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3 mila Lire o 3 milioni di Euro? (Lettera di un lettore)

Pubblichiamo una lettera giunta da un lettore firmatosi Matteo Modena.

Cantava De André: ” Anche sul prezzo c’è poi da ridire, / ben mi ricordo che pria di partire / v’eran tariffe inferiori alle tremila Lire!”.

In questi tempi difficili, tale recriminazione sembra più che comprensibile; ma se facciamo un passo indietro, forse, ci renderemo conto che le cose non stanno proprio così. In quella canzone, Carlo Martello tornava dalla guerra contro i Saraceni, fresco vincitore della battaglia di Poitiers; l’anno il 732. Dovendo sfogare i suoi istinti virili, il re non si fa scrupoli nell’approcciare una bionda paesana, casualmente nei paraggi per altrettanto importanti necessità umane. Ma qui la paesana dimostra di non essere così fuori dal mondo, come vuole il noto pregiudizio nei suoi confronti. Il re, stralunato dalla sfrontatezza della suddita, deve constatare come la “tariffa” per avere soddisfazione sia lievitata improvvisamente del settanta per cento; egli deve comunque cedere, pur riconoscendo, come dicevamo all’inizio, che si trattava di un prezzo esagerato, in un’epoca in cui la popolazione versava in miserevoli condizioni di vita e il denaro circolante era ai minimi livelli.


La considerazione richiama alla memoria una recente vicenda per niente edificante, dove invece delle Lire hanno preso
posto gli Euro, al posto della bionda paesana c’è un’altrettanto pettoruta ma non platinata assistente all’igiene orale e al posto del re di Francia troviamo un Presidente del Consiglio. Ed è illuminante constatare come la stessa recriminazione sia fatta propria da quest’ultima persona, in una delle tante telefonate pubblicate su quotidiani nazionali e riprese da importanti telegiornali. In tutta la vicenda, in realtà quel che scandalizza è, mutatis mutandis, quello che ha scandalizzato a suo tempo anche Carlo Martello, ovvero che “v’eran tariffe inferiori alle tremila Lire!”.Il fiume di denaro che scorre nelle tasche di persone così sconsiderate (in entrambe le direzioni del rapporto) non fa altro che metterne in luce la voracità, la predatoria velocità con la quale si gettano sul pollo da spennare, dando il fianco alle critiche di quanti vedono quelle somme solo nei sogni provocati da sostanze illecite. Quello su cui si vuole mettere l’accento, quindi, non è la (dubbia) moralità delle persone coinvolte in questo gioco ignobile, quanto il fatto stesso che esse siano nella possibilità materiale di condurlo, sia come soggetti attivi sia passivi.

La questione slitta perciò dal piano della morale a quello dell’etica. Quello che abbiamo già definito “gioco ignobile” (piano della morale) diventa perciò una consuetudine sovversiva; un atto rivoluzionario, di pura e semplice eversione. Lo Stato non può permettersi che persone di tal fatta ammorbino, col loro fetore, l’aria respirata dall’onesto e laborioso cittadino; e ce ne sono tanti in questo paese, di onesti e laboriosi cittadini, anzi sono la maggioranza, sebbene sembri il contrario.

Ed è d’uopo, soprattutto in questi tempi bui, che gli onesti e laboriosi cittadini si alleino tra loro, formino uno schieramento compatto e rovescino questo malcostume diffuso, dove chi ha temporaneamente il potere riesce a mantenerlo anche quando formalmente lo perde. E’ di vitale importanza per la sopravvivenza di questo paese che chi ha potere lo perda e chi non l’ha lo acquisti, perché possano ristabilirsi entro limiti ragionevoli le sperequazioni che oggi ci costringono ad essere, inevitabilmente, l’ultima ruota del carro.

 

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Commenti (1)

  • matteo modena

    Effettivamente mi sono firmato così perchè è il mio vero nome… ;)) ciao

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