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Quando la Resistenza Cattolica al Duce cade nell’oblio

 

In ricorrenza di feste istituzionali come quella del 2 giugno o del 25 aprile, il pensiero va spesso a coloro che hanno dedicato la vita per salvare e liberare il nostro paese. Per antonomasia pensiamo immediatamente alla Seconda Guerra Mondiale, l’unica guerra moderna in cui l’Italia è stata interamente (o quasi) occupata da potenze straniere, naziste o americane che fossero. E se invece chiedessi chi sono stati i liberatori, o i simboli dell’amor patriottico italiano? Subito si pensa ai partigiani perchè furono gli unici pronti, insieme chiaramente all’esercito regolare statunitense alleato, a dar vita ad azioni di disturbo e di sabotaggio molto importanti. Raramente si ricorda un altro tipo di resistenza, una resistenza che raramente era fatta con le armi ma con le parole: quella della Chiesa Cattolica.

 

Distinguiamo per cominciare la Chiesa Cattolica (intendendo anche la Fuci e l’Azione Cattolica) e le bande di partigiani “bianchi” che faticavano a riconoscersi nel modello anticlericale mostrato da Josip Stalin nell’Urss. Nell’ultimo caso le battaglie e le sparatorie erano all’ordine del giorno, nel primo era rarissimo vedere spari. Si usavano le parole per persuadere. O si partecipava a numerosi atti eroici o piccole azioni sovversive. Il tutto però senza dimenticarsi il comandamento principale “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”, quindi senza uccisioni o torture di cui invece i partigiani “rossi” si sono macchiati. La protesta della gerarchia ecclesiastica, e soprattutto delle associazioni da essa dipendenti, fu silenziosa e muta. Ma ciò che non si vede non è per forza di cose negativo.

 

Fin dagli albori del fascismo, la Chiesa ha sempre assunto una posizione negativa nei confronti di Benito Mussolini e del suo partito. Don Luigi Sturzo, fondatore del “Partito Popolare Italiano” nel 1919, vedeva nell’uomo di Dovia di Predappio un violento, sovversivo, contrario alle rivendicazioni agrarie della piccola classe contadina, in cui i popolari trovavano un serbatoio inesauribili di voti. La frattura sembrava sanarsi con i Patti Lateranensi del 1929, in cui si riconoscevano alla Chiesa Cattolica molti privilegi in cambio di una garanzia di vigilanza sull’Azione Cattolica. Ma perchè?

 

Dobbiamo vedere il fascismo come una forma politica che per sua natura non ammette contropoteri. La mafia, oggi egemone nel Sud Italia, con il fascismo subì un durissimo colpo diventando organismo di secondo piano fino alla liberazione anglo-americana in Sicilia. Lo stesso sarebbe dovuto accadere con la Chiesa Cattolica, ma il rapporto fu molto più travagliato di quello accondiscendente che trovò Adolf Hitler con la Chiesa Protestante. Difficilmente il Papa e gli organi ecclesiali lasciano il loro potere ad altri, e fecero lo stesso anche nel ventennio fascista. Mussolini tentò in tutti i modi di eliminare i due ultimi poteri (Chiesa e Re, anche se quest’ultimo lo sostenne fino alla sua destituzione) che gli impedivano di costruire un totalitarismo perfetto come nel Terzo Reich, ma non ci riuscì mai completamente. Le Azioni Cattoliche mantenevano una grande autonomia soprattutto dal punto di vista associazionistico e potevano dibattere di numerosi temi. Il salto da fede e religione a politica è però brevissimo. Non a caso molto spesso i cattolici riunitisi nelle varie associazioni si trovavano a trattare di politica e amministrazione statale, ovviamente criticando il Duce. Creando una “palestra” fondamentale per la futura politica repubblicana. Non va dimenticato che, alla fine della guerra, gli esponenti AC erano gli unici in grado di prendere in mano le sorti dell’Italia dopo un ventennio di paralisi totalitaria. In quest’ottica vanno visti i tentativi di Mussolini di eliminare l’associazionismo cattolico, per fortuna tutti falliti.

 

Durante la Seconda Guerra Mondiale è quindi logico pensare che numerosi preti si arruolarono in brigate partigiane, senza chiaramente mai combattere in prima persona. Personaggi come don Aldo Moretti, don Giuseppe Morosini e padre Ettore Accorsi sono passati alla storia come i simboli di questa resistenza cattolica, unitasi alla passività dei laici nelle grandi città nei confronti delle mobilitazioni nazi-fasciste. In brevissimo tempo uno stato intero, grazie ai proclami dei parroci locali, si trovava contro il fascismo. E si unì alle armate partigiane di ispirazione sovietica per combattere il fascismo.

 

La resistenza cattolica fu certamente fondamentale per la salvezza dell’Italia in quanto mostrava sempre un “secondo potere” da opporre a quello dilagante di Mussolini. Ma è stato anche il primo ad essere dimenticato. A scuola, eccezion fatta per l’opera di qualche coraggioso insegnante, la Resistenza Cattolica è raramente citata. Il motivo è difficile da comprendere, forse perchè ciò che non si vede si dimentica subito. I preti ovviamente pacifisti non potevano quasi mai agire in prima linea. Anche se a volte occorrerebbe ricordarsi che, come dice il Piccolo Principe, “l’essenziale è invisibile agli occhi”.

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