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Ai congressi vincono i maroniani, ma scoppia la polemica

Inizia ufficiosamente oggi la nuova Lega 3.0, quella successiva al 2.0 post-scandalo Bossi. E’ giusto utilizzare il termine 3.0 perchè si tratta di un ulteriore cambiamento rispetto al triumviro Calderoli-Maroni-Dal Lago. Infatti, se nella precedente reggenza provvisoria esistevano ancora degli stralci di cerchio magico, adesso la famosa “piazza pulita” è stata completata. Il 2 e il 3 giugno sono stati i giorni dei congressi regionali del Carroccio in Veneto e Lombardia, culminati con la vittoria di due maroniani come Tosi e Salvini contro i “vecchi” esponenti Bitonci e Cesarino Monti. Ma l’impresa di pulizie Maroni & co. forse ha sbagliato la scopa.

 

Infatti tutto si può dire ma non che quella che i “barbari sognanti” definivano una “traversata nel deserto” dopo le amministrative sia stato un passo deciso verso l’unità. Il clima era pesantissimo alla vigilia delle due elezioni, non è per niente migliorato dopo. O almeno a Bergamo.

 

Matteo Salvini contro Cesarino Monti. Roberto Maroni contro Umberto Bossi. E vince Bobo. Salvini raccoglie circa l’80 % di preferenze in un gremito Palacreberg a Bergamo e straccia letteralmente il rivale esponente del “cerchio magico”. Che, da buon anti-sportivo, non accetta la sconfitta ed inizia a sparare su tutto e tutti prendendosi i sonori fischi di rito. Da Maroni (“avete sostituito il fazzoletto verde con gli occhiali rossi”) a Salvini stesso (“io lavoro sul territorio, mica in tv”) fino a concludere con Calderoli (“no incarichi politici (ex ministro) e partitici (coordinatore delle segreterie) allo stesso tempo. Serve coerenza”). Chiaramente dopo pochissime parole il Cesarino furioso si prende i sonori fischi del Palacreberg. Concludendo nel peggiore dei modi un congresso che poteva essere il punto di partenza per una nuova unità, portando in luce quelli che sono i veri sentimenti degli esponenti storici del Carroccio nei confronti dei “barbari sognanti”. Un altro Monti, dopo il premier, sta decisamente sulle scatole alla Lega. E ora molti esponenti storici temono l’espulsione. “Fòr dei bal” giustamente.

 

L’atmosfera all’hotel Sheraton di Padova è diversa. La sfida sembrava chiusa già da due settimane, vale a dire dopo la vittoria di Tosi alle amministrative. Ma il risultato non è così bulgaro come a Bergamo. Il rivale Massimo Bitonci, ex sindaco di Cittadella ed esponente dell’ala dell’ex segretario Gobbo (vicino a Bossi come la piadina all’Emilia), è riuscito comunque a cogliere un buon 40 % di voti. Verona era tutta per Tosi, mentre da Treviso si attendevano i grossi consensi per Bitonci. Probabilmente la partita si è giocata a Padova, dove il voto era diviso. E Tosi porta così a casa il secondo grande successo nel giro di 15 giorni. Aprendo di fatto una nuova era, la sua personale. Il sindaco veronese ha avuto infatti la decenza e l’onesta di chiamare sul palco dopo la sua elezione proprio Gobbo e lo “sceriffo” Bitonci a testimoniare un’ unità che però sembra solo un’utopia. Bitonci, prima del voto, aveva ribadito la sua non candidatura a Cittadella alle passate amministrative per poter lavorare sul territorio “rifiutando le careghe e la tv”. Tosi evidentemente ha subito la frecciatina, ma ha comunque dimostrato grande sportività verso l’avversario. Che sia proprio lui il simbolo della nuova Lega “democristiana”? Questo non si sa. Ma certamente possiamo affermare che, se Bitonci si è presentato alla sfida da buon “sceriffo”, Tosi ci si è presentato con un Panzer per strapazzarlo.

 

Che scenari si stagliano davanti alla Lega in questo momento? Appare attualmente poco probabile la riunificazione amichevole in linea con il motto del “volemose ben”. Impossibile che i bossiani mandino giù un rospo così amaro, impossibile che i maroniani dimentichino tutte le accuse ricevute prima (e dopo) il voto. Quel che appare certo è che la Lega sta lentamente evolvendo verso una nuova entità politica più “moderata”. Tanto che qualcuno ha avanzato la coraggiosa ipotesi di una secessione dall’organo centrale per fondare un nuovo partito fortemente secessionista in mano ai bossiani. In fin dei conti, tutti i vecchi esponenti del “cerchio magico” vedono con diffidenza i nuovi maroniani e viceversa. A Bergamo un sostenitore di Bobo esultava : “Spero che con Salvini e Tosi da lunedì inizi la notte dei lunghi coltelli”. La citazione si commenta da sè. Ma siamo sicuri che Maroni abbia usato le scope per pulire? E tutta la polvere dove la butta?

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