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Niente sconti per Parolisi: i PM chiedono l’ergastolo!

I Pm Davide Rosati e Greta Aloisi, che da tempo si occupano del caso dell’uccisione di Melania Rea, chiedono la pena massima per Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell’esercito, accusato di aver ucciso sua moglie, il cui corpo è stato ritrovato, straziato da 35 coltellate, il 18 aprile 2011 nel bosco di Ripe di Civitella, a Teramo.

Un’accusa grave, ricadente su chi si pensa abbia ucciso senza pietà una donna, che era anche moglie e madre e che ha lasciato una bimba piccola di pochi anni, distruggendo per sempre la sua vita e quella di coloro che a lei erano vicini. Contro Parolisi, sono state presentate delle prove schiaccianti che accuserebbero l’uomo dell’atroce reato, come le celle telefoniche, che dimostrerebbero l’impossibilità che Melania si trovasse nel momento dell’uccisione a Colle san Marco, in Ascoli Piceno, secondo quanto dichiarato da Parolisi, che invece fanno rilevare al contrario, la presenza dei due coniugi nella pineta di Ripe di Civitella e che incastrerebbero per l’appunto  il caporalmaggiore; altro importante indizio è il Dna dell’imputato, trovato sulla bocca di Melania, che dimostrerebbe un presunto bacio e contatto fisico avvenuto tra i due, prima della morte della vittima, rispetto invece a quanto dichiarato dallo stesso. Inoltre, anche le tante incongruenze raccontate dall’accusato, sui movimenti della moglie, gli orari e per finire sull’amante Ludovica, tenuta all’oscuro fino alla fine, perché, secondo le indagini, coinvolta nel delitto.

In base a una delle ricostruzioni fatte dalla scientifica, infatti, Parolisi avrebbe ucciso la moglie per l’insostenibile “triangolo amoroso” che si era venuto a creare tra i tre. La famiglia Rea che ha chiesto un risarcimento di circa 5 milioni di euro e rappresentata dall’avvocato Gionni, avrebbe dichiarato anche che Parolisi avrebbe ucciso Melania perché la stessa, aveva scoperto delle situazioni compromettenti, oltre a minacciare di scandalo, già tempo addietro, i due amanti (Salvatore e Ludovica) se non si fossero lasciati. In aula, dove poco fa si è conclusa la prima parte della requisitoria del giorno, si sono incrociati gli sguardi di Gennaro Rea ( padre della vittima) e dell’imputato, un’aria tesa, che poteva essere tagliata con una lama, che è stata descritta intossicata anche dallo stesso Gennaro, il quale, parlando di Parolisi dice:<< Uno sbruffone che se la rideva quando il Pm Rosati parlava di soldi.. ci siamo guardati..>>. In difesa di Parolisi, invece, c’erano gli avvocati Biscotti e  Gentile, secondo i quali non ci sono dati certi per le accuse, come gli orari e il dna trovato sulla bocca della vittima. Il destino dell’imputato è nelle mani del giudice dell’udienza preliminare, Marina Tommolini, che deciderà le sorti dell’accusato entro il 2 novembre. Chi ne farà le spese sarà però una bimba piccola, Vittoria, di pochi anni, che senza ormai più una madre e un padre, che a seconda che venga accusato o meno, non potrà più avere un rapporto normale con sua figlia, il ricordo, che questa creatura avrà della sua famiglia, non sarà certamente di pic-nic indimenticabili  e scampagnate, ma di un orrore consumato in un bosco, dove, sua madre, è stata uccisa e suo padre…… chissà!!!

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