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Elezioni 2013: via al rush finale. Ecco i probabili schieramenti

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo già parlato in un articolo precedente di quali sarebbero le possibilità di Mario Monti di restare nel mondo della politica. Resta da analizzare l’ultima ipotesi, quella di abbandono del governo tecnico e di elezioni regolari. Nel caso in cui non si faccia ricorso ad un Monti bis rivedremmo le classiche accoppiate pre-elezioni che tanto stuzzicano l’appetito dei politologi.

 

Il primo interrogativo rimane la posizione dell’Udc, strenuo difensore di Monti. Il partito di Casini potrebbe spostarsi decisamente verso il centro-destra (data la vicinanza di Bersani con Vendola), accogliendo (perchè no) molti ex-popolari iscritti al Pd, proponendo magari Corrado Passera come primo ministro e Mario Monti al Quirinale. Oppure si parla di alleanza semplice con primarie interne che vedrebbero tra i papabili Cesa, Alfano, Berlusconi (a volte ritornano) e Formigoni. Più difficile invece vedere l’Udc da solo con il Pdl che rivedrebbe l’alleanza con la Lega.

 

Il partito di Maroni non appare attualmente in grado di allearsi con Pdl ed Udc, a causa dei pessimi rapporti con i crociati. Più probabile pensare ad un’elezione in solitaria o, al massimo, in coppia con Pdl e Destra, lasciando Casini da solo (ancora una volta). Occhio al vecchio monito di Maroni, che non escludeva l’ipotesi di non presentarsi con le proprie liste uscendo di fatto dal Parlamento e ricominciando il lavoro sul territorio. Il cantiere Lega è ancora aperto, difficile fare ora dei nomi.

 

Per quel che riguarda la sinistra invece, la foto di Vasto appare ora solo un lontano ricordo. Pd e Idv hanno rotto da quando Di Pietro ha negato l’appoggio al governo Monti. Bersani ha quindi (finalmente) accettato di accogliere Nichi Vendola e Sel nel suo futuro team. Il Pd accarezza con il governatore pugliese la concreta possibilità di vincere, anche se i dubbi riguardano il candidato premier. Bersani e Renzi, che qualche giorno fa ha scaldato i motori proprio a Verona., sono pronti a darsi battaglia, ma occhio alla possibilità che si candidi lo stesso Vendola. Federazione delle Sinistre non è attualmente schierata, ma non appare così improbabile che garantisca il suo sostegno per una grande coalizione di sinistra. Da cui attualmente però manca Di Pietro, e non si esclude (a meno di grandi ripensamenti) che l’ex pm corra da solo.

 

E Grillo? Qui sta il vero dilemma. Pur essendo travolto da vari scandali riguardanti consiglieri ribelli e ingegneri troppo influenti, il Movimento 5 Stelle continua a crescere. Secondo qualcuno sarebbe addirittura il secondo “partito” (occhio ad usare questo termine con Grillo) in Italia. La credibilità europea riconquistata con Monti sparirebbe di nuovo, ma nessuno ha la certezza che questo cambio sia veramente così suicida come molti analisti invece prevedono. I mercati ne soffrirebbero, ma il welfare italiano potrebbe beneficiarne (grazie ai vari interventi che Grillo promette, dal limite dei mandati al taglio delle super-pensioni ai politici). I recenti spifferi hanno evidenziato un movimento che non appare più troppo in salute, ma è presto per confinarlo al lazzaretto. A volte i morti ritornano, Lazzaro e la Bibbia insegnano. Magari, nel momento in cui entra in Parlamento, Grillo getta quell’aria di sorridente “anarchico” per costituzionalizzarsi e collaborare per le riforme, sue e degli altri. Purtroppo questo non lo sappiamo, ma ci sarà da divertirsi. Almeno prime del voto, dopo forse si piangerà amaro.

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