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“Non ho nessuno, ho bisogno di qualcuno, mi chiamo Amanda Todd”.

Amanda Todd era un’adolescente canadese come tante altre. Le piaceva truccarsi, vestirsi alla moda, essere carina. Dopo aver conosciuto sul web un uomo più grande, si era lasciata convincere a posare per una foto a seno nudo, foto poi pubblicata dall’uomo sul suo profilo Facebook. Da allora, Amanda Todd è stata vittima di cyberbullismo, talmente perseguitata da cadere nel tunnel della droga e dell’alcol. Per chiedere aiuto, è arrivata a postare su youtube un video che ha fatto il giro del mondo ricevendo la solidarietà di tante persone, ma che non è bastato a salvarla.

Amanda Todd si è tolta la vita il 15 ottobre. Aveva 15 anni. Da allora il popolo della rete, capitanato da tutte le ragazzine come Amanda vittime di bullismo, si è mobilitato attraverso pagine Facebook create in sua memoria, video e foto sulla ragazza. Ma accanto a loro si è mosso anche qualcun altro. Anonymous, gruppo di hacker ormai noto in tutto il mondo, è riuscito a risalire all’identità (ancora presunta) dello stalker, pubblicandone online il nome e la foto. Di fronte alle ovvie obiezioni sul fatto che l’uomo, un trentenne, potrebbe non avere nulla a che fare con Amanda Todd, gli hackers hanno risposto che, nel migliore dei casi, la persona in questione sarebbe comunque un pedofilo: Anonymous è  infatti riuscito a rintracciarlo attraverso la sua presenza in diversi siti pedopornografici e   all’interno di numerosi forum di ragazzine minorenni dove compare il suo nickname.

Nell’attesa delle indagini ufficiali, ciò che lascia sgomenti sono le battute sarcastiche che sul web, in questi giorni, circolano sulla vicenda: accanto al movimento degli internauti volto ad onorare la memoria di Amanda, infatti, ce n’è uno più sottile e subdolo che schernisce la ragazza  deridendone il gesto estremo. Come se neanche la morte potesse salvare Amanda dalla cattiveria di poveri stolti.

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