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Beppe Grillo vola nei sondaggi, ma come ci vedrebbero le borse?

 

Nei giorni scorsi mi è capitato di navigare sui siti specializzati e di trovare numerose notizie sul Movimento 5 Stelle, a testimonianza del fatto che l’onda d’urto del comico genovese non è ancora terminata. Dopo le ultime turbolenze nel Pd in seguito alle nozze gay e all’annuncio della ricandidatura di Berlusconi nel Pdl, il Movimento ha fatto un esponenziale passo in avanti, arrivando addirittura quasi ad incalzare il Pd, storicamente in testa ai sondaggi dall’inizio della terza repubblica. Ma nella stessa home page si leggeva anche delle difficoltà dei grillini di formare esecutivi in grado di non scontentare nessuno e di unire il merito alle capacità personali. La riflessione che deve essere fatta (a dir la verità per la seconda volta dopo le amministrative) è la seguente: come dobbiamo rapportarci con Beppe Grillo?

 

Precisiamo intanto che Grillo non è antipolitico. L’antipolitica è il disinteresse totale per l’amministrazione della cosa pubblica, espresso con il non-voto. Grillo impersona solamente un desiderio di cambiamento concreto, che non si può riconoscere nei partiti storicamente intesi ma che deve trascendere da essi. Non più destra e sinistra, ma solo movimenti di cittadini con diverse visioni. Nei suoi comizi Grillo è stato chiarissimo in questo senso. Ma comunque continua a nutrire sentimenti contrastanti nei cittadini: c’è chi lo osanna come il leader rivoluzionario per togliere tutto ai parlamentari, in una sorta di rivisitazione tipicamente italiana del mito di Robin Hood, e chi invece lo considera come un nazi-comunista capace solo di sparare battute ad effetto senza un legame con la politica. Ma se anche Marco Travaglio non disprezza Grillo, qualche domanda ce la dobbiamo porre.

 

Travaglio ha interpretato al meglio lo stile di Beppe Grillo. Il comico non è un politico, sia chiaro. Sta solamente mostrando a tutti che si può fare politica anche essendo figli di muratori, basta essere preparati e meritevoli di ottenere un posto. Di fronte alle elezioni di Nicole Minetti e Renzo Bossi, fortemente sollecitate dalla casa madre (o per meglio dire padre, o papi), il discorso del merito ritorna in auge. E il Movimento appare attualmente l’unico in grado di riconoscerlo. Si sta diffondendo un nuovo modo di fare politica, abolendo i quorum per spingere la gente a votare ai referendum combattendo l’astensionismo e portando le telecamere in quel conclave del Parlamento. Grillo ha il compito di interpretare il malessere popolare e portarlo nei luoghi di decisione. Non è un rivoluzionario, tanto meno un fascista. E’ solo l’espressione di un popolo che non ne può più di tecnici e politici di professione. Grillo va considerato positivo se vediamo in lui una forza che, con le sue battute ad effetto, ci spinge a riflettere sul futuro del nostro Stato.

 

Ma non vedo, attualmente, un governo grillino all’orizzonte. Abbiamo visto di recente come le elezioni politiche possano rappresentare uno spauracchio enorme per la quotazione borsistica. Hollande in Francia e Tsipras in Grecia hanno dimostrato come le borse di tutto il mondo guardino con attenzione alle elezioni politiche. Come si comporterebbero sapendo che nel 2013 vincerebbe un certo Beppe Grillo, comico di professione e contrario alle sottomissioni alla Troika e allo strapotere dell’euro tedesco? Prenderemmo una botta paurosa e mai vista, da cui difficilmente recupereremmo. Mario Monti, nonostante non sia amato da tutti, ci ha dimostrato come la credibilità internazionale sia più forte di un giudizio negativo sul rating dei BTP, salvando di fatti molti milioni di euro. Ma Monti rimane agli occhi dei più rimane l’espressione di quella politica lontana dal paese reale. Perchè allora non unire l’utile al dilettevole? Sarebbe strano pensare di riconoscere alcune proposte del Movimento per salvare la politica italiana ormai allo sbando? Risulterebbe difficile monitorare le sedute al Parlamento oppure togliere il legittimo impedimento, pur mantenendo una certa credibilità internazionale? Attualmente siamo ad un trivio: da una parte abbiamo i partiti tradizionali, che rifiutano Grillo e sono per la conservazione dell’attuale sistema politico; dall’altra il Movimento 5 Stelle profondamente contrario ai partiti ma incapace di assicurare una credibilità mondiale al nostro Paese; dall’altra una poco precisata strada che ci permette di, con numerosi sforzi, riconoscere le richieste dei Grillini ma mantenendo la credibilità che solo la politica tradizionale saprebbe offrire. Lo stesso comico ribadì: “O io o la destra estrema neo-nazista”. Meglio che allora ci diamo da fare.

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