista” scritto a quatt Rating:
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Marx falso profeta? Alla base c’è l’ignoranza sulla dottrina

 Nella “classifica” mondiale dei libri più venduti al primo posto c’è la Bibbia. Al secondo troviamo invece “Il manifesto del partito comunista” scritto a quattro mani da Marx ed Engels. Qualcuno si chiederà il perchè di questo dato, ma la spiegazione è semplice: tantissima gente ha acquistato (non dico letto, magari uno lo compra solo per fare il dotto) questo saggio, tra l’altro nemmeno molto lungo. Quindi la dottrina del Manifesto dovrebbe essere diffusa in gran parte del mondo nella sua forma più “pura”, cioè quella di Marx stesso. Invece, vuoi per pigrizia o per semplice ignoranza, il comunismo ancora oggi rimane quello della dittatura sovietica “personale” di Stalin, quello della dittatura “unipartitica” della Repubblica Popolare Cinese, e di altri stati di ispirazione marxista, tra cui la Corea del Nord e il Cile. Lo scopo di questo articolo sarà di provare a rivalutare la filosofia marxiana in alcuni suoi aspetti troppo spesso tralasciati o mal interpretati. La richiesta è di provare almeno ad arrivare fino in fondo, per quanto questo testo non sia certamente esaustivo per ovvi motivi di spazio.

Partiamo intanto dalla sostanziale differenza tra dottrina marxiana e dottrina marxista. Un occhio non preparato potrebbe confondere questi due termini, quando invece la differenza è notevole. Con sistema marxiano si intende proprio la filosofia di Marx in se stessa, quindi colta se vogliamo nel suo aspetto più “astratto”. Invece il marxismo è l’insieme dei movimenti ispirati ad essa, ma per vari motivi differenti. Spesso si accusano le dittature filo-comuniste di aver “deturpato” il sistema marxiano. Non sbagliando.

Infatti molte delle cose che il filosofo nato a Treviri riporta nelle sue celebri opere sono quasi ignorate dai rivoluzionari rossi. Se qualcuno si azzarda a dire che il comunismo non è valido in quanto è auto-esploso su di sè con l’Urss, sappia che il comunismo di Marx è un’altra cosa. In quanto dottrina filosofica, potremmo quasi definirlo come un’utopia quasi impossibile da raggiungere, ma estremamente bella e piacevole.

Il concetto chiave è che il proletariato, sfruttato in maniera eccessiva dal capitalista per avere un profitto sempre più alto, deve giungere ad una rivoluzione che punti alla socializzazione dei mezzi di produzione, vale a dire fabbriche e macchinari. In soldoni, la dottrina potrebbe essere riassunta così, anche se è molto più complessa. Da questo punto in poi, molti faranno le solite accuse che si muovono alla dottrina marxiana. “Una volta cacciati i capitalisti, gli operai diventerebbero subito nuovi tiranni. Quindi il processo non si concluderebbe mai e ci sarebbero sempre gli sfruttati”, ad esempio. Vero. Ma solo se consideriamo la fase della filosofia marxiana chiamata da lui stesso “comunismo rozzo”, vale a dire non ancora completo. Effettivamente, il vero scopo di Marx non è abbattere la proprietà privata, simbolo dello sfruttamento del proletariato, in virtù di un’uguaglianza non più solo giuridica ma sostanziale, ma di estirpare completamente la sua idea dalla mente. Capisco che sia un concetto complicato, ma facciamo uno sforzo di comprensione. L’operaio può avere di nuovo il desiderio di diventare nuovo capitalista cacciando i vecchi, ma questo solamente perchè è ancora nella mente degli uomini l’idea di proprietà privata. Nel momento in cui tutti avranno capito il benessere derivante dalla democrazia totale e sostanziale (sinonimo di comunismo), anche questa idea sarà estirpata dalla mente, e tutti “vivremmo felici e contenti”. Nelle dottrine marxiste non si è mai pienamente (e a dir la verità anche logicamente) abolita l’idea di proprietà privata. Ecco il primo punto di discrepanza.

“Ma non è vero! E io come faccio a togliere dalla mente l’idea della proprietà privata da una classe sociale dominante che ha sempre basato la propria ricchezza su questo potere? Di sicuro non me lo regalerebbero”. Altro concetto mal compreso di Marx. Per farlo occorre infatti prima impadronirsi dei mezzi di produzione, instaurare una dittatura proletaria che reggesse il potere con il pugno duro per calmare le acque e poi abolire il concetto di stato borghese in virtù dello stato comunista. “Cavolata! E veramente pensiamo di arrivare ad una democrazia con una dittatura?” Marx dice di si, ma deve solamente essere un passo intermedio. In effetti il comunismo non deve mai essere un totalitarismo. Questo passaggio è solo un intermezzo, necessario per calmare le anime dei capitalisti che cercherebbero logicamente di riprendersi il potere (usando in questo caso anche il pugno duro) e per dimostrare loro che il comunismo creerebbe solamente vantaggi sostanziali, tra cui un benessere collettivo, una equa distribuzione della ricchezza con un giusto riconoscimento per i lavoratori che più ne hanno bisogno, un lavoro più creativo e meno alienato in stile catena di montaggio. Altro punto quindi di rottura. Il comunismo non è quello centralizzato di Stalin, e nemmeno una dittatura. Il vero sogno era un insieme di autogoverni locali con governi eletti direttamente dal popolo in maniera più equa (si conoscevano bene gli eletti in quanto tutti concittadini) riuniti in un potere centrale molto debole che non avrebbe mai dovuto interferire nelle decisioni delle singole comunità.

Ammettiamo che il comunismo sia veramente la cosa migliore, ma che spargimento di sangue ci sarebbe per fare tutto questo? Quel Marx voleva solo morti!”. Errore. Marx non parla mai di rivoluzione a mano armata. O per lo meno non è l’unico modo possibile. Pur guardando con cattivo occhio il compromesso politico, il filosofo/economo infatti allarga il campo delle possibili cause, tra cui mutate condizioni socio-economiche. Pensiamo ad esempio alla Rivoluzione Russa. La presa del Cremlino e la cacciata dello Zar è raffigurata e celebrata come una battaglia epocale. In realtà il numero di morti è stato basso. Quindi non sempre era richiesta la violenza e lo spargimento di sangue. La ammette nel mantenere il potere durante la dittatura proletaria, ma per giungere alla democrazia sostanziale e totale del comunismo. Altro punto poco compreso della teoria. E soprattutto non si dà nessuna scadenza temporale. In qualche momento della storia questo sarà possibile, non per forza domani.

Si dai, questo è matto! L’idea che niente sia più mio non è possibile”. E invece si. Nel comunismo “maturo” infatti l’idea di proprietà privata sarebbe, come già detto prima, estirpata dalle coscienze umane. Quindi non si avrebbe più bisogno di possedere, in quanto la socializzazione dei mezzi di produzione ci farebbe vivere in maniera diversa, più bella e felice.

Ultimo punto di questa considerazione va fatto sulle donne, che moltissimi filosofi nella storia hanno completamente ignorato. Qualcuno potrebbe dire: “Allora anche la donna diventerebbe possesso di tutti!”. Purtroppo si. Non scandalizzatevi però. Questo accadrebbe solamente considerando il concetto di matrimonio borghese, secondo cui la donna è (o meglio era) sotto la potestà dell’uomo, o in ogni caso subordinata a lui. Pensiamo alla trasmissione del cognome ad esempio. Ma nel momento in cui anche lo Stato borghese viene eliminato, anche il concetto di matrimonio borghese viene totalmente cancellato per giungere ad un nuovo ideale di matrimonio. Più eguale se vogliamo, che non si basa sul possesso femminile per mano maschile. La donna potrebbe comunque diventare “serva e preda del piacere comune”, ma solamente nel caso del comunismo rozzo, vale a dire quello in cui è ancora presente un accenno di proprietà privata nella mente degli uomini ed in cui è ancora in vigore la dittatura proletaria. Ma sarebbe una concausa non desiderata e in qualsiasi modo non realizzabile, in quanto poi si giungerebbe ad una completa uguaglianza anche del sesso. Maschi e femmine uguali, senza alcuna differenza. Che sogno.

Spero che, se siete giunti alla fine indenni e senza puntarvi una pistola alla tempia, abbiate capito che il comunismo marxiano non è assolutamente il sistema di governo attuato ad esempio dall’Urss. Questo era il vero scopo della mia riflessione.

 

Dedicato, come promesso, alla mia carissima amica Jagoda.

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