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Nardò, i sindacati denunciano: “immigrati trattati come schiavi in situazioni spaventose”

E’ allarmante la situazione denunciata dai sindacalisti di Cgil, Flai e Inca che stanno monitorando la situazione lavorativa dei migranti che lavorano in Italia. Grazie al progetto nazionale itinerante “Gli invisibili delle campagne di raccolta”, su quello che è stato ribattezzato “camper di diritti”, i collettivi dei sindacati, partendo dal Meridione e proseguendo verso Nord, stanno mettendo in luce un degrado che troppo spesso è rimasto nell’ombra.

Il loro progetto è appena iniziato e durerà un paio d’anni, fino a giungere a Padova e poi Bolzano. Prima tappa è stata Nardò, paese della provincia leccese, in cui  il degrado osservato in cui vivono gli immigrati impegnati nei campi è “spaventoso”.

Ruderi malmessi e sperduti, quando non veri e propri giacigli di fortuna in accampamenti pericolanti improvvisati come casa.A l termine della giornata di lavoro, riposano all’ombra dei grandi rami rigogliosi degli alberi di ulivo e si ingegnano come possono, non potendo contare sui servizi minimi per la sopravvivenza: ovviamente sono un miraggio l’assistenza sanitaria, un degno salario e una condizione di lavoro umana, senza casa, senza un contratto che li tuteli, attanagliati dalla malnutrizione, costretti alla microcriminalità e a vivere nell’illegalità.

Giunti nelle distese coltivate della campagna di Nardò, gli operatori dei sindacati sono stati inondati da richieste di beni di prima necessità. “I lavoratori hanno chiesto acqua e medicine”, ha raccontato Gioacchino Marsano, coordinatore Inca-Cgil.

Richiesta accolta dal sindacato, mettendo a disposizione anche un medico che, visitando gli uomini negli accampamenti, ha prescritto cure mediche e medicinali. Gli interventi si sono resi necessari per alcune patologie riconducibili alle estenuanti condizioni di lavoro: eritemi solari, dissenteria, irritazioni degli occhi dovute alla prolungata esposizione al sole. I lavoratori sono stati colpiti anche da reazioni allergiche della cute, crisi ipotensive, lombalgie da sovraccarico, gonalgie bilaterali da stress lavorativo. E, in un mesto crescendo, infezioni ai denti e crisi da malnutrizione.

Ma perché? Cosa c’è all’origine di tutto questo? Sono i segretari degli uffici leccesi dei sindacati, Salvatore Arnesano per la Cgil e Antonio Gagliardi per Flai-Cgil, a rispondere.

“Soltanto sette aziende hanno aderito al protocollo d’intesa per l’impiego della manodopera nella produzione di prodotti ortofrutticoli: su 189 lavoratori iscritti al Centro per l’Impiego, soltanto 36 sono stati reclutati dalle aziende. Questo significa che la maggior parte delle imprese utilizza il sistema di intermediazione illecita dei caporali” – hanno spiegato i rappresentanti dei lavoratori, che poi, commentando i numeri, li hanno definiti “distanti dalla realtà del territorio salentino”.

Infine, una critica allo Stato, reo “di essersi ritirato e di aver cercato di far arretrare anche i sindacati”. Il lavoro, non è forse un diritto cardine della nostra Costituzione, tanto apprezzata anche all’estero?

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