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Monti e Barroso: promuovere la crescita mantenendo in ordine i conti pubblici

In questo momento la crescita economica è la nuova priorità della politica europea. Monti e il presidente della Commissione Barroso hanno proposto di guardare alla crescita aumentando la competitività e non il debito pubblico. La proposta è indirizzata a Parigi dove, il candidato socialista  Hollande, ha indicato come necessità la rinegoziazione del Trattato sull’Unione di Bilancio. Da Berlino Angela Merkel ha fatto sapere che la possibilità di riaprire i negoziati sul Trattato che impegna i Governi al pareggio di bilancio, il famoso fiscal compact, è esclusa. L’egemonia della Germania sulle scelte economiche europee è messa in dubbio dalle elezioni francesi e dalla posizione autorevole di Monti, elogiato anche dai repubblicani negli Stati Uniti. L’unica soluzione possibile, ha spiegato Marion Monti a Bruxelles è l’aumento di competitività ottenuta attraverso importanti riforme strutturali. Il risanamento dei bilanci deve essere accompagnato da una serie di investimenti che contribuiscano a rilanciare la domanda nel breve termine e a incrementare il mercato interno europeo in prticolare nei settori dell’economia digitale, dell’energia e dei servizi. Ma questi investimenti come verrebbero finanziati?  Su questo punto la proposta di Monti e di Barroso si pone in netto contrasto con il dictat tedesco:  gli investimenti saranno finanziati attraverso i project bond, che Barroso ha rinominato growth bond, cioè bond della crescita e da una ricapitalizzazione della Bei, la Banca europea degli investimenti. I project bond sono titoli di debito europei emessi con la garanzia della Commissione e degli Stati membri per raccogliere capitali da destinare al finanziamento di grandi opere transeuropee.  Immediatamente si è aperta una discussione su i pro e i contro l’emissione dei project bond. L’obiettivo è quello di ridurreal minimo i costi delle grandi opere. Per esempio, l’Italia, con i decennali al 5,8 % e il rating BBB+, è costretta oggi a pagare tassi altissimi per finanziare la costruzione di ferrovie e strade. L’intervento della Bei garantirebbe ai bond europei la tripla A, abbassando gli  Spread al 30 %. Nonostante ciò, un  tasto dolente sarebbe convincere gli Stati europei, impegnati in una pesante politica di austerity, a destinare importanti fondi per finanziare questi investimenti. Per questo motivo Monti ha proposto di scorporare queste spese dal calcolo del debito e dl deficit, anche quest’ipotesi marcatamente osteggiata dalla Germania.

Intanto, dall’altra parte dell’Oceano arriva un incoraggiamento alla linea di Monti e alla vittoria di Hollande, che porterebben ad una nuova linea politica in Europa favorevole alla crescita. Non solo l’amministrazione Obama, ma tutto l’estabilishment industriale e finanziario spera che l’Europa si indirizzi verso una strategia alternativa rispetto all’austerity della Germania. Il Wall Street Journal, organo di stampa vicino alla destra repubblicana, riporta: ”  diversi paesi si stanno sganciando da quella coalizione guidata dalla Germania che finora ha promosso l’austerity, questa coalizione ha perso un forte sostenitore con la caduta del governo olandese.” Il premio Nobel per l’economia Paul Krugman sostiene che la credenza indiscussa dell’Europa alla favola della fiducia ci ha imprigionati in una dottrina economica distruttiva. Ora, il rigore fiscale e l’abbattimento della spesa pubblica, si sono rivelati strumenti poco efficaci. In un artcolo scritto da Krugman per La Repubblica, il premio Nobel ribadisce: ” L’austerità fiscale in un’economia depressa ha probabilmente effetti autodistruttivi, in quanto comprime l’economia e penalizza i redditi a lungo termine; e quindi non solo non risolve i problemi legati al debito, ma al contrario li aggrava.”

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