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Democrazia Cristiana: tra palco e realtà

Continua il processo “Chi l’ha visto” dedicato ai più grandi partiti politici della scorsa Repubblica scomparsi per un breve periodo di tempo ma poi ritornati in scena, però stavolta senza una grande fortuna. In questo caso occorre raccontare la storia della Democrazia Cristiana, che ha segnato praticamente tutto il dopoguerra italiano fino a Tangentopoli.

 

Un vero partito chiamato Democrazia Cristiana nasce solo nel secondo dopoguerra, ma non occorre dimenticare la tradizione popolare che stava alla base. Nel 1919 nasceva il Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo, sciolto nel 1926 con le Leggi Fascistissime. Ci si basava su quello che viene chiamato “cristianesimo sociale”, fondendo talvolta elementi socialisti e cristiani. Gli ex-esponenti di questo partito, tra cui è obbligatorio citare Alcide De Gasperi, parteciperanno alla Resistenza anti-fascista riunendosi nella FUCI (Federazione Universitari Cattolici Italiani) o rimpolpando le file dell’ Azione Cattolica. Logico pensare che sia proprio la formazione cattolica centrista l’unica forza pronta a governare dopo il ventennio fascista. Non occorre dimenticare che, in seguito ai Patti Lateranensi, Mussolini non aboliva l’ Azione Cattolica, e quindi il dibattito politico (seppur mai esplicito) proseguiva, formando decine di futuri dirigenti italiani tra cui lo stesso De Gasperi. I “cavalli di razza” del Partito sono stati moltissimi e hanno retto l’Italia per quasi un cinquantennio partecipando attivamente alla difficile ricostruzione post-bellica. Aldo Moro, Amintore Fanfani (ideatore di un primo ed interessante “piano casa” per le famiglie meno abbienti), Benigno Zaccagnini, Oscar Luigi Scalfaro e Mariano Rumor sono solo alcuni tra i grandi nomi nella storia di questo partito. Che alternò però molte luci ad altrettante ombre. Fino allo scioglimento della DC nel gennaio del 1994, travolta anch’essa dallo scandalo Tangentopoli.

 

Ancora una volta abbiamo, come nel caso dei “colleghi” socialisti, una forte “diaspora democristiana” in giro per il mondo. Molti li ritroveremo de “La Margherita”, altri saranno i fondatori dell’Udc, altri ancora si disperderanno nella Lega (Gianfranco Miglio) o in Forza Italia (Formigoni). E anche in questo caso i valori cattolici si espanderanno in quasi tutte le formazioni, rendendo poco necessario il ritorno ad un Partito Ufficiale.

 

Ma una Democrazia Cristiana esiste ancora e non è scomparsa. Ma è degna del nostro “Chi l’ha visto” politico in quanto partito praticamente “deambulante”. L’attuale segretario è Giuseppe Pizza, fautore di una linea dapprima improntata al sostegno di Romano Prodi e dell’Ulivo ed in seguito del Pdl. L’apporto di Pizza e della Dc è però marginale, non eleggendo nessun deputato o senatore. Il solo Pizza venne nominato da Berlusconi come sottosegretario all’Istruzione, ma nulla più.

 

Anche in questo caso le colpe della DC sono numerose. Pur attribuendo a De Gasperi e compagni il merito di aver risollevato l’Italia in seguito alla guerra e alla dittatura, non va dimenticato il grosso scandalo che coinvolse i vertici nel 1992. Come è logico pensare, la presenza di un grande partito centrista sempre al governo dalla nascita della Repubblica favorisce la corruzione ed il clientelismo, rovinando lentamente l’organizzazione stessa del Partito che non a caso imploderà. Rinascendo però faticosamente dalle proprie ceneri, ma senza mai tornare ai grandi livelli di un tempo.

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