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Partito Repubblicano: da Mazzini a Berlusconi

Che lo scandalo sia scoppiato ormai lo sanno anche i muri. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, contrariamente a quanto fatto dal predecessore Amintore Fanfani durante il terremoto in Friuli, ha acconsentito alle celebrazioni del 2 Giugno a Roma, togliendo possibili fondi da destinare alle popolazioni terremotate dell’Emilia Romagna. Il monito del Capo dello Stato riguardo a “celebrazioni sobrie” però stona leggermente con quello che è il carattere festoso tipico della parata militare. Che il 2 giugno si festeggi la Repubblica Italiana è noto a tutti. Che invece esista anche (e ancora) un Partito Repubblicano Italiano questo è meno chiaro.

 

Quali siano le rivendicazioni di un partito che ha già ottenuto ben 70 anni fa la sua prerogativa principale (la repubblica) non si sa. Certo è che la tradizione del PRI nasce molto tempo fa grazie ad un certo Giuseppe Mazzini. E si sa anche che già dal 1873 iniziarono le riunioni di questo “movimento” che diventerà partito ufficialmente riconosciuto nel 1895. Non c’è dubbio sul fatto che il Partito Repubblicano Italiano abbia fatto la storia dell’Italia, prima monarchica e poi appunto repubblicana. Il suo apporto è stato, in termini di proposte di legge o di presidenti del consiglio, assolutamente non irrilevante. Ugo La Malfa ricoprì nel corso dei governi Fanfani e Moro degli incarichi ministeriali di primo livello, mentre Spadolini divenne persino il primo capo del governo non democristiano in merito all’alleanza con la Dc. Ma dove si è collocato il PRI nel corso della sua storia?

 

E’ logico pensare che, per via degli ideali dei suoi “padri ispiratori”, il Partito si sia sempre collocato a sinistra in quanto Mazzini, Garibaldi e Saffi non avevano assolutamente niente a che vedere con la tradizione liberale del Regno d’Italia. Come già detto, dopo la caduta della monarchia il partito si spostò decisamente verso la Democrazia Cristiana, l’unica in grado di mantenere una forma repubblicana scongiurando il pericolo di una (finta) rivoluzione proletaria sul modello russo. Da lì, si giunge all’entrata in quasi tutti i governi fino alla caduta della Prima Repubblica, aderendo anche al Pentapartito ed attestandosi regolarmente su percentuali di voti vicine al 7/8 %. Dopo Tangentopoli inizia la diaspora riguardo ad un partito che però non si sciolse mai, diversamente da quello socialista. I repubblicani di Giorgio La Malfa, figlio di Ugo, si spaccarono in quanto non era più vantaggioso rimanere iscritti ad un partito in profonda crisi. Denis Verdini si spostò decisamente verso il blocco liberale, mentre moltissimi altri si collocarono a sinistra. Ma il Partito Repubblicano resisteva allo scandalo ed era pronto per iniziare una lenta ricostruzione.

 

Inizialmente si schiera nell’Ulivo a sostegno di Romano Prodi. I risultati sono discreti, riuscendo sempre ad eleggere uno o due deputati o senatori, tra cui Luciana Sbarbati. Dopo la caduta del governo di centro-sinistra nel 2001, il PRI aderisce senza indugi al blocco liberale della Casa Della Libertà. Questa scelta dimostra come questo partito, soprattutto nei suoi ultimi anni, abbia profondamente tradito le attese mazziniane per spostarsi verso un più moderato polo liberale che però non ha niente a che vedere con la storia repubblicana del movimento. Dall’insediamento del governo Monti è presente nell’esecutivo anche Gianfranco Polillo, vicepresidente del Partito. Altro nome chiave di questo movimento è Francesco Nucara, segretario PRI eletto nelle file del Pdl, ricordato soprattutto per aver votato la sfiducia all’ex premier Berlusconi in occasione delle dimissioni del Cavaliere.

 

La domanda che appare scontata è: ma quale è l’obiettivo di un partito che ha già ottenuto le rivendicazioni massime? Come si sciolgono i comitati referendari dopo le votazioni, così dovrebbe essere successo al Partito. Ma la tradizione è continuata. Purtroppo, perchè ha profondamente tradito gli ideali costituenti: un partito collocato a sinistra, difensore strenuo della repubblica e laico. E’ entrato invece nella sfera politica della Democrazia Cristiana e poi si è spostato verso un riformismo liberale. Chi saprà risolvere questo mistero?

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