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Ma anche stavolta il PD rovinerà l’Italia

Renzi e BersaniMercoledì scorso a Otto e Mezzo su La7, moltissimi italiani hanno potuto assistere all’ennesima tragicomica intervista a Pierluigi Bersani, appena rientrato dal pianeta Marte per dirci che “la politica è una gran bella cosa. Bella, pulita, onesta più di quanto si pensi“.
Cronache marziane a parte, non stupisce soltanto la quantità di domande aggirate da quel suo politichese di gusto ormai retrò, che ha imparato nelle scuole per dirigenti del PCI e che forse ai suoi tempi funzionava davvero, ma che oggi ci spinge soltanto a lanciare una scarpa contro il televisore. No, non è questo. Tanto ormai la Brambilla ci aveva già abituati a sentir improvvisamente parlare di gatti e cani abbandonati nelle autostrade, quando per disgrazia qualcuno le parlava di economia o delle frequentazioni hard del suo iperattivo capopartito. No, quello che davvero sconcerta è l’assoluta mancanza di una minima idea nuova in un leader che dovrebbe guidare quella che ormai sembra essere la più trasversale richiesta di cambiamento dal dopoguerra a oggi.

Alla domanda di Stefano Feltri, che chiede se sarebbe contento di avere Monti come ministro dell’economia di un suo futuro governo, il leader del cambiamento, del “così non si può”, il paladino dello stato sociale, l’uomo che sostiene di accettare i tecnici soltanto “per il bene del paese” pur sapendo che le ricette per la crescita non devono intaccare il welfare, costui cosa risponde? Non solo ride senza motivo (alzheimer?), ma ha anche l’ardire di rispondere che sì, in effetti a un ruolo di quel tipo per Monti ci sta pensando…

Ora, sia chiaro: Monti non è né un criminale, né un incompetente, e sicuramente di economia ne capisce ben più di Bersani. Inoltre che un governo Bersani sia migliore di un eventuale Monti-bis è cosa tutta da dimostrare. Tuttavia affermazioni di questo tipo equivalgono a un suicidio politico. Mentre tutta l’Italia, senza eccezioni, è furiosa per una tassazione ormai insostenibile, che per stessa ammissione dell’attuale Presidente del Consiglio ha contribuito a provocare un ulteriore pesantissimo sprofondamento del PIL (alla faccia del “cresci Italia”), e che a sua volta avrà ricadute sul debito, Bersani non solo non si smarca proponendosi come alternativo (altrimenti che ti candidi a fare?) ma ripropone proprio la stessa persona. Un professore che, per quanto capace, arriva pur sempre dall’alta finanza, causa della crisi e poco amata da quello che in linea puramente teorica dovrebbe essere il suo elettorato. Un banchiere che ha riempito il governo di banchieri e assicuratori, la stessa categoria che con le tariffe più alte d’Europa, le truffe a imprenditori, Comuni, e piccoli risparmiatori, le sue strette sul credito, i finanziamenti illeciti a politici e partiti fatti dalle fondazioni bancarie, ha mandato sul lastrico centinaia di migliaia di persone e sta paralizzando l’economia, usando le iniezioni di liquidità della BCE soltanto per sistemare i suoi bilanci.

A questo punto però ci domandiamo: ma davvero un sadomasochista come Bersani vincerà le primarie? I sondaggi concordano sul fatto che la parte più giovane e dinamica dell’elettorato del PD, la fascia dei 18-30enni, non ha nessuna voglia di vedere l’Italia governata da un ologramma gestito in wireless da D’Alema. Non solo è stufa di vedersi rappresentata in tv dai sempreverdi Fioroni, Bindi, Letta, Turco e compagnia bella, ma a differenza di loro ha anche un sacco di idee. E quindi vota Matteo Renzi. L’elettore tipico del sindaco di Firenze del resto non è né un utopista, né un nostalgico, né un’assistenzialista, è semplicemente una persona che non ragiona secondo le categorie di destra-sinistra, morte ormai nel lontano ’93, che si informa principalmente su internet e che magari ha amici i quali dall’estero gli hanno raccontato della vita che si fa in Germania, o in Francia, o in Inghilterra, e che di conseguenza vorrebbe vedere applicate anche nel suo paese politiche che già esistono tranquillamente all’estero. Ma Renzi è all’altezza di queste altissime aspettative? Probabilmente no. Perché anche se negli ultimi tempi, forte di sondaggi che lo danno favorito, ha tirato fuori gli artigli, le sue peregrinazioni ad Arcore, i suoi banali strali contro Grillo, la sua pubblica ammirazione per il castello di carte creato da Marchionne, le sue dubbie amicizie con Giorgio Gori e Martina Mondadori, hanno creato divisioni e perplessità anche tra i suoi sostenitori e collaboratori, vedasi la scissione di Pippo Civati o lo smarcamento della sezione giovanile del PD della sua Firenze. Renzi è un po’ più giovane e scattante degli altri, ma non è poi così nuovo.

Inoltre Bersani dalla sua ha ancora parecchi assi nella manica. Le poltrone e le posizioni dirigenziali del partito sono ancora in mano alla vecchia guardia, ed è facile che qualche candidato ribelle che ora ringhia furioso contro la dirigenza, venga riportato a più miti consigli con la cessione di qualche rendita di posizione. E’ già successo a Franceschini e alla Serracchiani, che avevano un discreto seguito ed erano i diretti oppositori di Bersani, e che invece dopo l’ottenimento di qualche incarico di peso sono diventati più bersaniani che mai. Come se non bastasse, non sempre le primarie sono prive di brogli: è sufficiente guardare a cosa è accaduto in Sicilia o a Napoli, per chiedersi in che misura esse rispecchino davvero i sentimenti dell’elettorato.

Morale della favola: se vince Bersani siamo rovinati. Se vince Renzi siamo un po’ meno rovinati nel breve termine, ma ugualmente rovinati nel lungo periodo, perché i soliti D’Alema, Bindi, Bersani, Letta, Fioroni, Veltroni, Finocchiaro, saranno sempre pronti a fare fuoco amico su qualunque novità per riprendersi il partito. A quel punto il paese cadrebbe per l’ennesima volta nell’immobilismo più totale, che ci porterebbe subito nel baratro. Allora anche da noi vedremo presìdi in piazza e sommosse, e magari anche feriti e morti, come è già accaduto in Grecia e in Spagna. Ma non illudiamoci che questo possa servire a svegliare qualcuno. Tanto la risposta sarà sempre la stessa, quella che Bersani ha usato mercoledì: “Noi ci siamo caricati di problemi che non avevam provocato noi eh“. Come se aver dormito per decenni cambiando sempre il nome del partito e mai i dirigenti, regalando così il paese a Berlusconi, sia una colpa da poco. E vola un’altra scarpa.

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