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Università: aumenti delle tasse universitarie in vista?

Nell’ultimo Consiglio dei ministri. il governo Monti ha approvato i decreti attuativi della legge Gelmini numero 436 e 437.

Questi due decreti attuativi hanno la finalità di concedere agli atenei l’aumento delle tasse universitarie al fine di finanziare il diritto allo studio e assumere nuovo personale.

Il decreto 436 prevede l’aumento delle tasse studentesche sul diritto allo studio, oggi pari a 93,5 euro in media, domani a 160 euro, viene inoltre concessa la possibilità alle regioni di alzare le tasse fino ad un massimo di 200 euro, oggi in alcune regioni del nostro paese le tasse sono ben al di sotto dei 100 euro e solamente 3 regioni hanno tasse superiori ai 120 euro, tassa minima prevista dal nuovo decreto. Lo scrive il blog Rete della conoscenza.

Per quanto riguarda il decreto 437, invece, esso prevede che per assumere un docente, un ricercatore o un tecnico di laboratorio si dovranno alzare le tasse agli studenti. Infatti è stato modificato il vecchio regolamento imposto dal ministro Gelmini, legando così le assunzioni negli atenei agli aumenti delle tasse. In base a ciò, ben 37 atenei per assumere avranno bisogno di aumentare le tasse.

Diminuendo i fondi che lo stato destina al diritto allo studio, le università si trovano costrette ad aumentare le tasse degli studenti per coprire il buco, creando un numero sempre maggiore di studenti idonei alla borsa di studio, ma non beneficiari. Ma non è tutto. Spesso a beneficiare della borsa di studio sono i figli di genitori che dichiarano un reddito bassissimo e poi possiedono Porsche o altre auto costose, oppure si permettono vacanze in luoghi esotici. Come ce la fanno con un reddito dichiarato così basso??

Inoltre, come spiegano i senatori Rita Levi-Montalcini e Ignazio Marino, sarebbe in programma l’eliminazione anche del progetto che ha permesso di assegnare finanziamenti per circa mezzo milione di euro ciascuno a più di cento programmi di ricerca. Con questo provvedimento si è potuto affidare la valutazione ai giovani ricercatori, stranieri compresi, svincolati da cordate e blocchi di potere. Marino ha presentato un emendamento per cancellare la nuova norma, e minaccia di non votare il testo del governo. Anche Rita Levi Montalcini non l’ha persa bene: “Eravamo riusciti con immane fatica a inserire una norma (nel 2007, ndr) che ci avvicinava alla comunità scientifica internazionale e ora vogliamo abolirla? Così l’accesso ai finanziamenti sarà di nuovo possibile solo a chi ha le giuste amicizie e non la necessaria preparazione acquisita in anni di studio, magari negli scantinati di qualche facoltà per pochi euro”.

Insomma, sempre meno attenzione alla formazione universitaria, al futuro dei giovani e alla ricerca. Eppure ce lo insegna anche la tradizione popolare: anche in tempo di carestia, il contadino non risparmia sulla semenza dell’anno successivo…

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Commenti (4)

  • Tatiana Mora

    Grazie di averci aperto gli occhi ancora una volta su questo nostro triste destino di giovani universitari.
    Sarebbe il momento di unirsi,ragazzi, e fare qualcosa. Così non si può continuare. Siamo sempre in coda rispetto ai nostri colleghi europei…

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    • Francesco Tegani

      Ormai non ho più nulla da dire sulle università, sono allo sfacelo in Italia. E oltre a questo problema di gestione politica della ricerca e della formazione, le facoltà delle lobbies sono a numero chiuso per garantire il lavoro agli iscritti. Le altre facoltà sono a numero aperto per avere un buon introito di denaro dalle iscrizioni. Non importa se poi gli iscritti finiranno su una strada.

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  • davide boldrin

    Pago 2200€ di università all’anno, pubblica. Non aggiungo altro…ma c’è da ritenersi fortunati perchè in paesi come Inghilterra, USA le rate universitarie partono dai 6000€ annuali fino ad arrivare anche a 20-30000dollari in uni prestigiose. All’estero è difficilissimo ottenere delle borse di studio qui le distribuiscono come il pane senza fare molti controlli purtroppo e questo va a discapito di chi paga regolarmente le tasse e magari ha anche meno disponbilità economica.

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