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Mille nomi per il dopo Berlusconi: dalla Santanchè a Passera

Dopo quasi 20 anni di assolutismo Berlusconiano e la fine della cosiddetta Seconda Repubblica, anche il Pdl si apre alle primarie. Non si sa ancora se saranno primarie di partito o primarie aperte a tutta l’area dei moderati, del resto non si sa molto in generale. La notizia dell’addio di Berlusconi è arrivata solo pochi giorni fa, ora si può solamente cercare di fare un po’ di ordine sui miliardi di nomi di possibili candidati. Il Ritaglio cercherà di fare luce su questa Babele di notizie e possibili futuri premier.

 

Partiamo innanzitutto dal primo dubbio: saranno primarie del Pdl o di tutta l’area moderata? Più probabile pensare alla seconda ipotesi, soprattutto dopo aver considerato che il Pd si è saggiamente allargato verso Sel e Psi nella scelta del futuro candidato. D’altronde, il Pdl ha bisogno di voti dopo i terribili risultati raggiunti nelle ultime elezioni amministrative. Una informazione in più la potremmo avere dalle regionali in Sicilia, dove Nello Musumeci (La Destra e Pdl) si contende la poltrona con gli altri contendenti. Se il risultato della tranche elettorale isolana fosse negativo, molto probabile pensare che il Pdl si allargherebbe definitivamente verso l’area moderata, tentando di escludere le frange più estreme per riaccogliere Udc e Fli (più Montezemolo?). In caso di larga vittoria, il Pdl potrebbe anche considerare l’idea di correre da solo, galvanizzato dall’ottimo risultato raccolto. Lo scopriremo solo vivendo.

 

Oltre all’attuale segretario Angiolino Alfano, candidatura naturale ma dalla vittoria non così sicura, i nomi illustri in ballo sono molteplici. Tra cui ci sarebbe anche una donna. Infatti non ci sono dubbi che Daniela Garnero Santanchè in qualsiasi caso correrà per le primarie. Se vincesse, cosa che appare difficile soprattutto per il suo scarso appeal nei confronti degli elettori, ci troveremmo di fronte ad un raro caso di recidività, dato che nel 2008 fu candidata premier con La Destra di Storace criticando aspramente Berlusconi (“Sono una donna che non gliel’ha mai data”) e il partito. Ora invece si propone di cancellare l’agenda Monti per scarsità di successo. Sarebbe una delle poche donne, forse l’unica se escludiamo l’ex An Giorgia Meloni, a candidarsi per queste primarie. Purtroppo.

 

Molti esponenti regionali e comunali sono pronti invece a dare battaglia ai vari ex ministri/deputati/senatori che concorreranno alla leadership. Primo su tutti Roberto Formigoni, presidente (forse ancora non per molto) della regione più ricca d’Italia e da sempre possibile successore del Cavaliere. La sua figura appare appannata dopo lo scandalo in Regione, ma rimane comunque un valido candidato. Certo, il Pdl non ci farebbe una grandissima figura, ma se la mettiamo così i politici che potrebbero correre alle primarie sarebbero massimo due o tre, a prescindere dal partito…. Anche Giancarlo Galan, ex ministro alle Politiche Agricole ma soprattutto ex Presidente della Regione Veneto, è intenzionatissimo a proporsi per rappresentare l’area liberale vecchio stampo del partito, che i nuovi vorrebbero invece smantellare. Imperativo categorico di Galan è tornare con la Lega e non abbandonare l’esperienza Monti, tentando di restaurare un partito più in stile Forza Italia. Poi i potenziali candidati provenienti dagli enti locali sarebbero Gianni Alemanno, attuale sindaco di Roma, e Alessandro Cattaneo, ingegnere elettronico, sindaco di Pavia e leader dei formattatori (i rottamatori di destra).

 

Parlando invece dei decani del partito, non ci sono ancora candidature certe. Frattini è più di una remota ipotesi, Alessandra Mussolini dice di voler studiare le sue possibilità di successo prima di candidars ufficialmente, Schifani appare impossibile, Verdini dovrebbe restare ai margini accontentandosi di un ruolo di primo piano in cabina di regia. In questi casi, il fascino elettorale del Pdl sarebbe molto basso, in quanto questi esponenti sono il simbolo più prossimo di Silvio Berlusconi e di un partito troppo vecchio. Più naturale pensare ad una larga coalizione di moderati o al massimo di esponenti degli enti locali.

 

In caso di primarie moderate, occorre chiarire quali sarebbero i potenziali partiti in corsa. Oltre al Pdl, potrebbero unirsi Italia Futura, l’Udc e Futuro e Libertà (occhio all’alleanza con la Destra, non dimentichiamoci da che scuola esce Gianfranco Fini). E in quel caso il nome più importante sarebbe Luca Cordero di Montezemolo (che di recente ha abbandonato la presidenza di Ntv), nonostante abbia rifiutato più volte di candidarsi. Occhio allora a Corrado Passera, che potrebbe raccogliere un ottimo consenso nell’area moderata e che rappresenterebbe un ponte di collegamento con l’esperienza di governo Monti.

 

E Berlusconi? Molti non credono che il Cavaliere uscirà dalla politica. L’ha detto anche Bossi senza usare mezzi termini: “Non abbandonerà. Ha troppi processi a suo carico”. E se lo dice lui..

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